Ancora pochi mesi e la chiesa di Santa Maria della Speranza, ad Olmo, sarà completata. I lavori per la realizzazione del nuovo complesso, infatti, procedono velocemente, muovendosi tra la collocazione di pregevoli opere pittoriche e la creazione di strutture innovative.
Tra le tante sculture che arricchiranno la chiesa di Santa Maria della Speranza ci sarà anche un crocifisso di legno donato alla parrocchia dall'arcivescovo Giuseppe Chiaretti.
Si tratta di un'opera realizzata dal maestro Luca Santanicchia, scolpita su tiglio chiaro. Gli anelli concentrici del legno sono ancora visibili, segno, come spiega lo stesso autore del crocifisso, della trasfigurazione e resurrezione del Cristo.
Il crocifisso verrà posto sopra l'altare, sarà alto circa 140 cm e, con la croce retrostante, arriverà a circa due metri e mezzo.
Il capo chino del Cristo è orientato verso sinistra, le mani forti e serrate a simboleggiare l'accoglienza della sofferenza.
L'opera ha riferimenti che abbracciano l'arte romanica, l'arte iconografica e la tradizione figurativa del 1.400.
Notevole la soddisfazione del parroco, don Fabio Quaresima, per l'opera che Chiaretti donerà alla chiesa di Olmo.
"Il crocifisso che campeggerà sulla nostra nuova chiesa - spiega il sacerdote sulle colonne del giornale parrocchiale, distribuito a tutte le famiglie della zona - darà senso e anche visibilità al mistero di redenzione che si compie ogni volta che celebreremo l'eucarestia.
La morte di Gesù è infatti rappresentata nell'opera dal cuore trafitto e dal segno dei chiodi, e la sua resurrezione, che ha sconfitto ogni morte, è resa a tutti visibile dalla corona senza spine e dalla croce, entrambe decorate con segni dorati.
Il capo del Cristo morente è rivolto verso i lontani dalla fede e dal suo amore, verso i pagani, verso coloro che lo hanno crocifisso.
Lui ci ha capito - spiega ancora don Fabio Quaresima - tutto è passato per la sua morte, in Lui tutto è risorto.
Sul suo capo sono segnate tutte le tribù dell'antico popolo di Dio. L'andamento e la venatura lignea, inoltre, esprimono la verità intima di ciò che è dentro e ciò che è fuori del Cristo, senza artefazioni pittoriche, perché Gesù è venuto sulla terra senza finzioni.
Un pensiero di gratitudine - conclude il parroco dal giornalino "In cammino" - va certo all'autore dell'opera d'arte, ma il ringraziamento più grande è per l'arcivescovo che ci ha fatto un dono tanto importante e tanto denso di significati."
e per la chiesa di Olmo, ora, restano da fare pavimenti, massetti, finestre, porte e impianti elettrici
Corriere dell'Umbria Martedì 6 Gennaio 2009

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