Visualizzazione post con etichetta pubblica amministrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pubblica amministrazione. Mostra tutti i post

sabato 11 gennaio 2014

Adeguamento Istat dei compensi chilometrici del consiglio regionale

Con una delibera del mese scorso l'ufficio di presidenza di palazzo Cesaroni ha deciso l'adeguamento Istat dei rimborsi spese di consiglieri regionali, assessori e presidenti.
L'incremento si aggira tra 50 e 100 euro al mese, pari a 600-1200 euro l’anno. Critico Nevi che ha chiesto il ritiro dell'atto e anche il Pd. Lunedì ne discute la conferenza dei capigruppo.
 

Formalmente è un atto dovuto che gli uffici competenti devono fare per stare dietro agli aumenti dell'lstat, praticamente è un brutto scivolone della politica che, in tempi di crisi, non ha pensato di rinunciare all'aumento dei rimborsi chilometri spettanti ai membri della giunta e del consiglio regionale per l'esercizio del mandato.
La delibera è del 23 dicembre scorso ed è stata adottata dall'ufficio di presidenza di palazzo Cesaroni di cui fanno parte il presidente Eros Brega, i due vice Andrea Lignani Marchesani e Damiano Stufara e i due consiglieri - segretari Alfredo De Sio e Fausto Galanello.
Gli aumenti oscillano tra i 50 e i 100 euro mensili e variano nel quadro del minimo di 20 e il massimo di 70 chilometri, a seconda delle distanze dalla sede del consiglio, ovvero da Perugia. Nell'atto che, come detto è stato presentato come avviene tradizionalmente dagli uffici competenti, si fa riferimento all'adeguamento prescritto dal decreto legge 10 ottobre 2012 n. 174, agli emolumenti stabiliti dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che si muovono su cifre ben più alte rispetto agli importi mensili per l'esercizio di mandato "dei nostri" che vanno dai 3.350 euro per chi risiede a Perugia ai 4.175 per chi sta oltre i 70 chilometri.
La trasmissione dello stesso ai vari membri di palazzo Cesaroni è avvenuta solo in questi giorni facendo salire sulle barricare il capogruppo di Forza Italia Raffaele Nevi e comunque lasciando di stucco anche l'ex sindaco di Perugia Renato Locchi. Sembra infatti che il capogruppo del Pd a palazzo Cesaroni, dopo una serie di telefonate e consultazioni con gli altri consiglieri democratici abbia preso carta e penna per scrivere una lettera al presidente Brega chiedendo di ritirare l'atto "perchè inopportuno".

Seppur legittimo visto che l'adeguamento è stabilito normativamente e l'Umbria abbia scelto la via dell'incremento minimo, il Pd si sarebbe schierato chiedendo che la situazione rimborsi resti quella che è.
Vista la crisi, i sacrifici che vengono chiesti agli umbri e le difficoltà dell'intero sistema produttivo Locchi e i suoi sono propensi a lasciare invariati i compensi.
E qualora l'atto non fosse ritirato a non reclamare nulla e dunque a rinunciare all'aumento previsto. Se così fosse ci sarebbe un bell'esempio nei confronti dei cittadini anche se, come detto, l'adeguamento è una prassi che in automatico gli uffici mandano avanti e di cui l'ufficio di presidenza prende atto.

Non fare l'adeguamento Istat o tornare indietro è una mera scelta politica che solo la conferenza dei capigruppo può deliberare o al limite ogni singolo consigliere può fare rinunciando all'aumento. E proprio per discutere di tutto questo, dopo anche le sollevazioni di ieri, il presidente del consiglio regionale Brega ha convocato per lunedì mattina i rappresentanti dei vari schieramenti politici. Sperando che prevalga il buon senso e la politica dia il buon esempio.

Marina Rosati
Corriere dell'Umbria Sabato 11 Gennaio 2014

venerdì 4 gennaio 2013

Ora il Comune ha solo 30 giorni per pagare i fornitori!

Scatta la rivoluzione dei pagamenti per la pubblica amministrazione. Dal primo gennaio anche il Comune di Perugia dovrà pagare i propri fornitori entro 30 giorni. Una boccata d'ossigeno per centinaia di imprenditori strangolati dai ritardi record degli enti locali. Quasi 180 giorni la media per pagare una fattura.
"L'introduzione dei nuovi tempi di pagamento è positiva. Ogni giorno incontriamo imprenditori con problemi di liquidità. Mettere mano ai ritardi nel settore pubblico era assolutamente necessario. Ritardi però non imputabili agli enti locali stretti nella morsa del patto di stabilità. Patto che va al più presto rivisto"

commenta Wladirniro Boccali, sindaco di Perugia nonché presidente dell'Anci Umbria. Il primo cittadino del capoluogo regionale saluta positivamente l'entrata in vigore delle regole europee introdotte dal decreto legislativo 192 del 2012 sulle nuove transazioni commerciali concluse quest'anno. Regole che tuttavia non sarà facile onorare. Regole su cui pende la "sanzione' degli interessi legali di mora, che decorreranno automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento. I settori interessati saranno individuati attraverso una circolare ministeriale che sarà emanata a giorni.

"Prima dell'applicazione del patto di stabilità, il Comune di Perugia riusciva a onorare le proprie fatture entro 60, massimo 90 giorni. Poi i tempi si sono dilatati fino ad arrivare anche a 180 giorni "

precisa il sindaco. Sotto la lente del governatore di palazzo dei Priori i vincoli di finanza pubblica che incidono pesantemente su investimenti e opere. Vincoli allentati dall'ultima manovra del governo Monti che mette a disposizione un "tesoretto" pari a 800 milioni per i Comuni e 200 milioni per le Province per i pagamenti in conto capitale.

"Per sapere quante risorse saranno distribuite al Comune e agli altri enti locali umbri è necessario attendere ancora qualche giorno. Risorse necessarie che tuttavia dovrebbero essere distribuite con altri criteri. Criteri che premino le amministrazioni virtuose" sottolinea il sindaco. Boccali, in qualità di presidente dell'Anci, non risparmia critiche in merito alla decisione di estendere il patto di stabilità anche ai Comuni sotto i 5mila abitanti: "Estendere i vincoli di finanza pubblica anche ai piccolissimi Comuni è rischioso. Può significare la morte di questi enti che con sempre maggiore difficoltà porteranno avanti le opere pubbliche. Tentare di attuare riforme istituzionali passando per la via fiscale è profondamente sbagliato. Questo tema dovrà essere inserito nell'agenda del nuovo governo".

Corriere dell'Umbria Venerdì 4 Gennaio 2013

lunedì 3 gennaio 2011

A Perugia il “misuratore” del centro per valutare le attività antropiche e l’appeal turistico-commerciale

Dai i voti alla città vecchia e il Comune ti paga. Anche bene: 34mila euro. Non stiamo dando i numeri. Palazzo dei Priori ha emesso un avviso pubblico
"per l'individuazione di un soggetto a cui affidare la progettazione e la realizzazione sperimentale di un sistema di rilevazione e di misurazione dell'attrattività del centro storico di Perugia."
Dopo la stima dei piccioni, costata qualche migliaia di euro, arriva un nuovo e "appassionante" ruolo. La figura che cerca l'amministrazione stavolta dovrà misurare l'appeal del centro storico. Che vuol dire? Proviamo a spiegarlo con le parole del Comune: suo compito sarà
" l'osservazione e la misurazione delle attività antropiche che si svolgono nelle aree pubbliche dell'acropoli" e anche  "l'individuazione di un sistema di indicatori per il monitoraggio delle performances commerciali e turistiche del centro storico."
Per essere onesti, non si tratta di una invenzione in capo soltanto ai provvidi amministratori comunali. Come scritto nella prima pagina del lungo (80 pagine) avviso pubblico
"Il Puc (piano urbano complesso 2) del Comune di Perugia, approvato e finanziato dalla Regione dell'Umbria, permette di avviare una serie di azioni mirate alla riqualificazione e alla rivitalizzazione del centro storico. Nell'ambito del Puc di Perugia è prevista e finanziata, tra l'altro, l'attuazione di un piano di marketing urbano finalizzato alla rivitalizzazione del centro storico ed in particolare a ridare al centro storico la sua funzione di luogo fulcro di relazioni e di attività e, di conseguenza, ad incrementarne la vivibilità. Tra gli interventi individuati nel Piano di marketing urbano è prevista una specifica azione finalizzata a realizzare un sistema sperimentale per la valutazione dell'attrattività del centro storico."
Tutto logico, no? Dunque c'è il beneplacito della Regione. Per vincere è tutto scritto: il massimo punteggio è offerto da due indicatori specifici: la durata della rilevazione (più dura e meglio è) e soprattutto dal numero di indicatori individuati nello studio di fattibilità per "misurare" il centro. Tradotto: armatevi di pazienza e tanta fantasia

mercoledì 8 dicembre 2010

Perugia e Terni in peggioramento

Contrordine. Se le classifiche di "Italia Oggi" potevano indurre all'ottimismo con il balzo in avanti per Perugia al 30° posto (+43 posizioni) e con Terni stazionaria al 50°, a strettissimo giro di posta arrivano sulla qualità della vita i consueti rilevamenti del Sole 24 Ore che segnalano regressioni per entrambi i capoluoghi umbri: Perugia perde 12 posizioni rispetto all'anno scorso piazzandosi al 49° posto (su 107 province), mentre Terni ne perde 9 ottenendo la posizione numero 56.
Sono 6 i parametri utilizzati dal quotidiano economico per stilare la graduatoria: tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente salute, popolazione, ordine pubblico e tempo libero. Ecco in sintesi qual è la situazione in Umbria.
Tenore di vita Decisamente meglio Terni (47) rispetto a Perugia (74) soprattutto in virtù del 9° posto nel pil pro capite, mentre il capoluogo di regione ottiene una poco onorevole 79. piazza. Da segnalare che per vivere si spende meno a Terni, come pure per acquistare una casa.
Affari e lavoro
Leggera preminenza di Perugia (62° posto) rispetto ai cugini ternani (65). Per quanto riguarda l'occupazione giovanile e quella femminile, Perugia fa meglio superando decisamente i rispettivi livelli medi nazionali.
Servizi ambiente salute
Entrambe le province umbre si posizionano al di sotto del dato medio italiano (520): Perugia si ferma a 506, mentre Terni fa un po' peggio a quota 487. Sul clima, la graduatoria finale segnala un sostanziale equilibrio tra le due città; Perugia è avanti sulle prestazioni sanitarie (74° posto contro l'87°); Terni si riscatta sui tempi della giustizia (35° posto contro la posizione numero 63).
Popolazione
L'analisi è impietosa: i due capoluoghi peggiorano le perfomance rispetto all'anno scorso.
L'insieme dai parametri presi in considerazione (tra gli altri, densità demografica, natalità, numero di over 65 rispetto alla totalità dei residenti, presenza di stranieri) consegna il 9° posto a Perugia con un punteggio di 614 e il 55° a Terni (539): la media nazionale è 540.
Ordine pubblico Tra i cittadini la percezione è che si corrono meno rischi di passare guai a Terni che ottiene un brillante 17° posto, mentre Perugia è al 52°. Presi in considerazione, tra gli altri, scippi, rapine, borseggi, furti d'auto, case svaligiate, estorsioni, truffe. In particolare, da sottolineare la performance nel settore della microcriminalità: Terni occupa la posizione numero 13, mentre Perugia scivola all'85° posto.
Tempo libero Il capoluogo regionale si riscatta con un punteggio di 465, mentre Terni si ferma a 407: entrambe però si posizionano ben al di là della media nazionale (394).
Ultima curiosità: i perugini sono più "sportivi" dei ternani. Il punteggio dell'indice di sportività, infatti, è nel primo caso 829, nel secondo appena 605
Nicola Savino
Corriere dell'Umbria Martedì 7 Dicembre 2010

domenica 28 novembre 2010

Tempo di riforme per le Comunità montane

Come cambiano le Comunità montane? Secondo una bozza elaborata dai direttori generali, si andrà a ridefinire le disposizioni delle leggi regionali 18/2002 e 23/2007, con l'assegnazione di competenze operative e gestionali (lavori e servizi) in materia di sistemazione idraulico-forestale. Il nascituro soggetto giuridico avrà la configurazione di una Agenzia forestale regionale: un organismo tecnico-operativo costituito per finalità di interesse pubblico e condiviso dai diversi enti operanti sul territorio regionale.
La scelta di "convertire" le Comunità montane umbre in un'unica agenzia risponde a un principio di ottimizzazione ed efficienza nella gestione e organizzazione delle risorse. Si vuole dare vita infatti - nei progetti di riforma amministrativa - a una struttura semplificata dotata anche di collegio dei revisori dei conti.
La futura agenzia forestale, in quanto ente pubblico non economico potrà ricevere affidamenti diretti. Tra i compiti che saranno affidati all'Agenzia la gestione e la valorizzazione del patrimonio agro-forestale trasferito dalla Regione ai Comuni e degli ulteriori beni agro-forestali di loro proprietà; tutela tecnica ed economica dei boschi e dei beni silvopastorali dei Comuni e degli enti pubblici; interventi di miglioramento e valorizzazione dei boschi esistenti ed attività connesse; esercizio delle funzioni dei consorzi di bonifica ove gli stessi non sono istituiti e operanti; interventi di prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi ed altre avversità del bosco; interventi di difesa del suolo; sistemazioni idraulico-forestali ed idraulico-agrarie; attività vivaistica finalizzata alla conservazione della biodiversità.
L'Agenzia, su espressa delega e previo accordo, potrà svolgere anche le seguenti funzioni: salvaguardia dell'equilibrio biologico; tutela del patrimonio tartuficolo; valorizzazione delle biomasse agricole e forestali; gestione faunistica; razionalizzazione delle risorse idriche superficiali e sotterranee; sistemazione e miglioramento delle aree verdi da destinare ad uso pubblico; supporto tecnico ed operativo in materia di protezione civile; sperimentazione e progetti dimostrativi; ogni qualsiasi attività per l'ottimale gestione degli ambiti silvo-pastorali e montani e del verde pubblico.
Tra le funzioni che l'Agenzia assorbirà anche le funzioni a finalità pubblica attualmente svolte dall'Agenzia Umbraflor. Non vi saranno invece funzioni trasferite dal Parco tecnologico agroalimentare dell'Umbria 3° e da Arusia
Corriere dell'Umbria Venerdì 26 Novembre 2010

mercoledì 20 ottobre 2010

Comune multato per internet abusivo

Una "multa" da 50mila euro. Come minimo, visto che la legge per questo tipo di infrazioni prevede una forbice che arriva anche a 200mila euro. La notizia: come previsto e annunciato su queste colonne la struttura wifi messa in piedi dal Comune di Perugia con soldi pubblici è in contrasto con le norme vigenti. Se un ente offre un sistema di internet senza fili e per di più gratis, falsa evidentemente la libera concorrenza sul mercato: è intuitivo e non servirebbero principi del foro per capirlo. A corroborare l'interpretazione, anzi più che altro a mettere una pietra tombale sopra la vicenda, è una lettera dell'ispettorato territoriale Umbria-Marche del dipartimento per le comunicazioni (Ministero dello sviluppo economico). La succinta raccomandata è inequivocabile:
"le verifiche - scrive il dirigente, ingegner Alberto Brusca - hanno evidenziato un'attività di fornitura di servizi di comunicazione elettronica a uso pubblico da parte del Comune di Perugia, in violazione di quanto previsto dall'articolo 16 comma 1 del decreto legislativo 259\2003. Tale violazione sarà oggetto di contestazione da parte di questo ufficio."
Il riferimento dell'articolo di legge è al codice delle comunicazioni elettroniche:
"Lo Stato - c'è scritto - le Regioni e gli enti locali o loro associazioni non possono fornire reti o servizi di comunicazioni elettronica accessibili al pubblico se non attraverso società controllate o collegate."
La missiva del Ministero è arrivata negli uffici del consigliere comunale del Pdl Massimo Monni, artefice a suo tempo di un esposto. Adesso Monni annuncia anche un atto di verifica indirizzato alla Corte dei conti:
"Da tenere conto - spiega Monni - sono anche le spese sostenute dal Comune per l'allestimento della manifestazione che si è svolta in data 5 giugno scorso e le spese affrontate per la propaganda e per il lancia dell'evento non conforme alla legge che sono pari a 8.831 euro."
L'obiettivo dell'ente era l'organizzazione dell'evento "wifi-day" che a sua volta è consistito nell'apertura di punti di accesso gratuiti alla rete internet prima in piazza del Melo e a seguire in piazza Matteotti e al Pincetto. I cosiddetti "hot spots" sono stati presi e installati - come si evince dalla delibera - direttamente dall'unità operativa servizi tecnologici del Comune. Per la precisione nel mirino è finita la delibera della giunta comunale numero 208 del 20 giugno scorso.
"Il Comune di Perugia - attacca Monni in un comunicato stampa - che dovrebbe essere il primo a dare il buon esempio alla cittadinanza con un atteggiamento che rispetti in pieno le regole e leggi, è invece il primo ad imporre l'arroganza del potere dettando legge a suo favore senza la minima attenzione alle normative vigenti. Chiedo che l'amministrazione comunale prenda con forza una chiara posizione e un deciso provvedimento, o perlomeno vada a chiarire di chi è la responsabilità del danno eraria e del danno d'immagine della città"
Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Mercoledì 20 Ottobre 2010

domenica 30 maggio 2010

Il Tribunale degli Animali a Perugia



E´stato istituito il “Tribunale degli Animali di Perugia”con sede presso il Rifugio di Collestrada Centro F.Susa gestito dall'E.N.P.A. (Ente Nazionale Protezione Animali), un'eccellenza ben conosciuta anche a livello nazionale per l'attività svolta. 
I soggetti promotori sono: l'Associazione Amico Peloso, il Comune di Perugia, l'E.N.P.A. sezione di Perugia e la Fondazione Forense di Perugia.
Il Tribunale degli animali di Perugia opererà nel territorio comunale a partire dal 27 maggio 2010:
alcuni volontari tra i professionisti iscritti all'Ordine degli Avvocati di Perugia, che nutrano un interesse per la causa, si recheranno - a rotazione, ogni due settimane - presso il Centro F.Susa, e, seguendo un orario prestabilito, saranno a disposizione per ricevere segnalazioni di casi e controversie che coinvolgono gli animali, svolgendo una prima attività di assistenza e consulenza.

L'intervento del professionista volontario sarà finalizzato, in una seconda fase, a favorire l'incontro tra le parti e la conciliazione tra le stesse, anche mediante il ricorso agli Organismi a ciò deputati.
L'opera prestata dai professionisti volontari sarà a titolo gratuito.
Il Protocollo d'Intesa per l'istituzione di questo servizio è stato siglato, in occasione del II Festival "Dalla a alla Zampa" (Perugia, 26-30 maggio 2010), nel corso della cerimonia di apertura tenutasi il 26 maggio alla Sala dei Notari, alla presenza delle autorità cittadine e del sottosegretario alla Sanità On.Francesca Martini
Per informazioni: tribunaleanimali@comune.perugia.it
 Domenica 30 Maggio 2010

domenica 18 aprile 2010

Perugia capitale dell'Italia di mezzo

Il presidente della Provincia di Pesaro Urbino, Matteo Ricci, ha incontrato al Senato una rappresentanza del coordinamento degli amministratori e dei parlamentari eletti nei territori dell'Italia centrale. Presenti i presidenti delle Province di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi, di Firenze, Andrea Barducci, l'assessore al bilancio della Provincia di Roma, Antonio Rosati, e i parlamentari del Pd Oriano Giovannelli e Massimo Vannucci. Ma c'erano anche i nuovi governatori di Toscana e Umbria, Enrico Rossi e Catiuscia Marini, che hanno sposato da subito il progetto.
"Il tema è più che mai attuale - ha detto Ricci - Ancora più dopo le recenti prese di posizione dei governatori del nord e della Lega, che pretendono sempre più risorse da Roma. Le istanze del cuore e dell'anima del Paese, invece, non vengono prese in considerazione."
Per questo Ricci chiama a raccolta le amministrazioni "virtuose" dell'Italia "di mezzo". E lancia gli "stati generali" del centro Italia.
"Si terranno a Perugia alla fine di maggio - annuncia - Ci saranno workshop tematici, articolati sui temi della piattaforma contenuta nel Patto di Cagli: federalismo fiscale,infrastrutture, crisi economica. Più una sessione plenaria che darà sintesi ai contenuti. Non sarà un "manifesto" già preconfezionato, ma l'avvio di un percorso condiviso."
Per Ricci si tratta di
"una battaglia bipartisan: coinvolgeremo anche i nuovi governatori di Lazio e Abruzzo."
Per Enrico Rossi, appena eletto governatore della Toscana,
"...è necessario salvaguardare l'unità del Paese. Il rischio è che, con il federalismo fiscale, il nord si accaparri tutte le risorse. Altro tema è la difesa del sistema socio-economico virtuoso e basato sulle piccole e medie imprese."
"Bisogna tutelare il modello di efficienza solidale, che ha prodotto, nei nostri territori, risultati di livello su welfare e gestione della rete sociale"
, ha evidenziato Rosati. Mentre Catiuscia Marini, nuova presidente della Regione Umbria, ha posto l'attenzione sulla necessità di
"...un nuovo Patto sociale con mondo produttivo, economico e sociale per guardare al futuro."
Sono oltre centosettanta le adesioni di amministratori e parlamentari al Patto di Cagli
Corriere dell'Umbria Venerdì 16 Aprile 2010

domenica 28 febbraio 2010

Più uffici e segretari in Comune: chi paga?

Il titolo dell'ordine del giorno è criptico:
"Regolamento sull'autonomia funzionale ed organizzativa del Consiglio Comunale."
Detto così, potrebbe sembrare qualcosa di innocuo. Anzi, una serie di regole per conferire più dignità all'assise di Palazzo dei Priori. Certamente se ne saprà di più dopo domani, quando la pratica sbarcherà in quarta commissione consiliare (Affari istituzionali). In realtà si tratterebbe dello sdoganamento di una serie di "privilegi" e benefit a favore degli apicali della massima assise perugina. Quali? Un ufficio ad hoc per ogni presidente di commissione. Più telefono, fax e computer. Con tanto di ficus aziendale e poltrona in pelle umana? Ci manca poco. Ma non finisce qui: il presidente del consiglio avrà la facoltà di far assumere lui, con apposito placet sugli atti dirigenziali, il personale di segreteria (non quello della macchina comunale, ossia la segreteria del consiglio, ma proprio gli assistenti personali, ndr) e di disporre direttamente dei compiti di ognuno.
Per crearsi quasi un mini-esecutivo. E infine l'ultima chicca, la più gustosa: il consiglio comunale avrà la possibilità di avere un proprio fondo cassa con tanto di bilancio autonomo. Nel regolamento si assicura che non ci sarà alcuno sforamento delle spese rispetto al budget stabilito sino ad ora: si tratta - sarebbe questa la ratio - di un istituto per rendere più autonomo il consiglio stesso. Il presidente, ovverosia, non dovrà più passare per le spese di rappresentanza per il lasciapassare dei dirigenti. In base alle norme di cui sopra, potrebbe essere dotato anche di apposita carta magnetica. Nella stesura del documento, a otto mani, compresa l'opposizione - i due "saggi" Pino Sbrenna (Pdl), Pier Luigi Neri (Pdci), la presidente della quarta commissione Tiziana Capaldini e il presidente Alessandro Mariucci - è avvenuta nei mesi scorsi.
E non è stato facile. Tutto liscio invece sul fronte del consenso da parte dei consiglieri: il grande potere in più conferito al consesso, mette d'accordo le coalizioni. I problemi ci sono stati per la "consulenza" chiesta all'assessore ai Beni culturali e all'università Giovanni Tarantini, noto giurista, che inizialmente ha anche collaborato per dare le dritte giuste sul fronte del rispetto delle leggi nazionali e del medesimo statuto comunale. Senonché, secondo indiscrezioni, il sindaco, avendolo saputo, avrebbe subito bloccato il tutto. In effetti, se il consiglio comunale autonomo vuole essere, dovrebbe - potrebbero essere stati questi gli intendimenti del primo cittadino - autonomamente riformare il regolamento senza ricorrere ad aiuti esterni. Rumors incontrollati vedrebbero questo atto come una sorta di ripicca da parte di consiglieri "delusi" (e non c'è riferimento agli estensori testè citati) che avrebbero aspirato ad incarichi di giunta. Per dovere di cronaca va riportato un commento, espresso a mo' di battuta in una delle riunioni di lavoro sulla riforma, che ha fatto riferimento al consiglio comunale di Roma e all'ipotesi che anche a Perugia si possano istituire le auto blu per i capigruppo e lo stesso vertice del Palazzo. Una battuta, beninteso, ma c'è chi dice che dietro l'ironia spesso si nasconde la verità. Tutto lecito per carità, tutto contenuto anzi prescritto dallo statuto della città. All'articolo 33, alla voce "competenze del consiglio", v'è scritto:
"Il Consiglio Comunale, dotato di autonomia funzionale ed organizzativa, rappresenta la collettività comunale, determina l'indirizzo politico-amministrativo, sociale ed economico del Comune e ne controlla l'attuazione."
E ancora, comma 3,
"esercita l'autonomia finanziaria e la potestà regolamentare, nell'ambito delle leggi e del coordinamento della finanza pubblica"
Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Domenica 28 Febbraio 2010

sabato 27 febbraio 2010

Numeri fallimentari per il piano casa regionale

Il piano casa regionale? Un fallimento. Almeno secondo i dati che ieri pomeriggio sono stati snocciolati durante un convegno organizzato dall'Associazione ecologisti democratici che si è tenuto all'hotel Giò di Perugia. A illustrarli è stato Franco Marini, presidente della sezione umbra dell'Inu (Istituto nazionale urbanistica). Ebbene, i numeri sono piuttosto impietosi. Nella fattispecie, sarebbero giunte dodici-tredici domande per Perugia e cinque-sei per Terni. Stessa musica per i comuni più piccoli.
Tanto per fare un esempio, solo due domande sono state avanzate in quello di Magione. Gli allarmi relativi alla "cementificazione selvaggia" che il piano casa avrebbe dovuto causare, dunque, sono tutti rientrati. D'altro canto, le rosee previsioni sull'impatto economico dello stesso provvedimento sono andate a farsi benedire. L'Associazione ecologisti democratici ha anche condotto, nei giorni scorsi, un sondaggio tra i "portatori di interesse" (ovvero Associazione piccoli proprietari, Ater, Associazione inquilini, Associazione Monti del Tezio, Confapi, Italia Nostra, Associazione piccole e medie imprese, La città di tutti, Legambiente e Ordine degli architetti) della legge n.13/09 "Piano casa Umbria" e n. 17/08
"Sostenibilità ambientale degli edifici."
Il vero rilancio del settore costruzioni - come più volte affermato ieri nel corso degli interventi - può arrivare solo seguendo determinate strade, che passano per svolte obbligate quali innovazione, qualità, risparmio energetico, mobilità facilitata, attenzione per le fasce sociali più deboli. In particolare, è stato evidenziato come l'edilizia certificata possa garantire i massimi standard abitativi per chi vive in un'abitazione. Una qualità che può dare vita a una sorta di circolo virtuoso che vada a risvegliare il mercato e, di conseguenza, che spinga l'intero comparto edile
Da.Bri.
Corriere dell'Umbria Sabato 27 Febbraio 2010

domenica 10 gennaio 2010

Italia Nostra: Ogni project financing una iattura

Pioggia doppia sul cielo di Perugia. Da una parte quella atmosferica, che continua a flagellare il capoluogo, dall'altra quella delle polemiche che, sulla scorta degli ultimi fatti eclatanti dell'aumento delle tariffe dei parcheggi e delle infiltrazioni d'acqua a Palazzo Grossi, tirano in ballo un denominatore comune che ha segnato scelte importanti compiute nella passata legislatura in fatto di infrastrutture. Il "filo rosso" si chiama project financing, pratica contro la quale s'è scagliata con decisione la sezioone perugina di Italia Nostra.
"In teoria - commenta il presidente Urbano Barelli - il project financing dovrebbe consentire di realizzare un'opera pubblica con soldi dei privati ai quali spetteranno i proventi prodotti dalla stessa opera pubblica. Mercato coperto, Palazzo Grossi, parcheggio di Pian di Massiano sono però tre esempi negativi di project financing. Per il parcheggio di Pian di Massiano Italia Nostra ha denunciato pubblicamente che il vero affare non era la realizzazione del parcheggio, ma l'affidamento alla Sipa della gestione di tutti i parcheggi a pagamento della città (circa 3.900) evitando di metterli a gara pubblica. Infatti, mentre il costo del parcheggio è stato di circa 7,7 milioni, i ricavi per la gestione quarantennale di tutti i parcheggi a pagamento della città sono stati quantificati dalla stessa Sipa in 225 milioni e 21mila euro. Vale la pena di ricordare che il project financing del mercato coperto prevede un costo di 46 milioni, oneri pubblici comunali per 6 milioni e ricavi privati per 120 milioni, mentre il project financing di Palazzo Grossi si attesta su un costo dell'opera di 6,5 milioni, oneri pubblici comunali per 24 milioni e ricavi privati per 36 milioni."
Italia Nostra non esita a definire spregiudicato l'uso del project financing da parte del Comune di Perugia, che così ha in cantiere opere senza soldi e guadagnatosulla vendita della azioni della Sipa (aumentate di valore a seguito del project financing di Pian di Massiano e dei quaranta anni di gestione di tutti i parcheggi di Perugia). Il tutto, secondo Barelli, non senza costi per la città:
"Per la ristrutturazione dell'ex scuola Pascoli il risultato è la vergognosa sopraelevazione che ha modificato in modo irrimediabile il profilo del centro storico senza che l'edificio sia stato adeguato alle norme antisismiche, a cui dobbiamo oggi aggiungere l'allagamento dei piani interrati. Per il parcheggio di Pian di Massiano il risultato è l'aumento del costo dei parcheggi, volutamente fatto slittare a dopo le elezioni amministrative. A questo punto aspettiamo con preoccupazione di conoscere che cosa il Comune di Perugia porterà nella conferenza dei servizi che ha convocato per il 18 gennaio sul project financing per il mercato coperto"
Corriere dell'Umbria Sabato 9 Gennaio 2010

venerdì 18 settembre 2009

5.100.000 euro per i dirigenti del Comune di Perugia

[...] cinque milioni e centomila euro. A tanto ammonta la spesa per gli incarichi dirigenziali del Comune dal primo agosto 2009 fino al 31 dicembre 2011.
Data in cui scadranno la maggior parte degli incarichi assegnati dal sindaco Wladimiro Boccali il 30 e il 31 luglio scorsi.
I conti li snocciola la determina dirigenziale numero 377 del 31 luglio. A cinque milioni e spiccioli si arriva con i 925 mila euro previsti per l'anno in corso e per 2,214 milioni di euro che sono stati duplicati per tutto il 2010 e tutto il 2011.
Insomma, una tombola per ventinove mesi.
Non per tutti i dirigenti, però, è assicurato il mantentimento nella posizione per i 29 mesi previsti dal decreto del sindaco.
C'è chi è stato assegnato nell'incarico fino alla fine dell'anno in corso (per esempio Firmano Proietti Righi per l'Unità operativa Sviluppo e gestione dei sistemi informativi) e chi, invece, rischia di veder mutata la sua posizione in base all'attuazione del nuovo schema di riorganizzazione.
E quindi l'ipotesi di cambiamento passa per gli incarichi assegnati a Gabriele Alessandro De Micheli, Roberto Chiesa, Fabio Ricci, Fabio Zepparelli, Angelo Mantovani (anche per lui l'incarico scade a fine 2009), Paola Panichi e Franco Marini.
Non verranno toccati nelle loro funzioni, per i ventinove mesi che vanno dal primo agosto scorso alla fine del 2011, invece gli incarichi dirigenziali per Carmen Leombruni, Floretta Serranti, Carla Trampini, Alberto Corneli, Loredana De Luca, Maurizio Cipolloni, Donatella Picchiotti, Silvio Cipriani, Maurizio Tarantino, Dante De Paolis, Luca Conti, Nicoletta Caponi, Antonella Vitali e Daniela Sarnari.
Per gestire i posti vacanti sono stati assegnati pure incarichi ad interim fino alla fine dell'anno a Piergiorgio Monaldi che guiderà anche le Grandi opere, a Carmen Leombruni per Edilizia privata e sportello unico e Dante De Paolis per le Società partecipate.
Proprio Dante De Paolis è uno dei cinque manager scelti dal sindaco che non fanno parte della struttura comunale e che hanno l'assunzione a tempo determinato che scadrà con il periodo dell'incarico assegnato.
Oltre a De Paolis fanno parte del pacchetto degli esterni Silvio Cipriani, Firmano Proietti Righi, Maurizio Tarantino e Luca Conti.
Tornando ai numeri salta all'occhio come per il dirigente che gestirà il gabinetto del sindaco (Luca Conti) è stata prevista la retribuzione di posizione al massimo livello in attesa che vengano assegnate le pagelle, cioè che venga definita la procedura di valutazione.
Se la pagella non dovesse arrivare al massimo dei voti è stato previsto un conguaglio dell'importo assegnato.
Stessa situazione, cioè retribuzione di posizione assegnata prima della valutazione, sia per la Struttura Centro Storico (pari al livello che già è in godimento all'architetto Leombruni) che per la Struttura progetti europei e Turismo (Silvio Cipriani) a cui viene assegnata la quarta fascia.
Intanto lascia la burocrazia comunale (anzi l'ha lasciata il primo settembre) il project manager dei "Progetti Strategici" con un accordo di risoluzione consensuale da 79mila euro lordi.
I maligni fanno i conti e dicono che per un dirigente che lascia, il Comune ne infila due in più: la Struttura organizzativa del gabinetto del sindaco e quella relativa al Centro storico.
di Luca Benedetti
Il Messaggero Mercoledì 9 Settembre 2009

lunedì 24 agosto 2009

Assegno di accompagnamento negato a un bimbo down

Un cavillo gli nega l'accompagnamento. Un errore quasi certamente burocratico a monte di cui adesso una intera famiglia sconta gli effetti, evidentemente non positivi, su una vita già di per sé problematica.
Un bambino con la sindrome di Down che si vede negata la "pensione", altrimenti definita indennità di accompagnamento, dopo sei anni di vita.
Il caso finisce in causa. Il tribunale gli dà ragione, nel merito, ma respinge la richiesta di risarcimento e di ripristino dell'emolumento mensile perché l'impugnativa è stata presentata fuori dai termini.
La storia è complicata ma lineare: una famiglia di Castel del Piano, la famiglia Caligiani, nel 2007 scopre che il proprio bambino Down, nato il 21 aprile del 2000, a cui l'anno successivo era stata accordata l'indennità di accompagnamento, deve essere visitato da un'apposita commissione medica per stabilire se può restare beneficiario o meno dei soldi erogati dall'Inps.
A distanza di sei anni. Ebbene, la commissione esamina e emette la sentenza: negativo. Niente pensione. Solo un'integrazione per l'assistenza scolastica. I Caligiani si rivolgono ad un'avvocato, che mette in piedi la vertenza legale.
"Durante il dibattimento e per quanto poi stabilito dal giudice nella sentenza - spiega Enrico Caligiani - si è scoperto che la revisione dell'indennità non ci sarebbe mai dovuta essere: la sindrome di Down, in quanto malattia cromosomica, non deve essere soggetta a revisioni di alcun tipo.
Il problema però è che avremmo dovuto contrastare il provvedimento già nel 2001, quanto è stato emesso, siamo vittime di un cavillo."
Il bambino in questione ha prodotto sin dal 2001 il certificato di handicap ai sensi della legge 104/92. Ma dimostrare la persistenza dell'handicap grave non va di pari passo con il riconoscimento dell'invalidità civile.
Senonché le norme, per malattie come la sindrome di Down, non ammettono visite di "revisione". La legge 326 del 2003 dètta all'articolo 42 disposizioni in materia di invalidità civile. In particolare il comma 7 stabilisce che
"i soggetti portatori di gravi menomazioni fisiche permanenti, di gravi anomalie cromosomiche nonché i disabili mentali gravi con effetti permanenti sono esonerati da ogni visita medica, anche a campione, finalizzata all'accertamento della permanenza della disabilità."
E comunque per la sindrome di Down viene riconosciuto il
"100% di inabilità lavorativa con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita."
Altra cosa è l'indennità di frequenza che nel nostro caso è andata a sostituire quella di accompagnamento a partire dal 2007 dopo la più volte citata visita di controllo.
Entrambe le indennità allo stesso tempo non sono compatibili. Non resta che il ricorso in appello, sperando in una sentenza meno cavillosa. Più equa

Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Lunedì 24 Agosto 2009

mercoledì 5 agosto 2009

Ikea a Perugia: la procura indaga

La procura indaga sull'"affaire" Ikea a Perugia. Lo rende noto lo stesso Comune del capoluogo. A pagina 3 della determinazione interna di giunta numero 133 dell'11 giugno 2009 (l'ultima presieduta dal sindaco Locchi), c'è scritto:
"la procura della Repubblica di Perugia ha aperto un fascicolo di indagini preliminari con richiesta di copia conforme dell'istanza eventualmente presentata da Ikea al Comune di Perugia; a tale richiesta è stata data risposta fornendo informazioni sui contatti e gli incontri avuti con i rappresentanti Ikea."
Il Comune fa anche sapere che la prima manifestazione di interesse scritta è relativa a una
"nota ricevuta con protocollo 81856 del 29 aprile 2009, nel quale Ikea Italia Property srl di Carugate, Milano, società operativa del gruppo Ikea per la realizzazione e lo sviluppo delle strutture immobiliari, ha manifestato l'interesse ad inserire un punto vendita sul territorio del comune di Perugia, da localizzare lungo l'asse viario E45 (Perugia-Terni)"
è scritto nella stessa determinazione in cui sostanzialmente si invita la Regione a prevedere una grande superficie commerciale nel piano del commercio al fine di approvare la variante al piano regolatore e dare corpo al progetto. Che progetto. In questione c'è un terreno di 30 ettari. Oltre all'edificio per l'attività commerciale e agli edifici per tutte le attività collegate, è prevista la relativa viabilità interna e gli standard urbanistici di parcheggio e di verde.
Serve anche un'autorizzazione all'esercizio di commercio ad dettaglio su una superficie di vendita di almeno 20mila metri quadrati di cui 250 per vendita di prodotti alimentari.
E ancora sono richieste autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande di cui una per un ristorante da 150 posti a sedere e due per altrettanti bar.
Saranno duecento i posti di lavoro in più diretti, più cento di indotto, stando ai dati forniti da palazzo dei Priori.
L'attenzione della procura arriva a seguito di una serie di esposti, tra cui quello della sezione perugina di Italia nostra.
Al centro della vicenda c'è la permuta del terreno (a San Martino in Campo) delle Opere pie riunite (i cui vertici sono di nomina amministrativa, Comune e Regione) che sarebbe avvenuta a favore di un grande imprenditore del Marscianese in cambio di un appezzamento agricolo con vigna a Montefalco.
L'individuazione dell'area arriva dopo anni di rumors e boatos sull'ipotetica sede dell'Ikea perugina. Il primo servizio sulla stampa è uscito proprio in queste colonne (il 12 marzo del 2006), in cui si riferiva di un interessamento dei colossi dei mobili svedesi per l'area del Red Zone (per il quale allora si parlava di vendita) a Casa del Diavolo.
A seguire sono circolate voci su una spianata a Lidarno e un appezzamento di Deruta

Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Mercoledì 5 Agosto 2009

sabato 1 agosto 2009

Malato... ma ai Caraibi!

Al lavoro diceva di stare male ma lui era al sole dei Caraibi. É di alcuni giorni fa la sentenza della sezione giurisdizionale regionale della Corte dei Conti che condanna un ormai ex dipendente dell'Inail a pagare 74,355 euro di risarcimento per danno erariale all'ente pubblico.
La sentenza del giudice accoglie in parte la richiesta della Procura della Corte dei Conti che aveva proposto un maxi risarcimento pari a ben 133.433 euro.
Ma andiamo per ordine. La vicenda in parte è nota. Già perché il nostro, un avvocato perugino oggi sessantenne, era finito sulle pagine di tutti i quotidiani all'incirca cinque anni fa in sede di processo penale.
Nel 2004, il tribunale di Perugia lo aveva riconosciuto colpevole del reato di falso documento e truffa in danno dell'Inail ed era stato condannato a 9 mesi di reclusione, 600 euro di multa e a rifondere l'ente pubblico dei danni (sentenza confermata in appello e Cassazione).
Un quadro che lui aveva sempre rigettato. Secondo l'accusa il professionista, per tre anni (dal 1996 al 1999) aveva prolungato, diciamo così, di qualche giorno le sue vacanze nell'isola di Cuba (contestati in tutto 126 giorni).
L'uomo si assentava frequentemente dal lavoro per problemi di salute e andava spesso in ferie all'estero tramutando, poi tali periodi in altri ben più lunghi di congedo per malattia, giustificati con certificati medici redatti da medici del posto.
La difesa dell'imputato naturalmente contestava tutto l'impianto accusatorio. E per farlo aveva per l'appunto portato davanti al giudice diversi medici per dimostrare la reale veridicità di tutti i suoi malanni.
Ipertensione arteriosa, iperlitemia, obesità, stress da lavoro, stato ansioso, insufficienza respiratoria, crisi emicraniche.
L'avvocato aveva cercato di dimostrare dunque la sua assoluta buonafede: le prescrizioni mediche erano del tutto regolari e mai erano contraddette dall'Inail e da medici italiani.
Le sue richieste di malattia era state sempre segnalate con tempestività. Si diceva sottoposto a super lavoro, ma nonostante questo aveva sempre lavorato e prodotto, raggiungendo gli obiettivi pianificati, senza sottrarre energie lavorative e anzi oggetto di incentivi.
Per non dire del danno di immagine quando in realtà, sosteneva, tutta questa storia aveva danneggiato più lui che l'ente.
L'Inail, che si era già allora costituita parte civile, tuttavia ha sempre continuato a sostenere che le patologie, accusate dal professionista, risultavano inesistenti e che le malattie sarebbero certificate con false documentazioni da medici compiacenti e non verificabili.
E utilizzate solo e soltanto per prolungare le vacanze nell'isola caraibica. Troppo strano insomma quell'acquisto di biglietti aerei di durata gran lunga rispetto alle ferie, strani quei soggiorni in spiaggia e non in ospedali o cliniche.
E per la giustizia italiana è così colpevole. Ora, dopo il processo penale la storia dell'avvocato malato immaginario a Cuba è passata alla Corte dei Conti per l'ipotesi di responsabilità patrimoniale amministrativa.
La Procura della Corte dei Conti ha dunque contestato all'avvocato il danno patrimoniale per una cifra complessiva di 43.533, il danno di disservizio quantificabile in altri 40mila euro e il danno di immagine per complessivi 40mila.
Alla fine il collegio è stato benevolo: non ha riconosciuto il danno da disservizio, ha ridotto a 34.533 il danno patrimoniale ma ha confermato i 40mila euro per danni di immagine subiti dall'ente pubblico. Brunetta docet

Patrizia Antolini
Corriere dell'Umbria Mercoledì 22 Luglio 2009

venerdì 17 aprile 2009

Umbria e i luoghi zona2 a rischio sismico

Chiese completamente crollate, crocifissi danneggiati, piazze che hanno perso la pavimentazione originaria, dipinti del 1.600 praticamente perduti.
Tristi e terribili le immagini che arrivano in questi giorni dall'Aquila, anche riguardo alle perdite architettoniche e artistiche.
A dodici anni di distanza è difficile dimenticare anche l'orrore del crollo di Assisi, le volte della Basilica di San Francesco e gli affreschi di Giotto che si sbriciolavano in diretta tv sotto i colpi del sisma che colpiva nel mese di settembre l'Italia centrale.
Dal 2007 Protezione civile e ministero dei Beni Culturali hanno messo a punto una lista con i comuni a rischio sismico, che sono oltre 3mila con loro i monumenti.
E dello stesso anno è la direttiva della presidenza del consiglio che impone la verifica della vulnerabilità entro dicembre 2010.
Sono 2345 le città comprese nella cosiddetta "Zona2" di rischio, la stessa dell'Aquila e di Assisi e dei loro tesori architettonici.
In Umbria i luoghi considerati a "rischio" sono appunto Assisi, patrimonio Unesco dal 2000, con la Basilica e i luoghi francescani, il palazzo dei Consoli e il centro storico di Gubbio, la fontana maggiore e il Palazzo dei Priori a Perugia, insieme alle antiche mura cittadine e a corso Vannucci.
Per quanto invece riguarda la regione Marche è considerato a rischio il palazzo ducale a Urbino e per la Toscana la Basilica di San Francesco ad Arezzo, insieme al Duomo e alla Chiesa di San Domenico.
Nella vicina Cortona la Protezione Civile indica quale zona a rischio la chiesa della Madonna del Calcinaio, Villa Medici a Fiesole, il duomo di Firenze, insieme al campanile, a piazza della Signoria e all'intero museo degli Uffizi.
Nella stessa zona rischiosa sono inserite anche le torri di San Gimignano, piazza del Campo a Siena e la bellissima piazza dei miracoli di Pisa
Corriere dell'Umbria Venerdì 17 Aprile 2009

sabato 21 febbraio 2009

Multe T-red online violazione delle norme sulla privacy

Le targhe e i verbali dovranno sparire dal sito del Comune di Perugia entro lunedì. Questo dice il garante della privacy. La vicenda è quella arcinota dei T-red, e nel mirino stavolta c'è il servizio offerto dal Comune sul fronte della trasparenza: l'accesso al sito (previa digitazione di numero di targa e numero di verbale d'infrazione) è stato pensato per evitare le lunghe code agli uffici dei vigili urbani.
Attraverso le pagine on-line si può accedere alle foto scattate (prima dai T-red e adesso dai Photor&v) e ai verbali di infrazione, e questo secondo il garante, sollecitato da un ricorso della Federconsumatori, sarebbe illegittimo, contrario alle norme sulla diffusione dei dati sensibili.
Il servizio dunque - secondo quanto prescrive l'autority - dorà cessare entro il 23 febbraio. Intanto nella stessa pagina web sono scomparsi i collegamenti (i cosiddetti link) che rimandano alle omologazioni ministeriali dei due marchingegni.
Viene anche ripercorsa la storia dei semafori vampiro in città. Si parte nel 2004, con l'approvazione del progetto "Più sicurezza".
"Successivamente all'approvazione del progetto - è scritto nel sito del Comune - sono pervenute all'amministrazione le offerte di due ditte: la Citiesse srl di Rovellasca (Co) e la Project Automation spa di Monza (Mi) che hanno proposto il noleggio di tutta la strumentazione necessaria per l'installazione e la gestione dei dispositivi di controllo ai semafori (apparecchiature, hardware, software…) in cambio di una determinata quota per ogni sanzione effettivamente riscossa.
L'amministrazione ha così deciso di cogliere l'opportunità di poter sperimentare due diverse tipologie di documentatori fotografici digitali: quello con trasmissione manuale dei dati (fornito da Citiesse) e quello con trasmissione completamente automatica (fornito da Project Automation) (delibera n.
74 del 02.03.2006) Le due ditte hanno quindi installato due diversi tipi di documentatori fotografici, entrambi omologati dal Ministero dei Trasporti: la Citiesse il "T-red", prodotto dalla ditta Kria srl, con sede in via San Vitale, 3, Seregno (Mi); la Project Automation il "Traffiphot III sr – Photor&V", prodotto dalla ditta Lindblad & Piana srl, con sede in via Mugello, 70, Roma.
I testi dei decreti di omologazione sono disponibili in internet sul sito del Ministero."
A questo punto ci sono i link cliccabili, ma la navigazione finisce su un binario morto:
"Impossibile visualizzare la pagina."
Fotocamera scomparsa Intanto sempre la Federconsumatori segnala la "sparizione" del Photor&v all'incrocio di via Martiri dei Lager.
"Non si capisce come mai - spiega il presidente Sandro Petruzzi - sia stato spostato. All'epoca dei T-red e anche dei primi mesi dei Photor&v l'installazione c'era. E avrebbe dovuto essere documentata da una relazione in cui si indicavano i semafori pericolosi della città, in base alla quale applicare le fotocamere.
Non abbiamo notizie di questa relazione per quanto riguarda il periodo del T-red. Per l'epigono invece c'è un documento, ma viene indicato soltanto il flusso di traffico ai vari incroci, non la pericolosità."
Nella pagina web informativa del Comune nessun cenno è presente relativamente alla gara che dopo due anni - con proroga - dalla sperimentazione iniziale è stata bandita con evidenza pubblica.
La gara d'appalto c'è stata, ma in tempi molto più lunghi del previsto nelle delibere numero 74 numero 247 della prima metà del 2006.
Senza che vi fosse una motivazione tecnica esplicita. La giunta il 28 giugno 2007, ad un mese dalla scadenza naturale del contratto sperimentale, ha deliberato
"di dare mandato agli uffici competenti di indire una gara pubblica a carattere comunitario, i cui criteri saranno individuati con successivo apposito atto, per l'installazione e la manutenzione di documentatori fotografici ."
Poi è passato un altro anno

Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Sabato 21 Febbraio 2009

mercoledì 4 febbraio 2009

Ancora problemi per le Comunità Montane in Umbria

Non c'è pace per le Comunità montane dell'Umbria. La riforma regionale, che le ha ridotte da nove a cinque, non è servita ad abbatterne le spese e a migliorarne l'efficienza.
Questo almeno è quanto sostenuto da Franco Zaffini, Alfredo De Sio, Fiammetta Modena e Massimo Mantovani ieri mattina alla sala Partecipazione di palazzo Cesaroni.
Ad affiancare gli esponenti del Pdl in consiglio regionale, il sindaco di Todi Antonino Ruggiano che, di fatto, dallo scorso 23 dicembre assessore alla nuova Comunità montana Orvietano-Narnese-Amerino-Tuderte.
Una nomina, la sua, conseguenza di quella che è stata defintica una "soluzione istituzionale". Già, perché la suddetta comunità manca ancora di un presidente e di una giunta.
"Colpa - ha affermato Ruggiano - delle bagarre politica tra partiti e partitini del centro sinistra e delle lotte politiche interne al Pd, che non hanno permesso, a quaranta giorni dall'insediamento del consiglio, di dare una struttura certa all'ente."
Che, di conseguenza, è ancora non operativo. Tant'è che i dipendenti, circa duecento, sono andati in ferie obbligatorie a fine dicembre e per tutto il mese di gennaio.
Allo stato attuale, come sottolineato da Ruggiano, mancano sedi, programmi, responsabili, addirittura non è stato redatto il bilancio preventivo 2009.
"Non è possibile - ha denunciato il sindaco di Todi - che un simile organo, il più grande della regione con i suoi trenta comuni, rimanga inoperoso per colpa di un partito."
La volontà iniziale, attaccano quelli del Pdl, è chiara: trascinare la situazione così com'è fino a dopo le amministrative.
"La Comunità montana - ha dichiarato Ruggiano - è vista come un baraccone per sistemare ex assessori, ex sindaci o qualcuno che deve prendere uno stipendio.
Ma voglio cambiare le cose, traghettando l'ente fuori dall'attuale impasse e sottraendolo alle strumentalizzazioni."
Un obiettivo non facile, anche a causa dell'eredità lasciata dalla precedente Comunità monte Peglia e Selva di Meana.
Un esempio indicativo: per statuto, l'ente doveva distribuire il legname raccolto nella zona di competenza alle famiglie più bisognose, individuate secondo un'apposita graduatoria.
Questo sulla carta. In pratica le cose andavano diversamente. Molto. La legna, infatti, veniva ordinata dalla Romania, trasportata in Umbria e poi devoluta. Un assurdo in piena regola.
"Eppure - ha concluso Ruggiano - ho trovato le bolle degli ordini che lo testimoniano."
Duri, naturalmente, i commenti dei presenti. Alfredo De Sio ha fatto riferimento alla
"responsabilità diretta del Pd, che di fatto è la guida politica delle comunità montane"
, mentre Fiammetta Modena ha rivendicato
"le critiche che erano state rivolte dall'opposizione al testo poi passato in Giunta."
Franco Zaffini, evidenziando le responsabilità della Regione, ha auspicato che
"i cittadini si rendano conto che è arrivata l'ora di cambiare"
, infine Massimo Mantovani ha ribadito come
"nelle comunità continuino ad esserci più impiegati che operai"
Daniele Brizi
Corriere dell'Umbria Mercoledì 4 Febbraio 2009

mercoledì 28 gennaio 2009

Se il Tevere diventa navigabile a Perugia? Qual'è l'utilità?

Solcar le onde Il tratto di fiume interessato "Er barcarolo va controcorrente e quando canta l'eco s'arisente", recita la canzone popolare romanesca.
Chissà se fra cent'anni ci sarà qualcosa di simile...col "donca". Il Tevere umbro diventa navigabile, proprio come quello capitolino. Per circa dieci chilometri. E per tutti. Un servizio-canotti tra Ponte Felcino e Ponte San Giovanni, per chiunque voglia farsi una gita nel biondo fiume, godendosi il paesaggio, la flora e la fauna dell'ecosistema tiberino.
Il progetto, dal costo di 30mila euro, è stato presentato lunedì mattina all'assessorato regionale all'Ambiente di Lamberto Bottini.
É stato esteso dagli uffici delll'assessorato comunale ai lavori pubblici di Claudio Bazzarri.
Il tutto rientra nell'ambito della valorizzazione del Tevere, asse politico-strategico che attraversa unendo insieme le tre istituzioni preposte, Comune, Provincia di Perugia e Regione.
É anche previsto un presidio fisso dove attraccare i gommoni, dotato di una biglietteria e un ufficio per smaltire la burocrazia del caso e vidimare le singole utenze.
Una sorta di "circolo canottieri". Il servizio di navigazione sul Tevere avrebbe anche risvolti didattici, da unire a quel "bosco didattico" che ha in Ponte Felcino il suo epicentro.
Comunque si attendono anche in nulla osta dagli enti di settore (dalla forestale alla protezione civile) per dare il via al "collaudo".
Proprio a palazzo dei Priori i gruppi di maggioranza, incontrando in questo caso anche il voto favorevole dell'opposizione, hanno dato il via ad un progetto di "parco fluviale" del Tevere che interessi la zona nord del Comune.
In questo contesto è nato il percorso pedonale. Adesso toccherà al rifacimento delle sponde in alcuni punti critici

Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Mercoledì 28 Gennaio 2009

venerdì 16 gennaio 2009

Il Cimitero monumentale di Perugia

Riccardo Rossi Schnabl è stato un musicologo di grande fama, molto amico di Puccini e di Mascagni. Viveva in una bellissima villa sul Trasimeno, a Monte del lago dove spesso ospitava gli amici, in particolare Puccini.
Riposa in una tomba nel cimitero monumentale di Perugia. La sua cappella, insieme ad altre di grandi famiglie illustri senza più eredi, è stata messa all'asta due anni fa dal Comune.
Ma è rimasta invenduta insieme ad altre - in tutto una decina. Costava, quella di Schnabl, 250mila euro.
"Una sepoltura - riferisce Giorgio Corrado, capogruppo di An in Comune - di grande pregio architettonico e artistico, finemente decorata con bassorilievi."
Il fatto che non sia stata venduta, aggiunge, è una vera fortuna. Corrado lancia una proposta:
"La tomba monumentale sia utilizzata dall'amministrazione comunale per dare onorata sepoltura a quelle illustri personalità che hanno fatto la storia della città."
E propone:
"perché non costituire una fondazione per gestire questi monumenti che sono la memoria della vita sociale e culturale della città?."
Suggerisce che una fondazione ad hoc, con il concorso di banche e di altri soggetti economici, potrebbe prendere in carico i monumenti funebri.
"Perché non si possono alienare le testimonianze di pietra viva che fanno una grande una comunità soltanto per fare cassa."
E aggiunge che su questi argomento ha presentato una specifica mozione

Corriere dell'Umbria Giovedì 15 Gennaio 2009