Le nuove truffe navigano via Internet. Vittime inconsapevoli sono gli utenti del web che vengono raggirati con sofisticati trabocchetti che mirano a prosciugare i conti correnti.
Come è accaduto nei giorni scorsi, quando la polizia postale e la guardia di Finanza, dopo mesi di indagine, hanno arresto due coniugi, accusati di aver truffati aziende di tutte Italia, attraverso il sito Pagine.it.
Un modo per imbrogliare che è in forte espansione, tanto che la polizia postale e delle telecomunicazioni di Perugia ha registrato negli ultimi tempi un incremento di casi e segnalazioni.
In sei mesi solo in provincia di Perugia erano sono denunciate 315 persone, effettuati 4 arresti, mentre sono 650 le persone oggetto di indagine in corso.
A Terni gli indagati sono 135 e 300 le indagine avviate. Risale invece a qualche mese fa la vicenda di 33 truffatori arrestati per aver addebitato ad ignari titolari di contratti telefonici, numerosi scatti e connessioni che facevano lievitare le bollette a beneficio di alcuni "centri servizi" gestiti da loro stessi.
La truffa delle bollette "pazze" era gestita da un "boss" con numerosi precedenti, a cui facevano capo due strutture parallele: una era relativa ai centri servizi, titolari di numerazioni a valore aggiunto come l' 899, l'altra ai "telefonisti".
Questi ultimi operavano in due modi, ovvero intervenendo su centrali telefoniche della Telecom, violandole e collegando apparecchiature meccaniche ed elettroniche allo scopo di addebitare scatti telefonici a ignari cittadini.
Questi scatti confluivano poi a vantaggio di numerazioni del tipo 899 intestate ai complici. In gergo tecnico si chiama con un curioso nome: "phisher", ma in pratica è un bieco autore di truffe via internet.
Come un ingegnere perugino di 27 anni, al lavoro in un'azienda di Petrignano di Assisi, che arrotondava lo stipendio così, truffando i malcapitati tramite e-mail.
I truffati erano gli utenti della filiale di una banca di Petrignano, ai quali l'ingegnere perugino, dopo avere aperto un conto on-line con la stessa banca, copiava i codici di accesso ai conti correnti e li trasformava in bonifici bancari a suo favore.
Le somme prelevate si aggiravano sui 3.000 euro, ma il truffatore è riuscito a farla franca per un anno, finché venne scoperto dai carabinieri di Petrignano a conclusione di una delicata indagine su frodi informatiche, attraverso le tradizionali "catene di Sant'Antonio": l'ingegnere prelevava denaro negli altrui conti correnti, li versava come bonifici a suo favore e li riversava, poi, in altri conti correnti, ricavandone una percentuale di guadagno dell'8%.
La catena finiva sempre in Finlandia, nel conto on-line del complice ancora non identificato dai carabinieri.
Il truffatore perugino è stato denunciato, sequestrati il suo computer, alcuni appunti e i testi delle e-mail.
L'ultima truffa, invece, partiva da Ponte San Giovanni e arrivava in tutta Italia e consisteva, sostanzialmente, nell'inviare fatture per pubblicità on-line mai richieste inviate a decine di imprenditori e minacce di azioni legali in caso di insolvenza.
Erano gli strumenti che secondo la polizia postale e la guardia di finanza di Perugia marito e moglie utilizzavano attraverso la società Pagineit.
A loro carico sono state eseguite ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, anche tentata, all'estorsione e all'evasione fiscale.
Sei collaboratori della coppia sono stati invece indagati a piede libero per gli stessi reati. Un intervento che non è stato gradito, tanto che un inviato delle Iene, Mauro Casciari, che stava registrando il servizio davanti alla sede di Ponte San Giovanni, è stato picchiato da un uomo che è uscito dalla sede dell'azienda.
La puntata in cui in pestaggio verrà mandato in onda è programmata per il 20 settembre, alla ripresa del programma.
L'operazione, Araba Fenice 2, è stata coordinata dalla procura perugina e ha portato agli arresti domiciliari Maria Angela Maltecca, 55 anni, mentre il marito, Fiorenzo Moroso, 56 anni.
Secondo gli investigatori i due, pur non comparendo nell'organico dell'azienda, ne erano amministratore e gestore.
Dalle indagini delle fiamme gialle della compagnia perugina e della polposta Pagineit inviava alle aziende una presentazione dei servizi pubblicitari offerti in rete, insieme all'annuncio di una offerta promozionale, l'inserimento gratuito dei loro dati in alcuni portali.
Con la richiesta di segnalare all'ufficio clienti se non fossero state interessate al servizio. Successivamente le stesse aziende - ritengono gli inquirenti - venivano contattate dal call-center di Pagineit, che ha sede a Perugia, per avere conferma dei dati aziendali.
Quindi ricevevano una fattura di 291 euro come corrispettivo del servizio, in realtà - secondo l'accusa - mai richiesto.
In caso di mancato saldo, le aziende venivano ricontattate con solleciti di pagamento e minacce di azioni legali in caso di insolvenza.
Un presunto meccanismo illecito nel quale sono finiti numerosi imprenditori operanti in varie zone d'Italia.
A oggi sono centinaia gli esposti al vaglio della polizia postale e della guardia di finanza secondo i quali le denunce potrebbero salire anche a un migliaio.
Disposto il sequestro delle apparecchiature utilizzate nei call-center di Perugia, Pescara e Massa Martana, nonchè delle linee telefoniche, del sito Pagineit e delle altre pagine web a esso riconducibili ma anche di conti correnti e postali facenti capo alla società che, secondo gli investigatori, venivano svuotati periodicamente.
Guardia di Finanza e polizia postale hanno accertato l'emissione di fatture per un importo di circa due milioni e 800 mila euro, la maggior parte delle quali mai contabilizzate.
Gli stessi coniugi in passato sono stati interessati da un procedimento penale per una vicenda simile.
di Claudio Bianciardi
Il Messaggero Domenica 12 Luglio 2009

0 commenti

Posta un commento

Altre News su Perugia Notizie

News della Provincia di Terni

Offerte di lavoro a Perugia e Provincia

Ultimi commenti su Perugia Notizie