Il titolo dell'ordine del giorno è criptico:
"Regolamento sull'autonomia funzionale ed organizzativa del Consiglio Comunale."
Detto così, potrebbe sembrare qualcosa di innocuo. Anzi, una serie di regole per conferire più dignità all'assise di Palazzo dei Priori. Certamente se ne saprà di più dopo domani, quando la pratica sbarcherà in quarta commissione consiliare (Affari istituzionali). In realtà si tratterebbe dello sdoganamento di una serie di "privilegi" e benefit a favore degli apicali della massima assise perugina. Quali? Un ufficio ad hoc per ogni presidente di commissione. Più telefono, fax e computer. Con tanto di ficus aziendale e poltrona in pelle umana? Ci manca poco. Ma non finisce qui: il presidente del consiglio avrà la facoltà di far assumere lui, con apposito placet sugli atti dirigenziali, il personale di segreteria (non quello della macchina comunale, ossia la segreteria del consiglio, ma proprio gli assistenti personali, ndr) e di disporre direttamente dei compiti di ognuno.
Per crearsi quasi un mini-esecutivo. E infine l'ultima chicca, la più gustosa: il consiglio comunale avrà la possibilità di avere un proprio fondo cassa con tanto di bilancio autonomo. Nel regolamento si assicura che non ci sarà alcuno sforamento delle spese rispetto al budget stabilito sino ad ora: si tratta - sarebbe questa la ratio - di un istituto per rendere più autonomo il consiglio stesso. Il presidente, ovverosia, non dovrà più passare per le spese di rappresentanza per il lasciapassare dei dirigenti. In base alle norme di cui sopra, potrebbe essere dotato anche di apposita carta magnetica. Nella stesura del documento, a otto mani, compresa l'opposizione - i due "saggi" Pino Sbrenna (Pdl), Pier Luigi Neri (Pdci), la presidente della quarta commissione Tiziana Capaldini e il presidente Alessandro Mariucci - è avvenuta nei mesi scorsi.
E non è stato facile. Tutto liscio invece sul fronte del consenso da parte dei consiglieri: il grande potere in più conferito al consesso, mette d'accordo le coalizioni. I problemi ci sono stati per la "consulenza" chiesta all'assessore ai Beni culturali e all'università Giovanni Tarantini, noto giurista, che inizialmente ha anche collaborato per dare le dritte giuste sul fronte del rispetto delle leggi nazionali e del medesimo statuto comunale. Senonché, secondo indiscrezioni, il sindaco, avendolo saputo, avrebbe subito bloccato il tutto. In effetti, se il consiglio comunale autonomo vuole essere, dovrebbe - potrebbero essere stati questi gli intendimenti del primo cittadino - autonomamente riformare il regolamento senza ricorrere ad aiuti esterni. Rumors incontrollati vedrebbero questo atto come una sorta di ripicca da parte di consiglieri "delusi" (e non c'è riferimento agli estensori testè citati) che avrebbero aspirato ad incarichi di giunta. Per dovere di cronaca va riportato un commento, espresso a mo' di battuta in una delle riunioni di lavoro sulla riforma, che ha fatto riferimento al consiglio comunale di Roma e all'ipotesi che anche a Perugia si possano istituire le auto blu per i capigruppo e lo stesso vertice del Palazzo. Una battuta, beninteso, ma c'è chi dice che dietro l'ironia spesso si nasconde la verità. Tutto lecito per carità, tutto contenuto anzi prescritto dallo statuto della città. All'articolo 33, alla voce "competenze del consiglio", v'è scritto:
"Il Consiglio Comunale, dotato di autonomia funzionale ed organizzativa, rappresenta la collettività comunale, determina l'indirizzo politico-amministrativo, sociale ed economico del Comune e ne controlla l'attuazione."
E ancora, comma 3,
"esercita l'autonomia finanziaria e la potestà regolamentare, nell'ambito delle leggi e del coordinamento della finanza pubblica"
Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Domenica 28 Febbraio 2010

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