Carlo Pagnotta, fondatore e direttore artistico di Umbria Jazz, è stato invitato al forum a rappresentare il grande evento musicale popolare ma per una improvvisa indisposizione è stato costretto a rinunciare all'incontro al Corriere. Un vero peccato perché il suo festival jazz, la manifestazione umbra più popolare e conosciuta in Italia e all'estero, è diventato il simbolo della cultura di qualità capace di dare risultati economici strabilianti. Da uno studio dell'Università di Perugia, pubblicato recentemente dal settimanale L'espresso, si è appreso che i 706,3 mila euro di contributo messi a disposizione dagli enti pubblici (500 mila sono della Regione, proprietaria del marchio) attivano una ricaduta di indotto di oltre 2 milioni e 270 mila euro. Esempio indiscutibile di cultura che produce ricchezza per il territorio in cui si svolge. Pagnotta, pur sofferente, non ha comunque rinunciato al dibattito ed ha risposto da casa, via cavo, a tre nostre domande. Quali sono stati i tagli pubblici ai contributi di Umbria jazz?
"Quelli fatti dal Ministero non ci riguardano perché noi, non avendo santi in paradiso, non abbiamo mai avuto sovvenzioni governative, tranne l'"una tantum" di 300mila euro due anni fa. Si vede che non ci sappiamo fare perché Giorgio Ferrara, molto più bravo di noi, l'anno scorso, nonostante i tagli, è riuscito ad avere subito i soldi per il Festival dei Due Mondi. Noi prendiamo 500mila euro dalla Regione, che sono stati confermati, mentre la Provincia sembra che quest'anno riprenderà di nuovo ad occuparsi di noi, grazie all'amministrazione Guasticchi. Staremo a vedere. Ci sono però brutte notizie provenienti dal Comune di Perugia anche se mi sembra ingiusto visto che la manifestazione si svolge nella città."
A fronte della riduzione dei contributi ci saranno meno concerti?
"i tagli verranno fatti sui concerti gratuiti non certo su quelli del Santa Giuliana. Non possiamo continuare a campare di rendita. Se questo è uno dei festival più importante d'Italia lo deve rimanere. Il Comune di Roma è pieno di debiti ma l'Auditorium seguita a fare grandi appuntamenti musicali. Ho visto che se qualche festival viene cancellato si tratta di un evento minore, ma le cose importanti vanno avanti. Viene detto sempre che Umbria Jazz è una priorità, allora ci si deve comportare di conseguenza."
Lei come pensa di superare questo momento di crisi?
"Ricordo che una ottantina di parlamentari umbri quando c'era da salvare, giustamente, il festival di Spoleto si sono messi tutti in fila, io spero che per Umbria jazz non ce ne sia bisogno."
(asf)
Corriere dell'Umbria Giovedì 9 Dicembre 2010

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