Festa da marajà per Capossela

Lo sapevamo che sarebbe stata una festa. Magari non eravamo arrivati a pensare a cosa avesse architettato nello specifico Sergio Piazzoli per celebrare la grandezza del suo amico Vinicio Capossela, ma ognuno di noi mercoledì sera era entrato al teatro Morlacchi consapevole che non avrebbe assistito a un concerto qualsiasi. Ebbene, le attese non sono state tradite. Agli occhi di pochi distratti quella dell'altro ieri poteva anche sembrare nient'altro che l'ultima data del consueto mini-tour natalizio a cui Capossela ha da tempo abituato i suoi fan. Non fosse per un paio di elementi che non potevano che renderla unica. Innanzitutto, c'erano da festeggiare i vent'anni trascorsi dal primo disco del cantautore, All'una e trentacinque circa. Poi, c'era di mezzo la grande amicizia che lo lega a Sergio Piazzoli, patron della Musical Box, dagli albori della sua carriera. Doveva essere una festa, insomma, e festa è stata. Fin dall'inizio. Spente le luci, col teatro invaso dalle note di quel capolavoro immenso della musica del ventesimo secolo che è Lover, You Should've Come Over di Jeff Buckley, sul maxi-schermo calato dal soffitto ha preso forma un'immagine sgranata: due giovani uomini abbracciati che guardano verso l'obiettivo, due amici. Sergio e Vinicio, vent'anni fa o quasi. Poi, mentre la piccola sinfonia di Buckley procedeva e le foto si susseguivano sul telo, ecco la voce di Piazzoli, ecco il racconto della storia che ha reso indissolubile il legame tra Capossela e il suo "fratellone", e tra Capossela e la città stessa.
"Grazie Perugia per essere fatta esattamente come una torta nuziale, in cima alla quale stasera ho la fortuna di stare io"
, avrebbe detto lui tre ore più tardi, dopo un concerto splendido e sgangherato, fatto di pezzi non provati da chissà quanti anni, chicche, grandi classici e le surreali incursioni del mago Cristopher Wonder. Vecchi compagni di strada - Jimmy Villotti, Mirco Mariani, altri ancora - ad assecondare il suo genio e le sue nevrosi sul palco, un pubblico in adorazione, e poi ancora una sorpresa, Piazzoli che fa il suo ingresso al seguito di una torta accesa di candeline su cui lui, Vinicio, finisce per immergere, come in un rito d'auspicio e liberatorio, l'intera faccia. Poi, mentre la gente scivolava nel buio gelo di dicembre, la festa è continuata fino all'alba, tra carni argentine, bicchieri benevoli e musica, ancora musica, con Villotti che non la smetteva più di suonare, e gli amici di brindare, e le risa di riempire l'aria.
"Le notti memorabili sono quelle di cui il giorno dopo non ci si ricorda più niente"
, aveva sentenziato lui dal palco del Morlacchi. Non sempre, Vinicio. Ce ne sono alcune che fanno eccezione. Alcune come questa

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