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mercoledì 19 febbraio 2014

A Perugia verso un Farmaco intelligente contro la leucemia

A breve - questione di mesi - le riviste scientifiche internazionali annunceranno l'efficacia di un farmaco studiato a Perugia e capace di neutralizzare la leucemia a 'cellule capellute'.

Scandisce il professor Brunangelo Falini “ abbiamo identificato la mutazione del gene Braf in questa forma di leucemia. Cosà siamo stati in grado di utilizzare un inibitore di Braf, il Vemurafenib, già disponibile per la terapia del melanoma metastatico”.

Falini, direttore del Centro perugino di ematologia, confida:

“Ho il dovere della riservatezza, comunque posso dire che sono incoraggianti i primi esiti con questo farmaco intelligente in pazienti resistenti a trattamenti chemioterapici convenzionali”.

Sarebbe, dunque, un'ulteriore conquista nata e germogliata nell'Istituto umbro al quale da più di vent'anni il mondo guarda con ammirazione.
A Perugia ferve un piccolo grande Centro per la cura delle leucemie.
Con un attivismo silenzioso, eppure così prorompente da far drizzare le orecchie alla medicina internazionale, vi operano scienziati che continuano a segnare le tappe di conquiste storiche.
Più di vent'anni fa il primo messaggio lanciato alla scienza dal professor Massimo Martelli e dalla sua equipe: il trapianto di midollo da familiare non compatibile.
Impresa ritenuta impossibile. Da allora l'applicazione (che ha salvato migliaia di vite) è divenuta patrimonio mondiale.

“Oggi - rileva Falini - approfondendo quel successo si cerca di potenziare l'effetto antileucemico e ridurre le complicanze infettive”.

Altro cardine della ricerca 'perugina’ è stato, nel 2005, la scoperta all'interno del genoma della leucemia acuta mieloide della mutazione specifica del gene della nucleofosmina.

“Una scoperta - incalza Falini - ora sfruttata in tutto il mondo per migliorare la diagnosi e guidare la terapia di questa forma di leucemia. Il nostro prossimo obiettivo è identificare un farmaco intelligente, cioè mirato su un bersaglio preciso (il gene Npm1 mutato), quindi straordinariamente efficace”.

Il Professor Falini si entusiasma immaginando le prospettive che le conquiste della genetica offrono alla medicina:

“Se si pensa ai progressi recenti non vedo perché si dovrebbero supporre invalicabili limiti alle conquiste. Ora siamo capaci di sequenziare totalmente il genoma tumorale e abbiamo un’opportunità unica, in ematologia, per cercare farmaci tesi a colpire le lesioni genetiche. Sul fronte assistenziale il nostro Centro, pur piccolo, lavora con fervore coprendo le varie aree della oncoematologia.
Seguiamo la trapiantologia (120 trapianti annui) ma anche la terapia farmacologica (900 ricoveri) e le prestazioni ambulatoriali.
E nei laboratori sono impegnati, oltre a me, autentici valori come Andrea Velardi, Cristina Mecucci, Franca Falzetti e Maria Paola Martelli.
E c'è una pattuglia di ricercatori, talora quasi volontari, che ci danno dentro con passione, animati dalla voglia di superare i presunti confini della scienza. Tutto questo è possibile anche grazie al sostegno del Comitato Chianelli”.

La Nazione Mercoledì 19 Febbraio 2014

martedì 21 settembre 2010

Il Santa Maria della Misericordia: una città di camici bianchi

Quasi una città Il Santa Maria della Misericordia Ogni giorno dodicimila persone attraversano i lunghi corridoi bianchi. Entrano negli ambulatori, si sottopongono a visite, ritirano referti. Nascono e muoiono. Il Santa Maria della Misericordia, il più grande ospedale della regione, sta per spegnere le sue prime due candeline come polo unico ospedaliero-universitario, dopo la chiusura definitiva di Monteluce.
Una città nella città dove tra "signori delle corsie" e baroni si disegna il volto della sanità umbra. Ora più che mai in vista del rinnovo della convenzione con la facoltà di medicina e l'inizio di una nuova stagione calda di nomine e concorsi per almeno cinque poltrone importanti.
L'azienda ospedaliera perugina, saldamente in mano al riconfermato Walter Orlandi, affiancato nella direzione sanitaria da Giuseppe Ambrosio, si divide in dipartimenti sanitari e strutture complesse o cliniche. Il dipartimento dell'emergenza e accettazione (ancora senza direttore) raccoglie le due anestesie (una ospedaliera e l'altra universitaria) dirette da Francesco Paoletti e Vito Aldo Peduto, la chirurgia generale d'urgenza diretta dal professor Annibale Donini e il pronto soccorso.
É questa una delle poltrone più calde: dopo l'era Bussani, ora presidente nazionale della Società italiana sistemi 118, la direzione dovrebbe passare all'attuale reggente, Mario Capruzzi. Il dipartimento di scienze cardio-toraco-vascolari, che attende un direttore di nomina universitaria, è suddiviso in 6 unità complesse: la cardiochirurgia di Temistocle Ragni convenzionata per la formazione dei medici specialisti cardiochirurghi con la scuola di specialità in cardiochirurgia dell'Università di Pavia. La cardiologia diretta da Claudio Cavallini e la cardiologia e fisiopatologia cardiovascolare diretta dal direttore sanitario Giuseppe Ambrosio. Chiudono il dipartimento la chirurgia toracica diretta dal professore Francesco Puma, quella vascolare al momento in mano a Giuseppe Giordano successore di Piergiorgio Cao, sbarcato al San Filippo Neri ma rimasto legato a Perugia con una consulenza, e la medicina interna e la stroke unit di Giancarlo Agnelli.
Massimo Martelli, uno dei luminari umbri capace di attrarre pazienti da fuori regione, è a capo del dipartimento di scienze onco-emato-gastroenterologiche . Cinque le strutture complesse che afferiscono al dipartimento: naturalmente l'ematologia e Tmo (trapianto midollo osseo) del professor Martelli stesso, l'altra eccellenza perugina rappresentata dalla gastroenterologia guidata da Antonio Morelli, a capo anche della scuola di specializzazione dell'università di Perugia e centro di riferimento regionale per i pazienti candidati al trapianto di fegato. L'oncologia medica diretta da Lucio Crinò, la radioterapia diretta da Cynthia Aristei e il servizio immunotrasfusionale di Carla M. Silvani. Gianmarco Perticoni è invece a capo del dipartimento di neuroscienze ed organi sensoriali , direttore a sua volta della clinica di neuro fisiopatologia. Il dipartimento si compone della clinica neurologica di Paolo Calabresi, la clinica oculistica di Cesare Fiore, l'otorinolaringoiatria diretta da Antonio Frenguelli, la neurochirurgia di Pierpaolo Lunardi e l'unità spinale unipolare della dottoressa Renée Maschke.
Il dipartimento materno infantile ha invece un coordinatore, il professore Giuseppe Affronti, e un direttore di dipartimento interaziendale per l'eta evolutiva (referente dell'Asl 2 e 3), il professore Giuseppe Castellucci.
Ad Affronti, direttore della clinica di ostetricia e ginecologia ospedaliera, si affiancano Antonino Appignani per la clinica chirurgica pediatrica e Mario Furbetta nella clinica pediatrica vera e propria (alla clinica fa capo l'Utin, l'unità di terapia intensiva neonatale di cui è responsabile la dottoressa Patrizia Bragetti che ha sottoscritto una convenzione anche con l'ospedale romano del Bambin Gesù). Completano il dipartimento la clinica ostetrica e ginecologica universitaria diretta dal professore Gian Carlo Di Renzo, la neonatologia da Giancarlo Barboni e l'oncoematologia dal professor Franco Aversa. Due sostanzialmente i dipartimenti di medicina interna e specialistica , l'uno ospedaliero e l'altro universitario. In medicina 1 si è da poco risolto il caso di Geriatria, dopo l'uscita di scena di Attilio Losito l'incarico è passato a Patrizia Mecocci. Si aggiungono la medicina del lavoro diretta da Giuseppe Abbritti (a capo anche del dipartimento), la medicina interna, le scienze endocrine e metaboliche del professor Fausto Santeusanio, la medicina interna e le scienze oncologiche di Geremia Bolli e Oronzo Penza direttore della pneumologia e unità di terapia intensiva respiratoria. Al professore universitario Elmo Mannarino invece il compito di guidare la medicina 2 composta dalla clinica dermatologica di Paolo Lisi, le malattie infettive di Franco Baldelli, la medicina interna, angiologia e malattie da arteriosclerosi dello stesso Mannarino. Ancora vacante la nefrologia e dialisi retta dal facente funzioni Massimo Cozzari.
Nel dipartimento di scienze chirurgiche diretto dal professor Giuseppe Noya (a capo nello specifico della clinica di chirurgia generale e oncologica), altre sei cliniche e un'altra eccellenza perugina, la struttura complessa di chirurgia generale retta da Giovanni Natalini. Nel dipartimento anche la chirurgia plastica e ricostruttiva di Carmine Alfano (con consulenze e attività interaziendali con l'azienda ospedaliera ternana), la clinica odontoiatrica diretta da Potito D'Errico, quella urologica di Massimo Porena (con il centro della calcolosi, di oncologia urologica, di uro ginecologia e neuro urologia e andrologia). Chiude le specialistiche l'ortopedia e traumatologica di Auro Caraffa: il professor Giuliano Cerulli, emigrato ad Arezzo tra le polemiche, mantiene la direzione delle scuole di specializzazione (ortopedia e traumatologia, medicina fisica e riabilitazione) e la traumatologia superspecialistica.
Chiude il quadro il dipartimento diretto dal professor Emilio Carmelo Gentile di diagnostica per immagini e di laboratorio. Oltre alle due radiologie, ospedaliera e universitaria, dirette dal professor Gentile e Luciano Lupattelli, si aggiungono le due medicine nucleari - quella universitaria ancora vacante, l'altra retta da Massimo Eugenio Dottorini - la fisica sanitaria di Gianni Gobbi e la neuroradiologia di Pietro Floridi. Per la diagnostica di laboratorio, due le unità operative quella di microbiologia del rettore dell'università di Perugia Francesco Bistoni (a capo anche del laboratorio di micro batteriologia) e l'anatomia e istologia patologica retta da Antonio Cavaliere, coadiuvato da Paolo Giovenali per la citologia e istologia diagnostica. In cerca di primario invece il servizio di patologia clinica ed ematologia
Patrizia Antolini
Corriere dell'Umbria Martedì 21 Settembre 2010

martedì 17 marzo 2009

La sentenza per i medici colti a dormire in servizio

"La turnazione era inadeguata a garantire la continuità del servizio e costituisce grave infrazione addebitabile per lo meno a negligenza degli autori.
Ma è grave anche l'infrazione commessa sia a titolo di dolo (nel caso di distacco accertato dei telefoni), sia a titolo di colpa con previsione (nel caso di negligente predisposizione di una turnazione prevedibilmente inadeguata rispetto alle concrete esigenze)."
É questo il succo della deliberazione, la numero 5 del 2009, con la quale il collegio arbitrale di medicina generale, all'unanimità ha proposto di irrogare ai cinque medici della guardia medica la
"revoca del rapporto convenzionale di continuità assistenziale."
Il provvedimento è firmato dal presidente del collegio, avvocato Giorgio Casoli e dal segretario dello stesso collegio giudicante, Ivana Ranocchia.
I cinque medici - G.g., F.s.p., W.r., A.a.
e A.p.
- operanti nel presidio di continuità assistenziale, in via Scarlatti, la notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso, vennero trovati dai carabinieri o (uno di loro) sul posto di lavoro con le due linee del telefono staccate oppure (gli altri quattro) a dormire.
Le posizione dei cinque medici implicati nella vicenda si sono diversificate.
I quattro che dormivano hanno respinto gli addebiti sostenendo che
"in conformità di una prassi da lungo tempo praticata e anche necessitata per la natura del servizio, avevano predisposto una turnazione fra loro che avesse consentito ad almeno un sanitario di rispondere al telefono mentre gli altri quattro espletavano gli altri servizi ovvero riposavano."
I quattro hanno dichiarato di essersi ritirati nelle loro stanzette verso l'una o le due del mattino, mentre in accoglimento di una sua specifica richiesta, il quinto
"avrebbe ricevuto le telefonate degli utenti e li avrebbe avvertiti della necessità dei loro eventuali interventi."
I quattro hanno spiegato di non aver sentito gli squilli dei telefoni, di non essere stati avvertiti dal collega di esigenze rappresentate dagli utenti, di non sapere che i telefoni erano stati staccati, di non essere stati informati dal collega di turno di un suo presunto malore.
Quest'ultimo, dal canto suo, si è giustificato del distacco delle cornette, dicendo che forse l'aveva fatto quando era andato al gabinetto per le sue esigenze fisiologiche, dimenticadosi poi al ritorno di riattaccarle.
"Le giustificazioni addotte - afferma il collegio - non sono attendibili, né persuasive."
"Nel caso di specie - osserva il Collegio - la modalità con cui era stata effettuata la turnazione era obiettivamente inadeguata perché prevedendo un solo medico per il servizio telefonico non garantivano la risposta sollecita da due apparecchi telefonici, che avrebbero potuto squillare contemporaneamente e non garantiva la continuità e l'efficienza del servizio qualora il medico addetto fosse stato impedito o altrimenti impegnato.
Ma anche prescindendo da questa doverosa e possibile previsione il solo fatto che la turnazione attuata per mera comodità o per altra ragione si sia rivelata inadeguata a garantire la continuità del servizio, costituisce grave infrazione addebitabile, per lo meno, a negligenza degli autori."
Per quello che concerne le giustificazioni addotte specificatamente dal dottor G.g.
di non aver ricevuto telefonate nel periodo oggetto della contestazione, di non aver staccato le cornette del telefono, di propria iniziativa o di intesa con gli altri colleghi per non essere disturbati e di essersi sentito male come causa del ritardo con cui rispose alle insistenti scampanellate dei carabinieri, queste non sono attendibili.
Sono infatti contraddette dai tabulati telefonici, dal verbale dei carabinieri e anche dalle dichiarazioni rese dai coinquisiti". Il Collegio tra l'altro sottolinea un altro aspetto della convinzione di colpevolezza degli inquisiti: il 4 febbraio non era stata la sola, anche se la più grave, occasione di disservizio perché quattro degli inquisiti per giustificare il secondo addebito, hanno fatto riferimento ad altri casi di interruzione di collegamenti telefonici, di cui però non era stato dato seguito... Gli inquisiti non hanno negato di aver omesso di dare immediata notizia alla Dirigenza del servizio di quanto avvenuto la mattina del 4 febbraio, adducendo la scusa di aver sottovalutato gli effetti dell'intervento dei carabinieri che, in precedenza e per casi analoghi, non avevano avuto apprezzabili conseguenze. "Nella specie i fatti in questa sede accertati - rileva il Collegio - sono di per sé sufficienti a dimostrare la sussistenza della violazione contrattuale, alla quale consegue la erogazione di una sanzione disciplinare".
Da cui la revoca del rapporto convenzionale di continuità assistenziale. Il Collegio, in un passaggio, mette in evidenza la delicatezza e l'importanza del servizio che ha due linee attive ininterrottamente per 12 ore tutte le notti dell'anno e di 110 giorni festivi e che le telefonate sono numerosissime anche in considerazione del territorio servito dalla Usl 2 che comprende i Comuni di Perugia, Deruta, Torgiano e Corciano, con un bacino di utenti di oltre 180mila cittadini

Elio Clero Bertoldi
Martedì 17 Marzo 2009

mercoledì 18 febbraio 2009

Verso l'inaugurazione dell'Ospedale Santa Maria della Misericordia

"Ospedale Santa Maria della Misericordia."
Caratteri cubitali, tipo "helvetica". Sfondo purpureo. La scritta, la nuova scritta, è stata montata ieri, al posto dei vecchi e desueti caratteri. Ad un mese e mezzo dalla chiusura di Monteluce, sta per aprire il "grande" ospedale, caratterizzato dal colore rosso fuoco.
Il 6-7 marzo l'inaugurazione con le istituzioni e l'orientamento per gli utenti. Il 6 grande convegno alla sala dei Notari sul futuro degli ospedali umbri, focus sugli accorpamenti.
Sempre nel pomeriggio dello stesso giorno, l'apertura della mostra fotografica che prenderà in considerazione non solo le alte tecnologie del polo unico ma anche gli uomini: staff medici e infermieristici.
Per chiudere una mostra fotografica del vecchio ospedale di Monteluce e una esposizione dei "dagherrotipi" della strumentazione medica.
Sabato 7 l'inaugurazione del complesso medico-sanitario e la nascita della nuova facciata e della nuova hall.
Funzioneranno i nuovi totem e i percorsi colorati. Sono stati ripuliti tutti gli spazi, installate panchine e rimesse a nuovo le aree verdi. Non mancheranno un concerto dei Solisti di Perugia, nella chiesa dell'ospedale e le visite guidate nei padiglioni appena edificati.
La due giorni sarà completamente in diretta (anche via satellite) grazie alle tv private. Verranno posizionati anche dei maxischermi fuori dalla struttura. Potenziati i punti di accoglienza, con tanto di fornitura di nuovi banconi (in ciliegio). Altra idea: l'istituzione di un premio letterario, dal titolo "Il mio ospedale", un certamen di racconti brevi di pazienti e cittadini tutti che verranno giudicati da un gruppo di esperti scelti nel campo infra ed extra medico.
Tornerà, messo per iscritto, il bilancio di un anno. Per l'azienda ospedaliera il 2008 è stato caratterizzato dal trasferimento dall'area di Monteluce al polo unico di Sant'Andrea delle Fratte.
Con un bilancio di 295 milioni di euro chiuso in sostanziale parità, caratterizzato da 43 mila 344 ricoveri con una diminuzione del 1.3 per cento dovuta soprattutto alle prestazioni in day hospital.
A delineare il quadro sarà il direttore, il lìder maximo, Walter Orlandi. Lo ha già fatto nel corso di una conferenza stampa tenuta per tracciare un bilancio dell'attività dell'ultimo anno.
Appuntamento coinciso con la chiusura definitiva del portone di accesso all'ex policlinico di Monteluce.
È stato ricordato tra l'altro che negli ultimi 15 mesi sono stati trasferiti al polo unico 750 tra medici, infermieri, tecnici e personale amministrativo, nonchè 260 posti letto.
Il policlinico si trovava nella struttura di Monteluce dal 1923. Le attività mediche hanno occupato una superficie complessiva di circa 65.000 metri quadri, la metà del nuovo polo unico L'area di Monteluce è passata a un fondo che gestirà la destinazione futura degli immobili, ma i problemi non mancano: le offerte scarseggiano, sia a causa della crisi, sia per i ritardi che sono occorsi proprio per il "trasloco" di personale e strutture.
A parte l'accelerata finale, dall'avvio dell'operazione sono passati 12 anni

Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Mercoledì 18 Febbraio 2009

mercoledì 17 dicembre 2008

Alzheimer e musicoterapia a Madonna Alta

I medici la definiscono un
"processo degenerativo cerebrale associato a un deterioramento della personalità."
Per i malati e per i familiari si traduce molto concretamente in perdita di memoria, di autonomia, in un progressivo venir meno delle più semplici capacità di relazione.
La malattia di Alzheimer colpisce circa il 5% delle persone dai 60 anni in su, oltre 500mila in tutta Italia.
Bruno era uno di loro.
Settantaquattro anni, perugino, la memoria che piano piano cominciava ad abbandonarlo, una diagnosi che non lasciava speranza.
Insieme ad altre persone Bruno, qualche anno fa, cominciò a frequentare il piccolo gruppo di malati del centro diurno di Alzheimer, a Madonna Alta.
Ed è stato lì che ha incontrato la musicoterapia, grazie ad una collaborazione creatasi tra il centro e l'associazione Pam, realtà nata nel 2000 con l'obiettivo di raccogliere le sofferenze, agevolare e facilitare le relazioni delle persone colpite da Alzheimer.
Bruno oggi non c'è più: la malattia, come succede sempre a chi riceve questa diagnosi, ha vinto sulla sua forza di volontà.
Ma Francesco Delicati, musicoterapeuta e presidente di Pam, si ricorda bene di quella persona speciale con la quale ha tanto lavorato:
"Bruno, dopo qualche mese di titubanza, ha ripreso a suonare il clarinetto, come faceva da giovane.
All'inizio era timoroso, sembrava far fatica, poi piano piano ha iniziato a prendere coraggio, con risultati che miglioravano di giorno in giorno, fino ad arrischiare persino brevi forme di improvvisazione."
La storia di Bruno è simile a tante altre storie di anziani, che grazie all'associazione per la quale opera Delicati, hanno trovato nella musicoterapia una formidabile possibilità di "ritorno alla vita".
Delicati lavora con piccoli gruppi di persone, operando con percussioni e suoni di ogni tipo per migliorare la qualità della vita degli anziani colpiti da Alzheimer.
"La malattia, certo, fa il suo corso - spiega - ma la musica può rallentare l'avanzare del morbo, può aprire nuovi e inaspettati canali di comunicazione, può agevolare le relazioni interpersonali.
Il mio lavoro è quello di raccogliere vissuti e stimolare competenze, quali quelle musicali, che il nostro cervello conserva fino alla fine."
Bruno, fino a pochi istanti prima di morire, ha cantato le canzoni della sua infanzia.
"Piemontesina", "Reginella campagnola", tutte le musiche della giovinezza, che tante porte aprivano sul passato e sui ricordi più belli.
"In molti - sottolinea Delicati sorridendo - mi chiedono quale sia il senso di lavorare con persone condannate a morte.
É il canto di Bruno, che ha allietato i suoi familiari fino all'ultimo giorno, a racchiudere tutto il senso del nostro operare"
Federica Grandis
Corriere dell'Umbria Mercoledì 17 Dicembre 2008