Studentesse in vendita sul web

Lo fanno per assoluta necessità: di frequente sono i conti in famiglia che non tornano a spingere una donna, o una giovane ragazza, a intraprendere la “carriera” della prostituta.
Loro, figlie irreprensibili o madri insospettabili, per sbarcare il lunario decidono di mettere in vendita ciò che di più personale la natura ha dato loro: il corpo.

Cambiano nome, si inventano una nuova identità per non rendersi riconoscibili, spesso fanno una vera e propria doppia vita per cercare di preservare affetti, figli, compagni e genitori.
Di giorno inforcano gli occhiali e si mettono i libri sotto braccio, di notte indossano la giarrettiera e scoprono centimetri di pelle per attrarre i potenziali clienti.
Il canale preferito da questa nuova schiera di lucciole, schiave più della crisi che del racket, è internet: nel cyberspazio si incontrano domanda e offerta, ancor prima che i corpi.

Giovani ragazze si pubblicizzano anche a Perugia e comunque un po' in tutta l'Umbria, mettono in bella mostra le loro grazie, lasciano il loro numero di telefono “per un rapido contatto”, come è scritto negli annunci. Se nella vita di tutti i giorni, quella che non è illuminata dalle luci rosse, capita che siano studentesse, lo scrivono in modo altrettanto esplicito.

Chissà, forse per stimolare i sordidi appetiti sessuali di clienti che magari vogliono ripulirsi la coscienza sperando, in un certo modo, di fare “beneficenza” a ragazze in difficoltà, che senza nemmeno accorgersene entrano in un mondo più grande di loro.
E certamente più sporco. Sono queste le nuove frontiere del sesso a pagamento, quelle che uniscono il potenzialità telematico della “rete”, Internet e via chattando, con il fascino eterno che un simile mestiere continua ad esercitare sulla clientela.

La Nazione Mercoledì 19 Marzo 2014

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