Una seduta fiume. Dalle 10 di mattina alle 15 e 30 del pomeriggio. Mai accaduto prima, o almeno mai accaduto nell'Era-Bistoni, dicono. Comunque, consiglieri estenuati dal forcing e senza nemmeno un panino a consolarli, i conti accademici passano. Una vera corsa ieri, così a pochi giorni dalla scadenza naturale del cda, il 31 ottobre. Tant'è: il consiglio di amministrazione dell'Università di Perugia approva il bilancio di previsione 2011 e quello triennale 2011-2013. Entrambi confermati nel rigore estremo. Tagli su tutto e incertezza su tutto. Ma emerge un fatto nuovo. Per pareggiare il 2011, Palazzo Murena aliena diversi beni. Obiettivo: incassare circa 4 milioni. Da palazzi, appartamenti, terreni. Sia chiaro: beni non utilizzati a fini accademici. Però costosi, molto, nella manutenzione. Idem per i terreni. Agricoli, seminativi e alberati.
E, in generale, interessanti per i confinanti più che per l'Accademia stessa. Di cosa si tratta? Non è ufficiale, nessuna data e indicazione precisa sui beni individuati, ma l'attenzione si sarebbe indirizzata verso Palazzo Ciuffelli, edificio storico nel centro di Todi; verso Casa Sant'Ubaldo a Gubbio, altro edificio di prestigio vicino Palazzo dei Consoli; cui si aggiungerebbero la Foresteria in viale Pellini a Perugia, un altro appartamento in via Campo di Marte, sempre nel capoluogo regionale. Mentre per lo storico Palazzo Cesi di Acquasparta, molto prestigioso quanto costoso da mantenere, si sarebbe ipotizzato un comodato d'uso con il Comune. A lui l'onere di tenerlo come merita. Cioè molto, molto bene. Poi la vendita di terreni. A Casalina, nel Marscianese, alcuni angoli confinanti con proprietà interessate; nel Comune di Deruta e anche a Rieti, un pezzo di non rilevante interesse nel Centro appenninico del Terminillo. Ma in merito si attende conferma. Per il resto, nei bilanci, restano i tagli e le entrate di cui già si sapeva. Ricerca zero, borse varie zero, bloccata la chiamata in servizio di associati e ordinari, con 11 milioni residui nel 2011 per far funzionare tutto, ma proprio tutto. Un numero: 200mila euro alle 11 facoltà.
Non solo, a bilancio la chiusura pomeridiana due volte a settimana di tutte le sedi universitarie per risparmiare su riscaldamento e corrente elettrica. Queste le cifre globali: 275 milioni la previsione di bilancio per il 2011; 244 nel 2012; 247 l'anno dopo. Confermato il buio sui finanziamenti: ancora non si conosce il fondo ordinario del 2010 che arriva da Roma, figuriamoci quello del 2011. Per entrambi si possono solo calcolare le progressive decurtazioni, come da finanziaria. Se il 2011 viene chiuso in pareggio a prezzo di lacrime e sangue, il 2012 si annuncia epocale in quel senso. Il deserto dei tartari: fuori da qualsiasi logica gestionale, dice il bilancio. Tolte persino spese "normali" in tempi, appunto, normali. Ovvero: zero per telefonia, acqua, spese di pulizia, manutenzione degli edifici, mezzi di trasporto, libri e riviste, spese postali, commissioni di concorso, indennità varie, e persino per gli oneri da contenziosi. Cosa dire? Se il governo non blocca l'emorragia del fondo ordinario, se non accade qualcosa (un miracolo?) addio Università di Perugia. Chiude
Donatella Murtas
Corriere dell'Umbria Mercoledì 27 Ottobre 2010

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