Appaltopoli Perugia

E’ la sindrome della nave che affonda. Ognuno per sé e Dio per tutti.
Dopo ventitre giorni di privazione della libertà e soprattutto di rischio che le proprie aziende saltino e falliscano, qualcuno, tra gli imprenditori, comincia a parlare. Soprattutto coloro che sono stati accusati di corruzione per uno o due episodi, che si ritengono in posizione marginale nell’inchiesta “Quattro ganasse”, hanno aperto le prime crepe.
Hanno fatto sapere di essere disposti ad essere interrogati dal pubblico ministero Manuela Comodi. E di fronte a lei hanno confessato di aver pagato somme “per poter lavorare”. Indicando, insomma, l’ipotesi della concussione e rigettando quella della corruzione (che coinvolge sia il corrotto sia il corruttore).
Pare che abbiano esplicitato anche i nomi di coloro che avrebbero preteso i pagamenti. Tra coloro che hanno scelto la strada della “collaborazione fattiva” con la magistratura anche uno dei grandi costruttori che avrebbe ammesso di aver versato ad un funzionario della Provincia, in tre occasioni, una somma complessiva, tra i 15mila e i 20mila euro.
E’ molto probabile che quella del pm di chiedere e di ottenere gli arresti per trentacinque persone, sia stata proprio una strategia ben precisa e mirata per ottenere riscontri rispetto alla gran molte di materiale proveniente dalle intercettazioni, in maniera per nulla equivoca.
Da quello che si evince dalle indiscrezioni che filtrano il magistrato inquirente e gli investigatori (la squadra mobile e lo Sco della polizia di Stato) hanno in mano materiale probatorio a iosa per la turbativa d’incanto.
L’aver trovato elementi probatori per la concussione, con gli interrogatori delle ultime ore, mette al riparo l’impianto accusatorio da ogni problema.
Adesso, semmai, bisognerà verificare quale tipo di atteggiamento terranno gli indagati, diciamo così, maggiori, quelli raggiunti dall’ipotesi di associazione per delinquere. Alzeranno “bandiera bianca” affidandosi alla clemenza della corte o continueranno sulla negativa? L’inchiesta, comunque, non è finita. Anzi, secondo molti segni, è appena all’inizio.
Soprattutto per alcuni filoni come quello della Rupe di Massa Martana, dell’Anas, del “nodo di Perugia”. E non è escluso, anzi è molto probabile, che stia maturando una seconda ondata, dopo lo tsunami del 12 giugno. Magistrati e avvocati attendono che il tribunale del riesame (i tre collegi che hanno affrontato il problema della libertà degli indagati) depositi le motivazioni.
Solo in questo modo infatti si potranno capire le ragioni di certi “no” alla remissione in libertà o, al contrario, di certi “sì”, alcuni dei quali arrivati, per così dire, a sorpresa per decidere l’eventuale ricorso per Cassazione. Particolarmente attesa la decisione del gip Claudia Matteini che deve esprimersi sulla richiesta della procura della interdizione delle quattro società coinvolte (Tecnostrade, Ediltevere, Appalti Lazio e Seas) a contrarre con la pubblica amministrazione. Le difese hanno constrastato con molto vigore una simile eventualità che rischia di far finire sul lastrico realtà imprenditoriali importanti nel mondo economico e sociale della nostra regione.

Elio Clero Bertoldi dal Corriere dell'Umbria

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