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giovedì 26 settembre 2013

Corciano: Riqualificano i cubi del senatore Piano

Dopo quattro anni dal primo intervento, il Comune di Corciano decide di intervenire di nuovo per riqualificare il “Rigo”, il quartiere ai piedi di Ellera che fu realizzato dall'architetto Renzo Piano.

Un insediamento abitativo (molto discusso per la verità) che si sviluppa sulla collina che sta di fronte il raccordo Perugia-Bettolle, fatto di case colorate a forma di cubo realizzato all'inizio degli anni '80 e che ha ora bisogno di interventi di riqualificazione.
La Giunta guidata dal sindaco Cristian Betti, infatti, ha approvato il secondo stralcio degli interventi che riguardano piazza Pasolini, via Ungaretti, via Alvaro e la sistemazione di due dei collegamenti verticali che uniscono le varie zone di quel quartiere.
Si tratta di un progetto significativo e che impegna l'amministrazione comunale a un investimento di 190mila euro.
Vale la pena ricordare a questo punto che quello del Rigo è stato un progetto che il grande architetto (da poco nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano) ha subito disconosciuto.

Egli infatti in verità voleva realizzare un progetto ispirato ai cubi di Rubik che però il Comune di Corciano, a suo dire, gli ha completamente stravolto per costruire palazzi colorati, con materiali diversi da quelli previsti in origine. Nel suo progetto in effetti quelle abitazioni sulla collina corcianese volevano essere case d'elite, in verità sono diventate case di edilizia popolare, tutta un'altra cosa insomma.

La Nazione Giovedì 26 Settembre 2013

domenica 19 maggio 2013

Priori Art Expo: Mostre ed esposizioni nei locali sfitti

Basta con i negozi sfitti, i locali abbandonati a se stessi, le vetrine desolatamente vuote. Via dei Priori imbocca con decisione la strada del rilancio e della vitalità con una settimana di eventi e di installazioni che si rifanno alla formula della `public art' e trasformano la strada in una galleria d'arte contemporanea. Benvenuti a “Priori Art Expo”, manifestazione che si è aperta ieri pomeriggio con il taglio del nastro nella chiesa dei santi Stefano e Valentino che ha dato il via alle mostre, ai concerti e alle iniziative del cartellone.

“Vogliamo rivalutare una zona della città che da alcuni anni è in sofferenza, con i perugini che si riappropriano del centro” ha spiegato Maria Antonietta Taticchi, portavoce di `Priori Open Village', l'associazione che raccoglie residenti e commercianti. L'idea di “Priori Art Export” è semplice e intrigante: rilanciare il ruolo dell'arte e dell'artigianato invitando artisti umbri e non solo ad esporre le loro opere in luoghi chiusi e negozi sfitti della via.
Il risultato è una galleria estesa che riempie di opere di vario genere e stile, di colori e di creatività i locali e le vetrine. Le curatrici della manifestazione, Claudia Bottini e Alessia Vergari, hanno invitato gli artisti Rossella Baciocchi, Angelica Bertoloni, Fulvio Bifarini, Patricia Callerami, Fuderno, Orietta Granocchia, Pietro Nicoletti, Cecilia Piersigilli, Andrea Pinchi e le loro opere si potranno ammirare fino a domenica 26, in spazi chiusi o sconosciuti ma anche in attività e negozi che per l'occasione hanno aperto le loro porte all'arte.

La Festa di via dei Priori prosegue per tutta la settimana, in collaborazione con la Fondazione “PerugiAssisi, capitale della cultura 2019”. Nel programma c'è spazio per la musica, con il concerto di mercoledì sera con l'ensemble Assisi Suono Sacro a Palazzo degli Oddi (un tesoro della via, fresco di riapertura) e per i giovani. Sabato e domenica torna infatti per la quarta edizione “Via dei Priori - Via dei Colori”, l'estemporanea di pittura riservata agli artisti dai 8 ai 19 anni.

La Nazione Lunedì 20 Maggio 2013

mercoledì 1 giugno 2011

La nuova Monteluce sarà "green"

Piccoli dettagli per un grande progetto, che abbia come unico obiettivo la sostenibilità ambientale. E non soltanto sotto il profilo ecologico ed energetico, ma anche estetico e funzionale. Perché la mission che muove chi opera su carta dietro le quinte del cantiere è che una casa, un ufficio vanno progettati per starci bene dentro. Così Monteluce sarà il quartiere "green" della città. Un agglomerato di residenze convenzionate e private, di uffici, attività commerciali e di servizi, avvolto da spazi pubblici, in cui si è deciso di fare uno sforzo in più: far confluire il meglio a livello internazionale sotto il profilo della sostenibilità. Chi acquisterà un pezzetto della nuova Monteluce, quella che sorgerà nell'area dell'ex policlinico, a quanto pare godrà di una certificazione particolare, il marchio di un lavoro inedito che sarà divulgato oggi, insieme ai nuovi render elaborati, esito di un'impostazione tutta nuova in ogni fase della progettazione. Piccoli dettagli per un progetto dalle caratteristiche che si preannunciano alquanto particolari. Monteluce diventa sostenibile. L'architettura e la tecnologia si incontrano per un unico risultato: la Monteluce che verrà sarà sostenibile. Il progetto per l'ex policlinico, come viene descritto nel sito nuovamonteluce.com,
"si caratterizza per una grande attenzione alla tutela dell'ambiente mediante una strategia realizzativa che si sviluppa sulle basi di un'attenta analisi territoriale, dei materiali e dei sistemi da adottare nelle fasi costruttive. Il risparmio energetico degli edifici e l'impatto ambientale dei materiali sono parte integrante delle progettazioni attraverso la definizione di specifiche linee guida e di un vero e proprio protocollo ambientale.L'utilizzo di sistemi bioclimatici atti a valorizzare le caratteristiche energetiche si integra con l'architettura dei nuovi fabbricati. Dispositivi di produzione del calore ad alta efficienza e sistemi di isolamento ad alta prestazione riducono i consumi energetici. Collettori solari e pannelli fotovoltaici consentono l'utilizzo delle fonti rinnovabili. Tetti giardino e sistemi di recupero dell'acqua piovana riducono l'impatto ambientale.Il nuovo quartiere è inoltre pensato nell'ottica di favorire la raccolta differenziata dei rifiutidomestici, l'uso di cogeneratori e impianti centralizzati ad alto rendimento."
Nuovo progetto e stato dei lavori: oggi la presentazione sull'onda di Festarch. Si terrà stamattina la presentazione alla stampa dei nuovi render elaborati dai progettisti, rimodulati in base alle indicazioni della Soprintendenza. Un appuntamento che ben si sposa con il lancio di Festarch, il festival che vedrà da domani Perugia vestirsi di architettura. Oggi sarà l'occasione per fare un giro nel cantiere, una passeggiata fra quel che resta delle mura del vecchio ospedale (il padiglione conservato) e le aree in cui tra poche ore si inizierà a costruire il primo pezzo del quartiere, quella fra la prima e la seconda piazza. Alla presenza della Soprintendenza, sarà mostrato il tratto di fondamenta del fabbricato dell'ex monastero rinvenuto durante i lavori di scavo e movimento terra. Un "documento" rimasto per anni celato e che sarà lasciato a vista.
Il Giornale dell'Umbria Mercoledì 1° Giugno 2011

domenica 16 gennaio 2011

La … nuova scalinata di Sant'Ercolano

Sant'Ercolano si rifà il look. Non parliamo di semplice maquillage, ma di un lavoro di sostanza. Sono infatti oltre ottomila i mattoni necessari per costituire il patchwork in rifacimento. Si tratta della superficie che, movendo dalle scalette dell'antica via "del Lione", s'incunea tra il civico 42, via Campo Battaglia e via Guerriera. Da qui - come recita il nome - passavano le schiere dei rissosi perugini che, ogni primo marzo, si affrontavano nella "battaglia dei sassi". Scontro tra i rioni "de sopra" e quelli "de sotto", rivalutato dal marziale Braccio Fortebraccio, ma stigmatizzato dalle prediche di San Bernardino. Via Campo Battaglia rinverdisce, dunque, gli antichi fasti.
Dopo molti mesi di chiusura, è stata riconsegnata alla città, nell'ottobre scorso, in un aspetto curato e dignitoso. Ma Sant' Ercolano doveva essere finita. Mancava appunto un pezzo importante al completamento dell'opera. Difatti la parte vecchia laterale, logorata e sconnessa, sulla sinistra di chi scende, faceva a pugni col rifacimento integrale della sezione altra di corso Cavour.
La cui ristrutturazione ha interessato anche tutto il lastricato posto ai piedi della basilica dedicata al vescovo "defensor civitatis". Mancava semplicemente il mosaico in mattoni compreso tra le scalette, l'edicola e le antiche strade che esaltano, anche nel nome, la bellicosità della gente del Grifo. L'impresa è alle ultime fasi del lavoro. Il geometra responsabile assicura che per ogni metro quadro sono stati utilizzati 70 mattoni montati per "coltello".
Considerata la superficie di poco superiore ai 100 metri quadrati, insieme ai tanti pezzetti da tagliare per gli smanchi laterali, sono stati necessari non meno di 8000 pezzi di laterizio, intero o segato a misura. Al momento della stretta finale manca ormai un passaggio molto delicato che interessa, stavolta, la scalinata vera e propria. Si tratta di attraversare gli scalini con un grosso tubo dell'acquedotto. Ciò ha comportato lo smontaggio di alcune di file di gradini. I singoli componenti dell'alzata e della pedata se ne stanno al momento, disordinatamente ammucchiati, in attesa del rimontaggio. Il passaggio pedonale per via Sant'Ercolano è interrotto e si devia leggermente verso la parte in mattoni appena completata. Dopo quest'ultima fase d'intervento, la scalinata sarà restituita alla sua perfetta integrità.

mercoledì 4 novembre 2009

L'ex tabacchificio diventerà un albergo

Siamo arrivati ad uno dei simboli della Perugia abbandonata. L'ex tabacchificio di via Cortonese, alle porte della città, non è solo e semplicemente un monumento al degrado. Mèta e tetto di fortuna di molti clandestini che approdano alla "Porta Nova". Certo. Ma anche mancata riconversione di un'attività produttiva morta ancor prima dell'esiziale disaccoppiamento imposto dalle regole comunitarie (Pac)che ha messo in ginocchio tutto il settore tabacchicolo. Una morte "nella culla" segno dei tempi, figlia del combinato disposto della fine di un certo urbanesimo industriale e della crescente urbanizzazione del capoluogo. Quando opifici e zone industriali si sono negli anni decentrati rispetto alla città compatta, lasciando spazio ai palazzoni residenziali, qualcuno si è dimenticato dell'ex tabacchificio. Dimenticanza che è andata a braccetto con mancata capacità delle amministrazioni passate di trasformare il vecchio, di reindirizzare il dismesso in qualcosa di altrimenti fungibile. Pochezza urbanistica, scarsità progettuale, lacune incolmate di sviluppo economico. Per questo oggi Palazzo dei Priori guarda con tanta attenzione quanta speranza al progetto di rilancio dell'area. Sennonché sono passati mesi, anni e alcun pacchetto definito è arrivato al Comune, fanno sapere dagli uffici.
Tuttavia la proprietà, composita e extra regionale per alcune quote (preponderante sarebbe un'ala romana), ci sta lavorando su, informalmente informazioni sono state scambiate. Sempre dall'ente fanno sapere che il documento preliminare potrebbe essere pronto entro la fine dell'anno. Di certo è che la destinazione d'uso prevista nel piano regolatore permette la costruzione di un albergo e di un centro direzionale con una residua quota commerciale. Le novità sono rappresentante dall'architettura e dal mix fra moderno e antico che piace anche all'amministrazione. Una parte dello stabilimento verrà rasa al suolo e verrà completamente ricostruita. Resteranno invece ciminiera e facciata, come reperti rimodernati di archeologia industriale. Un futuro faraonico, stando anche alla disponibilità economica che starebbe dalla parte dei proprietari. Epperò oggi la situazione continua ad apparire preoccupante, allarmante sul fronte del decoro urbano e della pubblica sicurezza. Residenti e esercenti della zona lamentano la presenza infestante di grossi ratti che si aggirano nella zona. Non bastasse, i rumori e i movimenti intercettati durante la notte fanno temere per l'accampamento abusivo continuato. L'ultimo sgombero organizzato risale al 26 agosto scorso. Quando gli agenti della volante hanno nuovamente setacciato lo stabile dell'ex tabacchificio su segnalazione di alcuni cittadini. C'erano tre tunisini, tutti denunciati per invasione aggravata di edificio.
Uno di loro è stato arrestato perché inadempiente ad un precedente provvedimento di espulsione. Arrestato anche il più giovane dei tre, non ancora diciottenne, che era stato condannato per una rapina. Altri sgomberi in locali del genere sono avvenuti negli anni scorsi appunto all'ex tabacchificio ma anche in alcuni altri palazzi abbandonati in via della Pallotta. Negli ultimi mesi le forze dell'ordine stanno reprimendo il fenomeno. Una mano l'ha data l'ordinanza sindacale del 2008 che punisce con una multa da 450 euro non solo gli attendati, ma anche i proprietari che lasciano in stato di degrado e comunque "accessibili" dall'esterno terreni e edifici. 4 - continua Le puntate precedenti sono state pubblicate il 20, 23 e 30 ottobre
Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Mercoledì 4 Novembre 2009

sabato 3 ottobre 2009

Monteluce non vuole essere periferia

Un quartiere, un'identità perduta e un'altra ancora da venire. É questa la realtà di Monteluce, nel cui processo di trasformazione giocano un ruolo fondamentale i trasporti pubblici. A certificarlo sono gli utenti e i cittadini del quartiere. Se Monteluce sino a pochi mesi fa significava ancora ospedale - non solo per perugini e umbri, ma anche per molti pazienti e familiari provenienti dalle regioni del sud d'Italia - ora sono due le linee dirette a collegarlo al polo unico: la f2 Sant'Erminio-Santa Maria della Misericordia e la linea c Sant'Erminio-Pila. La prima è soprattutto la linea degli studenti di Ingegneria che partono alle 8,35 da Sant'Erminio per scendere alle 9, ancora nel quarto d'ora accademico, davanti alla loro facoltà. Dopo la fermata, nel nostro viaggio di venerdì, l'autobus si è praticamente svuotato. All'ospedale, dopo 62 fermate e un'ora esatta di percorrenza, l'autobus ci è arrivato invece alle 9,35. Un piccolo viaggio in cui il vero protagonista è risultato essere il confronto tra la città del passato e quella già proiettata nel futuro. Decisamente più veloce la seconda linea, che congiunge i due poli della città. Lo dimostrano le 35 fermate e gli ottimi 40 minuti testati nel tragitto di ritorno, dal nuovo ospedale a Sant'Erminio, percorsi nella fascia mattutina dalle 9,55 alle 10,35. Peccato che la frequenza, ogni 30 minuti, non contribuisca ad avvicinare e rendere più centrale Monteluce, che sconta adesso dal Santa Maria della Misericordia ben 11mila metri di distanza. E questo, non è forse del tutto inutile ribadirlo, qualche disagio lo crea. La signora Adriana Mosca Billeri, 78 anni, fino all'altro ieri l'ospedale ce l'aveva proprio davanti a casa, racconta. Una bella trasformazione per lei che dal 1971 vive nel suo appartamento di Monteluce. "Adesso è invece tutta un'altra cosa. C'è quell'oretta da mettere in conto." Ed è certo, soprattutto per le emergenze "non è più come prima". Ben vengano comunque le novità ma "chissà se sarò ancora viva per vedere la nuova Monteluce?" Si chiede sorridendo la signora. Il collegamento con l'ospedale c'è "ma per raggiungerlo ci vuole il tempo necessario e purtroppo non esistono scorciatoie", conferma Gabriella, 73 anni e un sorriso per tutti in via Eugubina. Ora l'emergenza vera, fa notare giustamente la signora,
"è un pronto soccorso in loco dato l'alto numero di anziani che risiedono nel quartiere."
Qualcosa, comunque, è cambiato, rileva Feliciana Grilli, che dalla sua edicola in via Eugubina fruisce di un osservatorio del tutto speciale.
"Le lamentele sui collegamenti sono in netto calo."
La situazione sembra migliorata anche ad Alvaro Pagliacci spesso a Sant'Erminio per trovare amici e conoscenti. Sua moglie Fiorella conferma solo in parte:
"Da Sant'Erminio non è che non ci siano le linee, il problema è la frequenza."
Un'odissea quella che la signora è costretta ad affrontare ogni giorno per recarsi al lavoro in via della Pallotta.
"Per la zona di Elce siamo serviti bene, è il collegamento con piazza Partigiani quello più difficoltoso. Per non dire degli spostamenti verso via della Pallotta: per due ore di lavoro resto lontano da casain tutto 5 ore."
Ritardi, anticipi, cambi, bassa frequenza dei bus e mancanza di collegamento. Nonostante la professionalità di molti autisti dell'Apm e lo sforzo fatto sinora dall'azienda sono tante le variabili in gioco nella partita, che sembra aver acquisito oramai tutto il sapore di una sfida: riportare Monteluce al centro
Isabella Rossi
Corriere dell'Umbria Sabato 26 Settembre 2009

lunedì 17 agosto 2009

La zona di Sant'Erminio di Monteluce

"Tutti parlano di Monteluce, ma nessuno si occupa di Sant'Erminio, la zona residenziale del quartiere.
Da quando l'ospedale si è trasferito gli universitari sono diminuiti e gli appartamenti sono affittati a gente poco raccomandata che ha portato un aumento dello spaccio."
Così Roberto Vitali, cogestore di uno dei bar del posto, denuncia la situazione nel quartiere a ridosso del centro storico.
"Le zone verdi dopo la palestra sono in uno stato di degrado – continua Vitali -. È un'area che comprende anche le strutture dove prima si trovava il tennis club. È un peccato che uno spazio, che naturalmente offre un posto ricreativo per i bambini e le famiglie del quartiere, soprattutto di Sant'Erminio, sia lasciato morire.
Anche gli anziani che non possono raggiungere il circolo si incontrano a ridosso di un parcheggio, proprio sopra il bar e si portano le sedie da casa.
Anche perché andrebbero sistemati dei marciapiedi che collegano la parte bassa con il circolo. Per un tratto del percorso si cammina sulla strada."
Monteluce è una zona di Perugia che sta cambiando volto dal punto di vista urbano.
"Siamo in attesa che nasca la nuova Monteluce"
chiosa l'ex Presidente della Circoscrizione di riferimento, Porta Sole, Fausto Guastalvino.
La chiusura dell'ospedale, però, sta portando danni economici ai commercianti del posto.
"Il lavoro non è come quello di una volta – spiega un barista del locale ai lati della piazza di Monteluce, di fronte alla Chiesa -.
Prima si fermavano medici, infermieri, familiari dei ricoverati nella struttura ospedaliera, ma anche i tanti studenti universitari che alloggiavano in questa zona.
Ora si sono trasferiti tutti. E il nostro lavoro ne risente."
"La chiusura dell'ospedale ha influito indubbiamente dal punto di vista dei commercianti – sostiene Sergio Poggianti, Presidente della bocciofila di Sant'Erminio -.
Ma si è registrato anche un calo degli universitari fuorisede. Il loro posto è stato preso dagli extra-comunitari. Negli ultimi tempi c'è stato un inserimento della comunità cinese."
Monteluce è un quartiere pieno di iniziative per i ragazzi. Le attività sportive raccolgono gran parte dei giovani che abitano nella zona.
"La palestra comunale è il punto di riferimento per la società di pallavolo. C'è anche una squadra di calcetto e di calcio – afferma Roberto Vitali -, tutti frequentati dai ragazzi del posto.
La voglia di stare insieme c'è, lo spirito d'iniziativa pure. Mancano le strutture. Ad esempio il calcio si allena sul campo di Ponte Felcino e il calcetto sfrutta la palestre del Cus e altre aree sportive.
Mentre il campo da calcio che c'è sotto la palestra comunale è lasciato in mano ai tossicodipendenti."
I residenti del quartiere chiedono maggiori strutture ricreative. Il Presidente della bocciofila di Sant'Erminio si fa portavoce di quest'istanza.
"Le strutture ricreative sono poche rispetto all'esigenza della gente. Il circolo, assieme alla polisportiva – commenta Sergio Poggianti - è un centro di aggregazione. Tutt'intorno c'è un parco attrezzato per i bambini e sotto si trova un campetto da calcio regalato dal calciatore Marco Materazzi alcuni anni fa.
Certo, per gli anziani ci sono più iniziative rispetto ai giovani, ma le esigenze sono anche minori."
Il vuoto lasciato dalla Circoscrizione non sembra preoccupare i residenti di Monteluce.
"La Circoscrizione non ha fatto molto per questa zona. Ha lavorato solo per il Circolo"
commenta Roberto Vitali, mentre Sergio Poggianti dice di
"avere speranze migliori con un rapporto diretto con l'amministrazione comunale."
di Valentina Pagliacci
Il Messaggero Venerdì 7 Agosto 2009

sabato 4 luglio 2009

C'era una volta il Molino Pastificio Ponte


"Senza rimpianti" - ha tenuto a sottolineare Angelo Colussi, il committente. Questa mattina, tra le 8.30 e le 8.50, molto dipenderà anche dalle condizioni atmosferiche, la General Smontaggi e la Tecnomine, faranno saltare in aria il Molino Pastificio Ponte.
Saltare in aria per modo di dire perché, più esattamente, i 125 chili di esplosivo, piazzati in un certo modo e in una certa maniera e fatti esplodere non tutti insieme, ma con microritardi di millesimi di secondo, abbatteranno il grande silo di 55 metri di altezza, come un albero.
Addirittura la struttura, per effetto dell'esplosione, compirà una sorta di semi-giro verso sud-ovest per cadere nella direzione voluta dagli esperti: verso via Manzoni.
Un lavoro che sarà effettuato con tecnologie sofisticate e che sarà monitorato addirittura con apparecchiature sismiche per verificare l'impatto al suolo delle 10mila tonnellate di inerti.
La struttura insomma, non si sbriciolerà e, dopo, per completare l'opera, saranno fatti intervenire mezzi come l'escavatore ciclopico Pmi 980 da 140 tonnellate (ne esistono solo 4 esemplari al mondo), oltre a frantumatori, cesoie, pinze demolitrici, pinze multiuso, benne frantoio, benne vagliatrici, martelli demolitori.
Stamane il traffico in tutta l'area interessata, che è la parte più vecchia di Ponte San Giovanni, sarà bloccato, per motivi di sicurezza (l'operazione per il Comune sarà coordinata da Roberto Chiesa), alle 7 del mattino.
Chi vorrà assistere l'evento potrà farlo, in particolare dalle zone più alte, da una distanza di cento metri (che è quella di sicurezza).
Quando tutto sarà pronto, prima di dare il segnale all'esperto che darà fuoco alle micce, verrà bloccato il traffico nei due sensi sulla E45 e verrà bloccato anche il traffico aereo sopra il cielo di Ponte San Giovanni.
Gli abitanti della "zona rossa" (cioè i 250 abitanti che vivono in palazzine all'interno dei 100 metri di distanza dalla torre da abbattere) verranno evacuati di primo mattino.
Gli abitanti della zona verde (altre 100 persone) potranno restare nelle loro case a determinate condizioni, prendendo cioè tutta una serie di precauzioni.
Uno dei problemi più rilevanti potrebbe essere la polvere. Anche a questo problema però è stata trovata una soluzione: tre cannoni ad acqua "spareranno" sulla struttura per limitare o annullare le conseguenze del crollo
Elio Clero Bertoldi
Corriere dell'Umbria Sabato 4 Luglio 2009
video dal canale youtube moncioperugia

venerdì 29 maggio 2009

Ponte San Giovanni pronto a cambiare

La grande torre del silo, alta 57 metri, sparirà. E con lei cambierà definitivamente lo skyline di Ponte San Giovanni. Ben 115 mila sono i metri cubi da demolire. Poi partiranno i lavori e dove, per decenni, dalla Prima alla Seconda guerra mondiale fino al disastroso incendio di fine anni Ottanta, è rimasto il Molino Pastificio Ponte, sorgerà il cervello del Gruppo Colussi, insieme a un centro direzionale-produttivo e residenziale ed un grande parco sul lato destro del Tevere.
Quattro torri alte 43 metri (dodici piani di altezza), una piastra a piano terra che fungerà da raccordo e che sarà dedicata ad attività commerciali, una grande area verde: il tutto curato dallo studio "Signorini e associati".
Il più grande intervento, nel territorio del Comune di Perugia, dopo Monteluce. Quattro ettari di terra, cioè 38mila metri quadrati di superficie utile complessiva che, dopo la costruzione delle strade interne, si ridurranno a 21 mila, di cui il 60% residenziali e il 40% direzionale-produttivo.
Il fiore all'occhiello del progetto è il parco pubblico di 11mila metri quadrati, accanto al quale è stato progettato anche un parcheggio per 390 posti.
Per molti anni il progetto è rimasto bloccato. L'allora sindaco Mario Silla Baglioni ed il vicesindaco Renato Locchi agli operai choccati dal terribile incendio, all'epoca di proprietà Bsn Danone, che mormoravano: "Vogliamo vedé se adesso cambierete il piano regolatore…", replicarono che "Mai e poi mai" avrebbero fatto una cosa del genere. Nel 1999-2000, dopo che il Gruppo Colussi inglobò la Bsn Danone (e con questa l'Agnesi, la Ponte e i suoi terreni), scoppiò una sorta di lotta tra Imperia e Perugia per ospitare il centro direzionale Colussi.
L'imprenditore che guida la grande azienda umbra spiegò che avrebbe portato il cervello dell'azienda là dove il progetto fosse arrivato prima al varo.
Il Comune di Perugia, dopo una serie di contatti, ha dato il via libera al progetto che, per certi versi, restituisce il Tevere ai ponteggiani.
E al tempo stesso non attesta la fine industriale della popolosa frazione visto che sulle polveri della Ponte (che fu la prima azienda italiana di serie a a sponsorizzare una squadra di calcio, sotto la regìa dell'allora presidente dell'Ac Perugia, Franco D'Attoma), sorgerà il cuore pulsante di un'altra dinastia industriale umbra, la Colussi appunto (dopo la famiglia Mignini).
[...]
Elio Clero Bertoldi
Corriere dell'Umbria Venerdì 29 Maggio 2009

domenica 17 maggio 2009

Il nuovo quartiere di Monteluce

Il nuovo quartiere di Monteluce
Monteluce Perugia
Il plastico di Bolles+Wilson per il nuovo quartiere di Monteluce a Perugia.

giovedì 7 maggio 2009

Come sarà il nuovo Monteluce

É il più grande intervento di trasformazione urbana di Perugia. Fa voltare pagina a un secolo di vita che ha vissuto a Monteluce la sua cittadella sanitaria. Il 14 settembre 1910 la posa della prima pietra dell'ospedale allora nuovo: per celebrare anche il cinquantesimo della liberazione dal potere papalino, con l'arrivo il 14 settembre 1860 dei bersaglieri piemontesi.
Non è esagerato dire, una volta tanto, che il cambiamento è "epocale". Resterà un centro sanitario, il padiglione della patologia chirurgica, per ricordare la vocazione primaria del luogo.
Ma i 65mila metri quadrati del cosiddetto "recinto" muteranno volto, destinazione, uso. Con un'operazione complessa e costosa (120 milioni di euro di investimenti iniziali) che, ultimata, non resterà hortus conclusus.
Il nuovo quartiere polifunzionale intende infatti allacciare la sua vita, il suo quotidiano movimento di persone, non solo al resto del rione ma all'interà città.
Proprio grazie al suo essere "molteplice" e aperto. Il volto dell'edificato sarà di piccole costruzioni condominali e villette private. Niente di grande. E poi un albergo, una scuola, un centro congressi e una clinica privata, un presidio sanitario pubblico, negozi, alloggi per studenti.
La volumetria esistente (263.500 metri cubi) non aumenterà; il 43 per cento destinato a residenze private, il 25% delle quali sarà di edilizia convenzionata.
Deus ex machina la nuova proprietà, Bnp Paribas Reim che reinventa secondo il progetto vincitore al concorso internazionale bandito per riformulare tutto: quello dello studio di architettura tedesco-australiano "Bolles and Wilson".
Il quale pone estrema attenzione al rispetto dell'ambiente evitando incursioni di edificati invasivi; cura e concede spazio al verde con tre parchi e varie piazze fiorite per la socialità; sceglie la strada attenta della riduzione dei consumi energetici.
Ma tutto gratificando la vista. Secondo quella concezione del "bello" trascurata in anni per nulla lontani, che è sostanza e qualità del vivere.
Perché garanzia anche di comfort e di soluzioni pratiche. Un protocollo che accompagna il progetto indica le linee guida e gli obiettivi da tradurre in pratica nelle fasi successive.
Altri architetti, altri professionisti, si occuperanno, di volta in volta, entrando nei dettagli del vasto progetto d'insieme.
Che pezzo dopo pezzo cerca l'interesse del mercato. Qualche cifra per inquadrare meglio la complessa operazione di Monteluce. Seimila e cinquecento i metri quadrati destinati agli spazi commerciali, 6mila agli uffici, 10mila alle strutture ricettive, 7mila ai servizi socio-sanitari, 6mila e cinquecento alle residenze per studenti.
Ancora, e molto importanti: 10mila e cinquecento metri quadrati di verde pubblico, 9mila e cinquecento per piazze e spazi pedonali, 9mila e cinquecento per parcheggi pubblici.
Dell'esistente rimarranno in piedi i padiglioni d'ingresso, costruzione ottocentesca con alcune parti preesistenti dell'antico convento risalente al 1200, la chiesa con gli affreschi del pittore perugino futurista Gerardo Dottori , restaurati di recente.
Il rione modello manterrà la sua vocazione universitaria con gli alloggi destinati agli studenti. In via del Giochetto andranno (ben prima dei sette anni previsti per realizzare il progetto complessivo) alcune facoltà universitarie della Conca.
Non appena la presidenza di Medicina e chirurgia con i vari ambulatori operanti lì si trasferiranno nella nuova e già luccicante sede della facoltà in via di completamento al polo unico di Santa Maria della Misericordia, a Sant'Andrea delle Fratte.
Data prevista, l'autunno di quest'anno. E sarà, con l'inaugurazione, un'altra festa grande. Un'altra svolta cittadina. Con il quartiere prima "operaio" di San Sisto che muterà vocazione. E diventerà a tutti gli effetti universitario

Donatella Murtas
Corriere dell'Umbria Mercoledì 6 Maggio 2009

giovedì 23 aprile 2009

Con il nuovo Palazzo Grossi cambia il volto di Perugia

Lo skyline, l'orizzonte di Perugia è cambiato. La teoria delle torri, dei campanili e dei tetti antichi della città è stata alterata. Nel bene o nel male l'"altro" fa infatti la irruzione. Un nuovo "nato" si culla nella complessa, composita - stratificata dal Medioevo - architettura della vetusta.
E fa sentire il suo vagito. O meglio fa vedere il suo volto, epifania di linee e colori che segnano una cesura netta col passato: basta arrampicarsi per la strada sinusoidale di Montemorcino e fissare l'acropoli.
Rosso (rame) e bianco, simboli peraltro cari alla Perugia sportiva, geometrie semplici che ricordano opifici anni Settanta e loft metropolitani.
Razionale. In realtà si tratta dell'apice della nuova sede del Comune, l'erede designato di palazzo dei Priori.
Si chiama palazzo Grossi, fu ex Pascoli. La storia plurisecolare della città va ad annettere una estetica fino ad oggi sconosciuta al centro storico.
Soprattutto nelle altezze, la parte superiore del "cubo", minimalista nella forma, si staglia diverse decine di metri sopra la linea dell'orizzonte sino ad oggi conosciuta.
Già diversi curiosi hanno scattato foto e raffrontato il prima e il dopo, il com'era e com'è adesso il volto di Perugia.
La questione interessa rivolti architettonici, paesaggistici, storico-artistici. I vincoli del centro storico sono innumerevoli, e il progetto è stato vidimato - stando alle certificazioni - da tutti gli organi competenti.
La forma tecnico-burocratica è quella del project financing, il partenariato fra pubblico e privato.
Con una parte in denaro in capo all'amministrazione e una parte ai costruttori. Il progetto preliminare, quello definitivo e l'esecutivo sono stati "partecipati" dunque a più livelli.
Il sindaco Renato Locchi considera il palazzo un fiore all'occhiello del "fare" (sarebbe meglio dire dell'aver fatto, a questo punto) del suo doppio mandato.
E sbeffeggia le critiche.
"In Comune - afferma il sindaco Locchi - stanno arrivando lettere, apprezzamenti di chi sta visitando il palazzo: sono ammirati del recupero e della qualità architettonico del recupero: io mi occupo solo di questo."
La scheda tecnica offre cifre da capogiro. Importo dei lavori: 6,1 milioni di euro, durata dell' intervento: 740 giorni, superficie utile complessiva: 6835 mq, di cui 5715 di uffici, 745 mq di superfici accessorie e 375 mq di superfici esterne.
Posti di lavoro: 262. L' edificio permette di ospitare funzioni che attualmente sono dislocate in altri ambiti del centro, tra Palazzo Bianchi, i locali adiacenti a Palazzo dei Priori e quelli di Porta Eburnea.
" Il progetto- spiegano dal Comune - si propone di dare risposta ai molteplici requisiti richiesti dalla nuova funzione senza però stravolgere l'impianto originario del palazzo né l'immagine radicata nella memoria collettiva della città"
Il nuovo "aspetto" è dato dal restyling, nessuna sovracubatura.
In particolare
"la ristrutturazione è consistita, per la parte esterna, in un sostanziale lavoro di manutenzione e restauro, per non alterare l' aspetto dell' edificio, con la valorizzazione e riorganizzazione degli ingressi attraverso l'uso di lamiere in acciaio corten"
Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Giovedì 23 Aprile 2009

martedì 21 aprile 2009

La prima demolizione a Monteluce

(i.r.) é indubbio, Monteluce sta soffrendo le inevitabili conseguenze del trasferimento dell'ospedale con un calo della domanda di residenza, di servizi commerciali e della redditività complessiva.
Le preoccupazioni del quartiere sono state ufficialmente esplicitate venerdì sera in un incontro pubblico organizzato dal Pd, presso il circolo Arci di Sant'Erminio.
Per Wladimiro Boccali il primo incontro con la cittadinanza con l'investitura ufficiale a sindaco, ha sottolineato Giacomo Leonelli, segretario comunale Pd, presente insieme al deputato Giampiero Bocci e alla senatrice Anna Rita Fioroni.
"Monteluce è un quartiere che non ha fatto comitati, né proteste nonostante il trasferimento dell'ospedale"
ha sottolineato Luciano Moretti, presidente del circolo Arci, che ha raccolto in un documento tutte le criticità sollevate.
Una partecipazione silenziosa ma attenta e numerosa quella dei commercianti e residenti desiderosi di informarsi sulle trasformazioni del quartiere che raggiunse, tra gli anni '70 e '90, l'apice di redditività.
Il futuro sembrerebbe ora riservargli una seconda primavera, stando alle linee d'intervento fissate dal piano regolatore che prevedono un rilancio complessivo dell'area.
"So che siamo in una fase difficile"
ha ammesso Wladimiro Boccali
"ma dal 31 dicembre abbiamo iniziato i lavori."
Diversi tecnici si aggirano già nell'area della ex cittadella ospedaliera e il 5 maggio, ha anticipato il candidato sindaco del Pd, verrà demolito il primo padiglione.
All'interno dell'area ci sarà anche spazio per un auditorium e un centro salute. Da un confronto con i vertice dell'Asl 2 sarebbe stato confermato anche il trasferimento di alcune attività ambulatoriali.
Fondamentale sarà la attenuazione delle differenze tra l'area ex-ospedaliera ricostruita e la zona di via Eugubina
Corriere dell'Umbria Lunedì 20 Aprile 2009

mercoledì 8 aprile 2009

La nuova Piazza Morlacchi

Piazza Morlacchi e le vie adiacenti verranno riconsegnate al pieno godimento dei cittadini nel brevissimo arco di qualche giorno.
È questa la ragionevole promessa che gli addetti al completamento dei lavori fanno ai cittadini, stressati da una serie di cantieri (ex Gelsomini, ex media Pascoli) che sono sembrati interminabili.
D'altronde, l'ordinanza sindacale che, per motivi di sicurezza, fa divieto di accedere in zona è stata prorogata di un paio di giorni.
Parimenti è stato disposto l'allungamento della sosta per il capolinea buxi in piazza Cavallotti.
"Non è stato per niente semplice - commenta un addetto - anche perché occorreva concordare i tempi d'intervento dei vari soggetti (Enel, Telecom, Comune per le fognature) e sincronizzarli, in modo da ridurre le lungaggini.
E anche allo scopo di non dover guastare quanto appena fatto."
E qualcuno , memore di numerosi esempi in tal senso, si domanda se il rischio non sia concreto.
Spesso, infatti, "a giochi fatti", si sono visti numerosi cantieri ripartire col gas o altre tubazioni di servizio. La risposta, assolutamente tranquillizzante, sostiene che la linea dei cavi elettrici e quella della larga banda è completa. Passare materialmente i fili è cosa da niente, e non comporta scavi o rotture. Un altro lavoro impegnativo è stato quello di raschiare i precedenti manti d'asfalto allo scopo di non sfalzare i piani rispetto a piazza degli Aratri.
Difatti la sede stradale è stata spolpata, fino a giungere alla primitiva pavimentazione in lastre di arenaria. Ma non sarebbe stato bello recuperarla? Impossibile, rispondono, per una questione di costi e di tempi. E poi, aggiungono, è una soluzione che ha il suo bello per una viabilità completamente pedonalizzata. O quasi. Ma, col traffico intenso di questa zona, il lastricato sarebbe durato ben poco. Intanto sono state perfettamente ribitumate via della Pernice, via Guardabassi, via Tiberi (che lambisce palazzo Bianchi), e via del Cotogno (che adduce in via del Verzaro).
Quest'ultima completamente a mano, data l'impossibilità di entrarci con la macchina.
L'area davanti alla biblioteca umanistica interdipartimentale, di prossima inaugurazione, è liscia e tirata. Manca solo la segnaletica orizzontale. Moreno Mariotti, braccio destro dell'ingegner Fagiolari e responsabile delle infrastrutture stradali, segue personalmente i lavori, tra il tanfo del catrame caldo, in mezzo al rumore di asfaltatrice e rulli compressori.
Afferma:
"Con la recente approvazione del bilancio, sarà possibile dare seguito ad una serie di lavori che attendono da tempo.
E fornire risposte ai numerosi cittadini che giustamente segnalano buche e dissesti.
Ne siamo consapevoli e ci stiamo attivando per operare in tutti i contesti che richiedono manutenzione.
D'altronde, il tempo inclemente ha impedito interventi tempestivi ed ha peggiorato la situazione."
Dunque, nell'uovo di Pasqua i Perugini troveranno una preziosa parte del centro restituita ad una condizione dignitosa. Ma un negoziante osserva sornione:
"Ci vorrebbero le elezioni una volta all'anno."
Battuta maliziosa. Che contiene un filo di antica saggezza popolare

Sandro Allegrini
Corriere dell'Umbria Mercoledì 8 Aprile 2009

domenica 28 dicembre 2008

Finisce un'epoca quella dell'Ospedale di Monteluce

Il primo ospedale Santa Maria della Misericordia a Perugia era in via Oberdan. Fu ribattezzato a Monteluce
"Ospedale civile 14 settembre 1860."
Data che ricordava la vittoria dei piemontesi sugli svizzeri papalini. Il trasferimento (dal 1910 al 1923) durò 13 anni. Settecento anni di storia, con gli albori datati al 1305. Serviva non solo per i malati, ma per accogliere "poveri, infermi e pellegrini" in particolare. Nel 1600 ce ne erano venti, e ogni collegio ne aveva uno proprio. Adesso che siamo nel 2008 (ancora) ha avuto luogo la grande unificazione (questa da nove anni, con scatto di reni negli ultimi due anni): da due ad uno, il polo unico del Santa Maria.
Dopo domani la chiusura del portone di Monteluce, l'ultimo atto. Al posto del complesso sanitario un moderno centro direzionale e di servizi rivolto in particolare agli studenti dell'ateneo

Corriere dell'Umbria Domenica 28 Dicembre 2008