Non sono molte le regioni italiane che hanno la possibilità di godere dell'opera lirica.
A parte le grandi metropoli e alcune città, come Verona e Macerata, che hanno la fortuna di avere degli enti lirici , le altre debbono accontentarsi di qualche sporadica produzione zoppicante proveniente dall'est e di associazioni benemerite che ogni tanto organizzano "trasferte" nei teatri più vicini. L'Umbria, con il Teatro Lirico Sperimentale, è una privilegiata e non è detto che ne sia del tutto consapevole, anche se da alcuni anni la Stagione sta andando bene, compresa la minitournée per alcuni teatri del territorio.
Quest'anno per esempio tutte le proposte del Lirico sono state di altissimo livello, sia nella messinscena, sia nella regia, sia nel cast artistico.
A cominciare da un drammatico "Rigoletto", seguito dal comico "Don Falcone" per finire con una brillante "Cenerentola", con la regia di Alessio Pizzech, che provenendo dal mondo del teatro presta grande attenzione alla recitazione dei cantanti. "Cenerentola", con la coinvolgente musica rossiniana ed il modernissimo libretto di Jacopo Ferretti da Perrault proprio in questi giorni gira per i teatri umbri. Due repliche al Morlacchi di Perugia, una al Lyrick di Assisi, questa sera a Todi, poi domani a Terni e dopodomani a Città di Castello. Un'occasione per chi ama la lirica per constatare de visu il grande salto qualitativo fatto in questi ultimi anni dal Lirico. C'è una grande cura nella scenografia, nei costumi, nella regia.
L'orchestra di giovani musicisti ben diretti da Giuseppe La Malfa strappa battimani a scena aperta così come il coro di Andrea Amarante (divertente l'idea di travestire tre coristi da dame di corte del Principe in linea con tutta l'opera dove il travestimento è alla base dell'impianto della favola rivisitata). Un gruppetto di cantanti che, come è noto, provengono tutti dal Concorso dello Sperimentale. si è alternato nelle varie repliche: tre Cenerentole, due Don Ramiro, tre Dandini e così via. Fissi invece i due omaggi alla Commedia dell'Arte, i silenziosi ma onnipresenti in scena Arlecchino (Francesco Wolf) e Colombina (Irene Lepore) utilissimi deus ex machina per la scena della carrozza, della torta nuziale, del temporale.
E' impossibile dare un giudizio su tutti gli artisti ma l'imprinting del Lirico è ormai una garanzia di qualità. Come una garanzia sembra essere la fantasia e l'inventiva del giovane Pizzech, già sperimentata nel Rigoletto con le bambole di gomma e il coro-branco dei cortigiani, che in Cenerentola ha impresso un movimento elevato ai personaggi, molto in sintonia con la musica di Rossini, con un gusto particolare per il moto perpetuo delle due sorellastre intorno al Principe. Divertente l'intreccio di corde a simboleggiare i legami di sangue e di affetti, l'abito da ballo che scende dall'alto, la vasca da bagno con tanto di bolle di sapone, la soluzione della pedana tonda centrale rotante, a volte cucina, regno di Cenerentola, a volte sala di un trono che sul finale diventa sdraio per i due innamorati.

Anna Lia Sabelli Fioretti

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