giovedì 8 gennaio 2009

La Tradizione del Merletto in Umbria: Il Filet a modano di San Feliciano

Storia
Trae origine dall'arte della confezione delle reti da pesca, tipica delle zone lacustri: le donne dei pescatori, addette al rammendo delle reti, perfezionarono la tecnica creando una rete, con l'ausilio del "modano[1]", come supporto per il ricamo. e' proprio nella zona del Lago Trasimeno che si afferma l'arte della rete ricamata, essendo la pesca, fino a qualche decennio fa, l'attività economica prevalente; ed in particolare essendo presente a San Feliciano la più numerosa popolazione di pescatori. Rilanciata da Adriana Cesaroni nei primi anni del Novecento, oggi la lavorazione del filet è riscoperta e trasmessa con appositi corsi da Giovanna Ferri, insegnante della pro loco San Feliciano. Tecnica Nascendo come strumento di lavoro per la pesca, la rete veniva originariamente confezionata con filati ruvidi e di poco pregio e con strumenti di legno chiamati "nnolbi" e "achelle", ovvero modani ed aghi. Quando la preparazione della rete si è raffinata, come supporto per il ricamo, si sono impiegati filati più pregiati e strumenti più moderni, ma si continua ad utilizzare materiale autoctono come le canne palustri, come misura per l'ampiezza delle maglie. La rete si esegue con il modano e le cannine, e viene successivamente ricamata a punto tela. Fasi di lavorazione: Il punto di partenza per la lavorazione della rete è la creazione di un'asola che va poi fissata ad un supporto fisso; si annodano all'asola due nuove maglie fissate da nodi e si procede di seguito fino alla dimensione desiderata. L'esecuzione dei nodi avviene con l'aiuto del modano e delle canne palustri per determinare la grandezza delle maglie. Per chiudere e terminare il lavoro si procede a ritroso, diminuendo man mano il numero delle maglie, fino ad ottenere un'unica maglia finale, speculare alla prima. Si ottiene così la rete , che va poi tesa ad un apposito telaio di legno per essere ricamata a punto tela. Il modano è
"una specie di ago lungo e grosso generalmente di metallo, munito alle due estremità di una cruna aperta. Sotto una di queste crune vi è un forellino nel quale si introduce il filo che viene poi fermato con un nodino e avvolto sull'ago attraverso le due crune. Questi aghi sono di varie grossezze, secondo il lavoro che si vuole eseguire e di diverse qualità, in acciaio, in legno in osso"
dal Manuale Del Cucito e Del Ricamo edizione Cucirini Cantoni Coats, Milano, IV ed. 1980

Mauro Branda - Anna Lisa Piccioni
Regione Umbria

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