Cinquecento anni dopo Sergio Ragni dà un seguito a "La bisbetica domata". L'autore perugino con "Storia di una bisbetica" prosegue da dove Shakespeare si interrompe e va a mettere la penna su quella condizione femminile, che il Bardo aveva voluto denunciare proprio in una delle sue prime opere attraverso un testo che viene definito commedia ma ha, fra le pieghe di una scrittura particolarmente elaborata, tutta la drammaticità di una condizione di totale sottomissione della donna verso l'uomo, sia padre o marito.
Il testo di Sergio Ragni, nato in omaggio alla moglie Eleonora Mosconi che si è battuta e si batte tuttora per i diritti femminili, debutta in prima nazionale la sera di nella strada Romana di fronte a Palazzo della Penna secondo il calendario estivo del Comune di Perugia, in una "tregiorni" (fino a domenica) dedicata in modo specifico alla Città delle donne.
Il richiamo felliniano calza a pennello per entrare nelle pieghe dello spettacolo diretto da Ciro Masella, prodotto dalla Compagnia Utopia, e che vede in scena tre giovani attrici formatesi nelle scuole di teatro umbre: Caterina Fiocchetti, Marta Pellegrino e Mariangela Berazzi.
Sono loro rispettivamente nei panni di Caterina "la bisbetica", la sorella Bianca, e la vedova.
"É uno spettacolo che inizia dal matrimonio di Bianca, con le tre donne appartate a parlare, lontano la festa e i suoi rumori.
Qui la presenza maschile non c'è, sta piuttosto nelle parole - spiega il regista -. In scena sono solo le donne ad essere protagoniste assolute. Con le peripezie di Caterina al centro."
Si è parlato di una lavoro che richiama Fellini ma anche Almodovar. In quanto?
"Proprio per la comprensione che stabiliscono tra loro queste tre donne, un sentimento che va al di là del detto, delle dinamiche di relazioni, sta più in alto.
Almodovar, in particolare, lo proprone benissimo in 'Volver'."
Tre personaggi femminili descritti da Ragni ma che hanno matrice in Shakespeare. Come sono stati messi in scena?
"L'autore ricava questi tre caratteri femminili dopo un'analisi attenta di quanto è nazione fatto nel tempo sopra il testo di Shakespeare, dal film di Zeffirelli alle messinscene che si sono succedute, per questo sono figure molto ricche di significati che pur collocandosi nel Cinquecento entrano in una dimensione assolutamente contemporanea."
E questa loro modernità sul palcoscenico si trasferisce addirittura con dei richiami alla Sex & city.
Il debutto fa parte del festival "Tra cielo e terra, sulle strada del Sagrantino". Come arriva però a Perugia? "Il festival si è concluso a metà agosto, e si svolge appunto fra Montefalco, Giano dell'Umbria e Gualdo Cattaneo, ma quest'anno si è diramato in questa propaggine perugina per dare spazio ad un lavoro che aveva bisogno di tempi più lunghi e trova in Perugia lo collocazione ideale anche per l'autore.
Tanto che abbiamo già dovuto inserire due repliche straordinarie, il pomeriggio di sabato e quello di domenica (alle 17 oltre che alle 21,30 ndr)".
Dopo "La vita a rate", una nuova regia per Ciro Masella. Anche questa particolarmente motivata…
"É un contributo offerto alle donne e a quanto loro faticano per affermare il loro diritto alla vita e alla parità.
Eppoi in tutto questo c'è il mio legame con Sergio Ragni, molto forte da sempre. La stima per il suo lavoro e l'affetto per la sua famiglia sono certamente un motivo in più in questa nuova sfida.
Anche di forte tensione, non lo nego".
Sabrina Busiri Vici dal Corriere dell'Umbria

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