Visualizzazione post con etichetta ambiente e territorio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ambiente e territorio. Mostra tutti i post

giovedì 10 luglio 2014

On line la mappa del rischio sismico in Umbria

Da oggi in Umbria è possibile sapere se viviamo in una zona piuttosto sismica o meno, grazie a Google earth.
Basta semplicemente collegarsi attraverso computer, tablet e smartphone, e chiunque di noi per curiosità o interesse può avere a disposizione on line tutta la cartografia della pericolosità sismica del proprio territorio con un semplice click.
Il servizio geologico e sismico della Regione Umbria, infatti, ha realizzato in collaborazione con l'Agenzia regionale webred, a cui è stata affidata l'informatizzazione, la carta di pericolosità sismica locale dell'Umbria per google earth, mettendo così a disposizione di tutti un'informazione dettagliata in maniera semplice ed avanzata con visualizzazione in 3D.
In dettaglio la cartografia di pericolosità sismica locale informatizzata è suddivisa nelle 265 sezioni di carta tecnica regionale alla scala 1:10.000, che ricoprono i arca 8.475 chilometri quadrati dell'intero territorio regionale, e contiene delle informazioni su ben 69.675 aree omogenee a diversa pericolosità sismica locale. Sono state, inoltre, distinte 13 diverse situazioni in cui localmente si possono verificare condizioni di maggior impatto dei terremoti.
E quello che emerge, per esempio, è come circa il 49% del territorio regionale sia contraddistinto da condizioni geologiche e topografiche che possono rendere più alta la probabilità di scosse.
"L'Umbria è l'unica regione italiana ad avere questo servizio - ha sottolineato ieri, durante la presentazione, l'assessore regionale alla mitigazione del rischio sismico, Stefano Vinti - e tramite il software gratuito google earth è possibile visualizzare le zone di pericolosità sismica locale in tre dimensioni, insieme ad immagini satellitari, foto aeree ad alto dettaglio e molti altri dati, ricavandone delle valide informazioni per la consapevolezza del rischio sismico a livello locale."
Uno strumento utile realizzato anche per fini di prevenzione, programmazione e gestione del territorio e delle sue risorse. L'esigenza, infine, di avere a portata di mano questo tipo di informazioni anche attraverso l'impiego delle nuove tecnologie informatiche, non riguarda solo i database del Cuore verde d'Italia, ma tutta la cartografia geologica, nazionale e regionale. Ragion per cui l'ente regionale ha da tempo stipulato un protocollo d'intesa con le tre Regioni dell'Italia Centrale, Emilia Romagna, Marche e Toscana, che dispongono di dati geologici per l'intero territorio regionale di loro competenza.
"Le attività promosse dal servizio geologico e sismico regionale permetteranno di aumentare il grado di conoscenza del territorio - ha puntualizzato l'assessore Vinti - e dei rischi ad esso associati in modo da poter predisporre progetti finalizzati alla gestione del territorio e delle sue risorse. D'altronde la Regione Umbria persegue con insistenza la politica di prevenzione dai rischi naturali diffondendo quanto più possibile la consapevolezza dell'utilizzo corretto ed ecosostenibile delle risorse naturali."
La cartografia è pubblicata e scaricabile gratuitamente sul sito web della Regione Umbria, mentre, per la versione per l'utilizzo con smartphone o tablet si può cliccare su http://www.territorio.regione.umbria.it/Static/PSismicaLocaleKmz/Index_kmzMobile.htm.
Basta un clic a disposizione on line tutta la cartografia della pericolosità sismica del territorio. L'Umbria è la prima regione a dotarsi dello strumento
Corriere dell'Umbria Giovedì 10 Luglio 2014

lunedì 17 marzo 2014

Giornata di Confronto Sulle Devastazioni Ambientali in Umbria

Assemblea Pubblica
Sabato 22 Marzo 2014 Dalle Ore 15 Presso Cva di Madonna Alta

volantino22marzo2014

sabato 28 settembre 2013

La diga del Chiascio è un pericolo per la valle?!

La denuncia è antica - risale alla fine degli anni '70 - ma i rischi sono di nuovo attuali dopo l'appalto dei lavori di consolidamento di un costone del bacino della diga del Chiascio che è in attesa di essere riempita dopo 30 anni di attesa. Il bacino, una volta entrato in funzione, secondo Italia Nostra e Terra Mater potrebbe rappresentare un grande pericolo per tutta la valle e per chi vi abita ovviamente - da Valfabbrica al Pianello -.
"La diga sul Chiascio è un pericolo perché costruita su una zona sismica e soggetta a dissesti idrogeologici. Il sicuro rischio sismico, si ricorda i terremoti del 1984 e del 1997, il sicuro rischio idrologico e i dubbi sulla stabilità del materiale usato devono indurre la Regione e l'Ente Acque umbro toscano a bloccare i nuovi lavori."
Per le due associazioni i lavori partono
"senza alcuna valutazione per l'impatto ambientale, si procede con nuovi lavori finanziati con 43 milioni, cercando così di rimediare all'instabilità di quel versante. Non si parla solo di una spesa gravosa, ma di un pericolo estremo per i cittadini."
Le due associazioni hanno chiesto la sospensione immediata dei lavori, la pubblicazione di tutta la documentazione relativa alla diga sul sito internet dei due enti e l'avvio di un dibattito pubblico per rassicurare i cittadini.
"Se ciò non sarà fatto Italia Nostra e Terra Mater si riserveranno di denunciare l'intera vicenda alla Commissione europea per la violazione delle norme sulla valutazione dell'impatto ambientale."
C'é da dire che l'invaso non è mai entrato in funzione proprio per via di un terreno soggetto a frane proprio sopra il futuro bacino artificiale. Insomma, la vicenda è ancora aperta e molto probabilmente sarà di nuovo richiamata in servizio la magistratura.
Corriere dell'Umbria Sabato 28 Settembre 2013

giovedì 20 giugno 2013

Valfabbrica risparmia 205 tonnellate di anidride carbonica

II comune di Valfabbrica è sempre più "verde". La società Multiutility ha comunicato all'Amministrazione che nel 2012 ha utilizzato il 100% di energia pulita evitando di immettere nell'ambiente 205,33 tonnellate di anidride carbonica. Un risultato voluto fortemente dalla giunta Anastasi che aveva deciso di puntare proprio su questo sistema "alternativo" di approvvigionamento per contribuire alla salvaguardia dell'ambiente. La certificazione 100% energia pulita Multiutility garantisce l'utilizzo e la certificazione di energia pulita, impegno nei confronti dell'ambiente e impegno nei confronti dello sviluppo sostenibile. Dal primo aprile 2012 la fornitura elettrica dei fabbricati comunali e della pubblica illuminazione di Valfabbrica, infatti, è prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili.

"Stiamo contribuendo - dichiara il sindaco Ottavio Anastasi - a migliorare l'ambiente nel quale viviamo e a garantire un futuro migliore alle nuove generazioni."
Corriere dell'Umbria Giovedì 20 Giugno 2013

venerdì 7 giugno 2013

Via la plastica dalle mense scolastiche

Via i piatti di plastica negli asili: alla lunga possono danneggiare la salute e, in tempi di crisi, risultano anche troppo costosi. La richiesta di eliminare la plastica dalle mense scolastiche comunali perugine, avanzata attraverso una istanza sottoscritta da oltre 800 cittadini, ha ottenuto un primo significativo risultato.
Il primo cittadino non esclude infatti di correggere il tiro e tornare, con l'apertura del prossimo anno scolastico, all'utilizzo della ceramica: lo annuncia la portavoce del Comitato cibo-salute-economia del laboratorio “Ideazioni civiche”, Luisa Mattoni che spiega:

“il sindaco Wladimiro Boccali, affiancato dall'assessore Monia Ferranti e dal dirigente Fabio Zepparelli, ha incontrato i promotori dell'iniziativa. Certo - riporta ancora Mattoni - l'eliminazione delle stoviglie di plastica dalle mense, come spiegato dal sindaco, prevede numerosi nodi da sciogliere: le ex-cucine delle scuole dove oggi si usa la plastica hanno subito un cambio di destinazione; le lavastoviglie presenti sono state utilizzare come fonti di pezzi di ricambio per le altre ancora in uso; il quadro economico del bilancio comunale è in forte contrazione e pertanto non sarà facile fare queste operazioni”.

Al Termine dell'incontro è comunque emerso l'impegno da parte del Comune di Perugia a convocare all'inizio di luglio un tavolo di lavoro tecnico dove Palazzo dei Priori inviterà alla discussione gli addetti ai lavori. In quella sede sarà chiesta una consulenza all'Arpa per fare alcune analisi a campione sui piatti e verificare il livello degli eventuali “rilasci nei cibi”, per poi iniziare una verifica con l'associazione temporanea di imprese che gestisce attualmente il servizio di refezione scolastica a Perugia per la ricerca di soluzioni condivise.

Da parte della rappresentanza di Ideazioni civiche (promotrice della raccolta firme) composta oltre che da Mattoni e Roberto Pellegrino anche da Riccardo Bistocchi, è stato ribadito che “al tavolo di lavoro tecnico deve partecipi anche una delegazione di genitori”. Mattoni ha infine precisato che “deve essere fatto ogni sforzo per non avere scuole di serie a con stoviglie in ceramica e scuole di serie b, con la plastica”.

La Nazione Venerdì 7 Giugno 2013

sabato 1 giugno 2013

Falde a livelli impressionanti …

Erano vent'anni che le falde più importanti della regione, come Scirca, San Giovenale o Bagnara, non arrivavano a livelli così elevati. Proprio la Scirca che un anno fa aveva una portata di 225 litri al secondo, ora è salita del 30 per cento ed è a 336 litri/secondo. Basti pensare che a settembre, minimo degli ultimi dodici mesi, si viaggiava a quota 60 litri. Il dato di Bagnara è ancora più impressionante: a settembre era praticamente a secco (6 litri al secondo) ora è risalita addirittura a 241. E poi San Giovenale, che sta sfiorando in queste ore i 1.100litri di portata è al massimo: anche qui c'è stato un aumento della portata, a partire da settembre, di dieci volte, visto che nell'ultimo mese estivo si viaggiava intorno ai 130 litri al secondo.

“Sono qui da vent'anni - spiega Gaetano Vacca, geologo di Umbra Acque - e nel mese di maggio queste portate non erano mai state registrate, si tratta di un autentico record”.

Un po' diverso il discorso dei pozzi, dove i tempi per le infiltrazioni sono molto più lunghi e dove addirittura spiega Vacca - quando piove così tanto, l'acqua rallenta molto la sua penetrazione nel terreno. Sia Petrignano che Cannara, solo per citare due dei più importanti, non sono invece ai loro massimi livelli”.

Anche Vacca ritiene che ormai queste fasi di pioggia abbondante e siccità siano cicliche: dopo un anno o anche più a secco seguono stagioni eccezionalmente piovose.

Corriere dell'Umbria Sabato 1° Giugno 2013

martedì 28 maggio 2013

Emergenza Frane: servono 180 milioni

Le Frane restano un problema per l'Umbria. Nonostante gli investimenti (più di mezzo miliardo di curo) e gli interventi (oltre 400) per mettere in sicurezza le aree a rischio, servirebbero ancora 180 milioni.
E di questi tempi metterli insieme pare una chimera. Ma il Cuore Verde è di sicuro un passo avanti rispetto alle altre realtà a rischio.

Ha una mappatura dettagliata e completa delle zone più difficili e questo consente almeno di avere il quadro sotto controllo. Che non è tutto, ma non è poco. Su 185 aree a rischio in sostanza 82 sono in sicurezza, le altre 103 (il 56 per cento, dunque) hanno bisogno di interventi, talvolta anche importanti. Il quadro è stato fatto ieri in Regione: i dati disponibili fanno rilevare, in sintesi, che l'8,7% del territorio collinare-montano è in frana, un valore in linea con la media nazionale (8,9%), con una superficie totale instabile pari a 651 chilometri quadrati ed un numero molto elevato di singoli eventi (34.545) per la maggior parte a riposo (73%) e riferibili a frane a cinematica lenta (88%).

Il Rischio - è stato spiegato - si genera quando la pericolosità da frana si riscontra in territori abitati e può essere di vario grado a seconda della ricorrenza e intensità delle frane e della vulnerabilità dei beni esposti. Sotto questo profilo il Pai (Piano di assetto idrogeologico) dell'Autorità di Bacino del fiume Tevere, in cui ricade il 95% del territorio regionale, delimita e vincola in Umbria 185 aree esposte a rischio di frana elevato o molto elevato e riconosce 63 aree a rischio medio.

“In Umbria l'abbondanza di frane quiescenti - sottolinea l'assessore Stefano Vinti - configura uno scenario di `attesa’ su cui le condizioni meteo-climatiche possono provocare riattivazioni, anche con gravi danni al patrimonio, come accaduto nel 2005 e nello scorso novembre. Prevedere gli scenari di riattivazione è una sfida ancora aperta, per le numerose variabili in gioco legate sia al meteo che alle frane stesse, ma sicuramente non può prescindere dalla conoscenza della frequenza storica degli eventi franosi umbri”.

La Nazione Martedì 28 Maggio 2013

mercoledì 15 maggio 2013

La discarica di Pietramelina: si chiuda per sempre!

Prima i Teli di copertura per un anno, poi un metro di terra per coprire tutto e mettere la parola “fine” alla discarica di Pietramelina. Basterà tutto questo a tacitare gli abitanti di quella zona?
Sembra proprio di no. Il Comune, dopo l'infuocata assemblea della settimana scorsa, spiega nel dettaglio l'operazione e conferma che verrà realizzato l'adeguamento dell'impianto esistente e la realizzazione di uno nuovo che emetterà odori in misura minima e servirà alla produzione di biogas.

“Per la fase di chiusura afferma Palazzo dei Priori - sono stimati 12-18 mesi durante i quali la discarica sarà coperta con teli e nessun conferimento sarà possibile. Quindi, tolti i teli provvisori, si passerà alla posa in opera degli strati dei materiali costituenti la copertura definitiva. Sopra gli strati tecnici, che hanno finalità di drenaggio e impermeabilizzazione, verrà posto lo strato superficiale costituito da un metro di terreno vegetale . Il passo successivo è rappresentato dal ripristino ambientale della superficie mediante la messa a dimora di specie arboree autoctone. Il sito - spiegano in Comune - dovrà continuare ad essere gestito in maniera idonea per almeno 30 anni”.

Nel Frattempo è previsto l'ammodernamento dell'attuale impianto di compostaggio, risalente al 1985.

“L'adeguamento è finalizzato al miglioramento della filiera di recupero, con l'inserimento della sezione anaerobica, e alla riduzione di emissioni odorigene. Il progetto prevede l'integrazione dell'attuale compostaggio con un impianto di digestione anaerobica;. Ciò permetterà la produzione di biogas, che verrà interamente sfruttato per la produzione di energia elettrica rinnovabile e la produzione di compost di qualità da utilizzare in agricoltura o sul mercato del florovivaismo. Il processo verrà confinato in ambienti chiusi e le arie saranno opportunamente trattate - garantiscono dall'ente -, prima di essere immesse in atmosfera, per abbatterne il carico odorigeno. Il polo di Pietramelina produrrà dopo questi interventi esclusivamente energia rinnovabile. A questo si aggiungerà la energia prodotta dall'impianto fotovoltaico già installato sul tetto del compostaggio”.

Il progetto è stato spiegato ai residenti di quelle zone che non ne vogliono sapere: “La discarica deve essere chiusa definitivamente”.

La Nazione Mercoledì 15 Maggio 2013

venerdì 12 aprile 2013

Auto pulite bollo zero per tre anni

Uno sconto che può arrivare fino a quasi 700 euro. Una buona occasione da non farsi sfuggire.
É quella che propone la Regione per chi acquista un'auto a metano, a Gpl o a doppia alimentazione (benzina/metano, benzina/ Gpl) o veicoli elettrici, ibridi o a idrogeno. In sostanza chi compra un veicolo con queste caratteristiche (fino a 85 kilowatt) da oggi ed entro il 31 luglio di quest'anno, non pagherà il bollo per tre anni.

Un risparmio che per le auto Euro 4, 5 e 6 può arrivare fino a 220 euro all'anno (la tariffa è di 2,58 euro ogni kilowatt). In 36 mesi quindi si ottiene uno sconto di 660 euro.

“Il provvedimento spiega l'assessore regionale Silvano Rometti - rientra tra le proposte della Giunta regionale finalizzate al mantenimento di un buon livello di qualità dell'aria in tutta l'Umbria e, di conseguenza, alla riduzione dei livelli di concentrazione degli inquinanti. Questo è l'obiettivo del nuovo Piano regionale per la qualità dell'aria - afferma - per il quale è stata già avviata la fase di consultazione e che domani passerà al vaglio del `Cal' e, successivamente, di tutti gli altri soggetti che rientrano nella fase di partecipazione. Il nuovo Piano, per la sua attuazione vuole coinvolgere sia i singoli cittadini, portandoli ad adottare comportamenti più rispettosi dell'ambiente, sia i Comuni che saranno tenuti ad una riorganizzazione delle proprie politiche in materia.
Il miglioramento complessivo dell'aria su tutto il territorio regionale - conclude l'assessore verrà perseguito con un pacchetto di misure graduali”.

Nel dettaglio, secondo quanto prevede la legge regionale numero 8 del 2013, i veicoli che possono beneficiare dell'esenzione sono quelli ad alimentazione esclusiva a Gpl o metano, a doppia alimentazione a benzina/Gpl o a benzina/metano di potenza non superiore a kw 85, oltre a tutti i veicoli con alimentazione a idrogeno o con alimentazione ibrida elettrica e termica.
L'agevolazione è prevista soltanto per i veicoli immatricolati nel periodo che va dall' 11 aprile al 31 luglio 2013 per i quali non è dovuto il tributo regionale per il primo bollo e per le due annualità successive.

La Nazione Venerdì 12 Aprile 2013

martedì 5 marzo 2013

E tutti i pesci vennero a galla

Anche ricorrendo alle innocenti sdrammatizzazioni delle filastrocche infantili, in questo caso piuttosto calzanti, le associazioni e i comitati ambientalisti presenti sul territorio hanno cercato da sempre di sollecitare l'attenzione e la cura per l'ecosistema del Tevere. Specialmente nel tratto perugino che attraversa Ponte Felcino, Ponte Valleceppi, Ponte San Giovanni. Tali sollecitazioni sono state rivolte alle amministrazioni competenti, cioè Regione, Comune e soprattutto Provincia, viste le maggiori deleghe. Quanto ai diritti di sfruttamento, ovviamente le sollecitazioni erano rivolte alla Distilleria Di Lorenzo di Ponte Valleceppi e alla Tecnoasfalti di Pretola, ma i destinatari erano anche i frontisti proprietari dei terreni confinanti con l'area demaniale del Tevere (con o senza diritto di attingimento), gli abusivi degli scarichi e tutti quei soggetti che usano il fiume come una pattumiera. Tra i comitati ambientalisti il più antico a formarsi intorno a questo tema è senz'altro il comitato "i Molini di Fortebraccio". La sua attività è stata riconosciuta nel protocollo d'intesa del 1998 sottoscritto da tutte le parti in causa, Comune e Provincia di Perugia, Regione Umbria, UsI n. 2, Circoscrizione VII e, appunto, Comitato Molini di Fortebraccio. A leggerlo, questo protocollo, sembra il libro dei sogni, tanto è scritto chiaramente, con i diritti e i doveri in capo ad ogni soggetto sulla base delle condizioni accertate dal gruppo di lavoro:
"Le risultanze dell'analisi condotta dal gruppo di lavoro che evidenziano la necessità di interventi finalizzati al miglioramento della qualità ambientale e forme coordinate di controllo delle diverse attività antropiche che concorrono a determinare trasformazioni ed alterazioni delle diverse componenti ambientali."
Il protocollo prevedeva dunque di monitorare le criticità e implementare le soluzioni o mitigazioni necessarie. Tuttavia, tutto, o quasi, è rimasto solo sulla carta. Tanto che dopo un anno il Comitato sottopose alle altre parti del gruppo di lavoro un documento in cui denunciava le principali inadempienze: mancata partecipazione e informazione; monitoraggi e controlli non sistematici della qualità di aria, acqua e scarichi; provvedimenti insufficienti per la presenza della distilleria, azienda classificata per legge a rischio d'incidente rilevante, visto che ancor oggi impedisce l'uso della locale stazione ferroviaria. Inoltre, l'area di possibile danno riportata nelle cartografie allegate al protocollo risultava inspiegabilmente molto più piccola rispetto a quelle del Prg. Ultima inadempienza, ancora oggi rimasta tale, la mancata istituzione del "parco fluviale del Tevere". Era solo l'inizio della storia delle "buone intenzioni" sull'ecosistema Tevere, annunci politici funzionali sostanzialmente alle campagne elettorali. Dopo quel primo strumento (le cui potenzialità di gestione partecipata e controllo sono rimaste inutilizzate), usato come titolo di merito per l'avvio del processo di Agenda 21, il criterio di adottare un atto ufficiale e poi ignorarlo è stato spesso replicato. E se un protocollo d'intesa rappresenta talvolta una sorta di contentino temporaneo per i cittadini che intendono la partecipazione come strumento irrinunciabile, la sua mancata attuazione è un tradimento degli stessi cittadini da parte della politica. Il rito dello scrivere atti come fossero pura letteratura, come strumento ad effetto placebo, ha avuto seguito: ne è un esempio la delibera n. 1 del 9/1/2006, presentata dopo la grave esondazione del Tevere del novembre 2005, che aveva colpito particolarmente la zona di Ponte Valleceppi: il Consiglio Comunale di Perugia, con l'unanimità dei 35 consiglieri presenti, deliberava:
"Il fiume Tevere un ecosistema da rispettare, da vivere e da valorizzare."
Seguivano tredici punti di commovente ambientalismo e provvedimenti improntati al rispetto, rimasti quasi totalmente lettera morta. Il primo punto recitava: istituire e realizzare il Parco fluviale del Tevere in condivisione con Provincia e Regione. Il secondo: acquisire l'ansa degli Ornari come luogo di studio della biodiversità già classificata area Sic (Sito di Interesse Comunitario). Il punto sette: garantire, insieme con la Provincia, che le opere di manutenzione idraulica siano sostenibili e non nascondano un'attività illecita di estrazione inerti. Il dodici: delocalizzare, per contingenti motivi di natura urbanistica e ambientale, gli insediamenti produttivi, come la distilleria Di Lorenzo e la Tecnoasfalti, non più compatibili con lo sviluppo armonico dell'intera area circostante al Tevere. A questo punto è lecito porsi qualche interrogativo sul rispetto che gli amministratori hanno degli strumenti di governo che essi stessi si danno, visto che l'attuazione delle direttive è spesso rimandata quando non addirittura ignorata. Alla utilità delle delibere continuano a credere le associazioni ambientaliste, che anche basandosi su di esse hanno organizzato incontri annuali di sensibilizzazione ai cittadini, dopo la moria di pesci del 2008. Finora per quel danno all'ecosistema risulta rinviata a giudizio soltanto la dirigenza della distilleria Di Lorenzo, per la quale veniva sollecitata la delocalizzazione dell'impianto, prevista dalla legge e già attuata per un'adiacente azienda a rischio d'incidente, la Liquigas. Al danno si aggiunge spesso la beffa: l'attività di sensibilizzazione sui temi ambientali di associazioni e comitati è costata ai responsabili numerose denunce per danni da parte della proprietà della distilleria Di Lorenzo, che ammontano ad alcuni milioni di euro. L’ultima è arrivata a chi scrive un mese fa, nonostante già da alcuni mesi (4 ottobre 2012) non ricopra più la carica di presidente del Circolo Legambiente di Perugia. La richiesta è di un milione e ottocentomila euro in solido con il presidente del comitato Molini di Fortebraccio e con il consigliere provinciale competente. In un testo che si potrebbe definire di "lirismo giuridico" vengono riportati, oltre ad alcune imprecisioni che saranno puntualizzate nelle sedi opportune, paralleli e citazioni che sembrano quantomeno fuori luogo, come quando si dice
"...da allora costoro ogni anno celebrano il giorno della memoria, con il pessimo gusto di paragonare la morte dei pesci allo sterminio degli Ebrei."
Sullo stesso registro "...la distilleria, dopo essere stata costretta con ordinanza del Sindaco (pressato dagli ambientalisti) a trasferire altrove i fanghi..."e ancora "i convenuti sono uomini contro, animati da uno spirito no TAV..... Insomma un bel campionario di banalità e insulti gratuiti. Resta il fatto che se il protocollo del 1998 fosse stato applicato, ci troveremmo in una situazione molto diversa da quella attuale. Al posto della chiusura che vige oggi ci sarebbe un dialogo tra soggetti portatori di interessi differenti e magari si riuscirebbe anche a trovare una soluzione condivisa, dialogando allo stesso tavolo anziché attraverso la stampa o le citazioni degli avvocati. L’attuazione di quel protocollo nel tempo poteva perfino educare le parti al dialogo, rendendo inutile lo scontro, ma questo ormai capita solo nelle fiabe e nelle filastrocche... la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio di Apollo.

Il Manifesto
Martedì 5 Marzo 2013

giovedì 14 febbraio 2013

Auto elettrica a Perugia: ecco 28 colonnine di ricarica!

Spuntate come funghi in città, promettono aria pulita e una nuova carica. Per sapere cosa siano basta avvicinarsi un po' a quelle strane colonnine leggere il logo dell'Enel e intuire. Se ne contano ventotto di stazioni di ricarica per veicoli elettrici impiantate in aree differenti della città e ora perfettamente inserite nell'arredo urbano. L'obiettivo è dare una spina e una spinta alla mobilità sostenibile. Dal centro storico alla stazione, dal Bulagaio a Ponte San Giovanni, da piazzale Sant'Erminio a via Pascoli adesso è possibile fermarsi per ricaricare i propri veicoli elettrici: di ventotto allestite, sono già disponibili all'uso circa la metà. L'azione, annunciata a novembre e portata avanti negli ultimi mesi, fa parte di un progetto pilota presentato da Enel Distribuzione, l'Università degli Studi di Perugia e Sienergia Spa, in accordo con il Comune di Perugia diretto a promuovere l'uso delle nuove tecnologie per la mobilità sostenibile.
"Dopo i parcheggi integrati con ascensori e scale mobili, la linea del minimetrò e la predisposizione del sistema di bike-sharing a pedalata assistita - premette l'assessore Lorena Pesaresi -, adesso intendiamo promuovere l'impiego dei veicoli elettrici all'interno del territorio."
Perciò chi già possiede un auto elettrica può acquistare una tessera magnetica nel punto Enel in via del Tabacchificio ed effettuare così la ricarica di energia nelle stazioni disponibili. Il prezzo della card è di 25 euro ed è bloccato, a scopo promozionale, per un anno
Corriere dell'Umbria Giovedì 14 Febbraio 2013

giovedì 10 gennaio 2013

A Perugia 30bici a pedalata assistita e bike-sharing pronto a primavera

Trenta bici elettriche assegnate a Perugia e venti a Foligno. Il ministero dell'Ambiente ha pubblicato l'elenco dei Comuni ammessi a partecipare alla sperimentazione del prototipo di bicicletta a pedalata assistita. Vi figurano anche i due Comuni umbri (il capoluogo aveva chiesto 60 mezzi a due ruote). Un successo per entrambi, visto che le amministrazioni premiate sono state in tutto 42 con l'inclusione di città di rilievo come Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino.

Le trenta bici (che saranno assegnate gratuitamente ad enti pubblici, scuole e imprese, a patto che provino di farne un utilizzo costante) si aggiungono alle 25 che presto saranno a disposizione per il “bike-sharing” perugino. Il Progetto della condivisione delle bici (già presente in molte città italiane) prevede che vengano collocate stazioni in diversi punti della città, in cui depositare le biciclette che sono bloccate e utilizzabili dopo averle sbloccate con una tessera magnetica che costerà trenta euro l'anno. Nel complesso si tratta di uno degli strumenti di mobilità sostenibile per aumentare l'utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici, integrandoli con l'utilizzo delle bici-condivise per i viaggi di prossimità in cui il mezzo pubblico non arriva o non può arrivare.

Il Progetto del capoluogo umbro, che partirà a primavera, è un po' diverso e ha valore oltre che pratico anche simbolico, vi sto che riguarda una zona servita abbastanza bene dai mezzi pubblici (quella che va dalla facoltà di ingegneria a Pian di Massiano). Una scommessa, quindi, in una città che ha tradizioni scarsissime di pedalate, vista la configurazione orografica. Il costo dell' intero sistema è di circa 631 mila euro, di cui 400mila coperti da finanziamenti ministeriali e 111mila dal Comune, mentre 120mila euro sono di soggetti privati. Il percorso ciclo-pedonale di fatto è già utilizzabile e tra poco saranno a disposizione anche le bici elettriche.

La Nazione Giovedì 10 Gennaio 2013

martedì 11 dicembre 2012

Il cuore dell’Umbria sempre più verde

Imprese, eventi e prodotti sempre più "green" e immediatamente riconoscibili e identificabili, grazie al marchio regionale di sostenibilità ambientale "Green Hearth Quality", di cui si è dotata, prima in Italia, l'Umbria. Finalità e caratteristiche del progetto sono state illustrate ieri, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Donini, dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. Presentato anche il logo della certificazione che riproduce cinque elementi: la forma circolare che identifica il bollino, il cuore posto all'interno che richiama all'idea del cuore verde d'Italia, la foglia come riferimento alla sostenibilità, le stelle che rimandano all'Unione europea e l'albero che simboleggia la vita. In sostanza, il marchio - ha sostenuto la presidente - è stato pensato per
"promuovere il territorio e creare ulteriore sviluppo."
Più nel dettaglio, per dare valore aggiunto ai prodotti, alle imprese e agli eventi, per accrescere la competitività degli operatori sui mercati nazionali ed esteri, per riunire sotto un unico simbolo tutte le eccellenze in green economy e sostenibilità ambientale, fornendo così una informazione univoca e chiara. Un messaggio che va oltre l'immagine dell'Umbria quale cuore verde d'Italia, per diventare luogo d'eccellenza ambientale. Destinatari del marchio, oltre ai prodotti di tutti i settori, anche le aziende, i produttori/installatori di impianti da fonti rinnovabili, le attività ricettive e di ristorazione, le quelle commerciali, gli enti non commerciali, gli istituti scolastici, i costruttori edili, le società di ingegneria e professionisti, gli organizzatori di eventi, coloro che propongono progetti di eccellenza.
"Vogliamo far bene all'ambiente - ha dichiarato la presidente - migliorare la qualità della vita dei cittadini e far bene anche all'economia. Diamo valore aggiunto al territorio, alla nostra economia, alle nostre eccellenze e rispondiamo a una domanda crescente da parte dei consumatori di prodotti sostenibili."
E ha aggiunto che
"l'Umbria anticipa e sperimenta a livello nazionale un marchio promozionale e di sviluppo che diventerà, a breve, obbligatorio in ambito di Unione europea"

Il marchio verrà assegnato come ha spiegato l'ingegner Federica Lunghi, presidente di Green Innovation, la società umbra che ha realizzato il marchio e che ne curerà la gestione - a chi rispetterà un preciso disciplinare e servirà a certificare e rendere riconoscibili le produzioni ambientalmente compatibili. Il primo set di criteri individuato riconosce come prioritaria la lotta ai cambiamenti climatici, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni di C02, dei consumi di energia e all'installazione di impianti a energia rinnovabile da parte dei soggetti che ne faranno richiesta. Il riconoscimento andrà a prodotti ecosostenibili, alle aziende che si impegnano a ridurre "carbon footprint" e "water footprint", le emissioni di C02, i consumi idrici o che producono o hanno installato impianti da fonti rinnovabili. Nel settore del commercio verranno premiate le attività che fanno la raccolta differenziata e utilizzano bioshopper, mentre nel turismo potranno avvalersi del marchio i servizi di alloggio e di ristorazione energeticamente efficienti, con impianti da fonti rinnovabili, che offrono tipicità locali e servizi "green", inclusa la mobilità sostenibile.

Si premiano inoltre: gli Enti pubblici impegnati a ridurre le emissioni di C02, i consumi idrici, aumentare la raccolta differenziata e fornire servizi green ai cittadini; gli Istituti scolastici energeticamente efficienti, dotati di impianti da fonti rinnovabili e che svolgono Educazione Ambientale. Nell'edilizia, i progettisti di edifici in classe a e con impianti da fonti rinnovabili e i costruttori edili che li realizzano. Gli organizzatori di eventi ecosostenibili e i promotori di progetti innovativi di eccellenza.

Corriere dell'Umbria Martedì 11 Dicembre 2012

venerdì 2 novembre 2012

La verde Umbria ... è ancora il "cuore verde d'Italia"?

Ebbene, sfogliando il volume dell’Istat che descrive il nostro paese (Noi Italia, 2012) e consultando la banca dati degli indicatori territoriali, si vede che molti degli indicatori ambientali sono accettabili. Ad esempio, nel 2010 l'Umbria si posiziona a metà strada fra le regioni italiane per chilometri coperti da trasporto pubblico urbano su unità di superficie.

Tuttavia, se guardiamo i dati relativi alla quantità dei servizi di trasporto pubblico (i posti-chilometro), si vede che siamo abbondantemente sotto la media nazionale (2,1 per mille abitanti contro i 4,6 nazionali). E se Perugia risulta 19esima fra i capoluoghi di provincia per numero di passeggeri trasportati ogni mille abitanti (pari a 146,5), più critica la situazione di Terni che si posiziona solamente al 72esimo posto (con 39,9 passeggeri trasportati ogni mille abitanti).

Occorre inoltre prestare attenzione anche alla evoluzione nel tempo dei fenomeni considerati, in molti casi in totale controtendenza con quella nazionale. Dal 2000 al 2010 la disponibilità di verde urbano (il patrimonio di aree verdi o di interesse storico-culturale gestito da enti pubblici) è diminuita, da 194 metri quadrati per abitante a 184,5, mentre su base nazionale si registra un aumento. Sebbene il dato umbro sia ancora sensibilmente più elevato della media del Centro Italia, la perdita di aree verdi nei contesti urbani deve fare riflettere: in un momento in cui in Italia (e nel resto d'Europa) si lavora per migliorare la vivibilità dei centri abitati, nella nostra regione si erode il patrimonio ambientale.

Del resto, negli anni 2005 e 2006 l'Umbria è stata fra le regioni che hanno rilasciato il maggior numero di permessi di costruire. Nel 2005 si è autorizzata la costruzione di 14 abitazioni ogni mille famiglie, con un incremento della superficie abitabile pari a 1,085 metri quadrati per famiglia. Il dato è di gran lunga superiore a quello nazionale dello stesso anno e analogo a quello del 2006. Sebbene negli anni recenti il fenomeno si sia ridimensionato, gli effetti di queste scelte si percepiscono ancora oggi con il degrado di parte delle aree urbane. Un'altra informazione su cui riflettere è relativa ai dati sull'inquinamento atmosferico rilasciati dall' Arpa, che denotano alcune criticità. In linea con questo, la percentuale di famiglie umbre che dichiarano problemi in relazione alla qualità dell'aria, pur essendo più bassa della media del Centro Italia, è salita da 19,1 del 2010 a 22,0 del 2011, di nuovo in controtendenza con il dato italiano. Insomma: ben vengano gli elogi e le iniziative, ma c'è ancora molto da fare.

Elena Stanghellini (professore ordinario di Statistica)
Corriere dell'Umbria Venerdì 2 Novembre 2012

domenica 4 dicembre 2011

Risparmio e inquinamento sotto controllo con il cronotermostato?

Poche accortezze e si potrebbe davvero risparmiare tanto con l'utilizzo adeguato delle nostre caldaie, da più parti indicate come la maggiore causa, insieme al traffico veicolare, dell'innalzamento dei valori delle polveri sottili nell'aria. Un risparmio che riguarderebbe sia l'impatto ambientale che il portafoglio.
"Ci sono alcuni piccoli accorgimenti che si potrebbero seguire per ridurre emissioni e consumi. - conferma un installatore di caldaie di Perugia - Si potrebbe innanzi tutto installare un cronotermostato. Uno dei maggiori problemi è legato alle temperature elevate che si registrano nelle nostre case: per legge la temperatura massima dovrebbe essere 21 gradi, ma di solito si attesta intorno ai 23 gradi. Con l'installazione del cronotermostato, invece, si può non solo regolare la temperatura ma anche programmare accensione e spegnimento dei riscaldamenti, in modo da utilizzarlo nel migliore dei modi. L'unico problema riguarda il costo: 140 euro, rispetto ai 10 euro del comunissimo termostato."
Un altro consiglio riguarda la collettività.
"Potrebbe essere utile tornare ad impianti localizzati. - prosegue l'esperto - Alcuni costruttori adesso realizzano impianti di questo tipo che consentono un abbattimento dei costi e dei consumi pari al 30%, oltre a limitare i costi di manutenzione. L'unico problema è la spesa iniziale che non è di poco conto."
Ma il plus ultra dell'impiantistica di settore è la caldaia a condensazione.
"Sono apparecchi a bassa emissione di monossido di carbonio e di conseguenza poco inquinanti - conclude l'esperto - L'unico guaio è che hanno un costo di due volte e mezzo superiore a quelle tradizionali: ed è per questo che sono solo il 3% del totale delle caldaie installate nelle nostre case"
Corriere dell'Umbria Sabato 3 Dicembre 2011

lunedì 28 novembre 2011

La Natura prevale sulla Cultura

Il Congresso Nazionale di Bioetica a Perugia sul Tema del Gender
I massimi esperti italiani a confronto per la prima volta sul tema dell'identità di genere: un punto di partenza per un'analisi interdisciplinare ma con delle incontrovertibili verità biologiche. 

La biologia prevale sulle influenze culturali. É il concetto principale emerso dal X Congresso Nazionale della Società italiana per la Bioetica e i Comitati Etici (sibce), organizzato dal Centro regionale di bioetica Fileremo a Perugia gli scorsi 25 e 26 Novembre.
La questione dell'identità di genere è stata affrontata dal punto di vista sociale, medico, bioetico e giuridico alla luce delle più recenti scoperte scientifiche apportate dalla genetica e dalla neurobiologia applicate alla differenza sessuale. A convenire sull'assunto centrale del convegno – al quale hanno presenziato oltre 120 persone provenienti da tutta Italia – sono stati i massimi esperti nazionali sul tema, ciascuno con un apporto sulla propria disciplina specifica. É così che S.R.E. Mons. Ignacio Carrasco De Paula, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha inquadrato la questione dell'identità di genere dal punto di vista filosofico. Il prof. Massimo Gandolfini, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Istituto Ospedaliero di Brescia, Professore in Neurochirurgia, ha approfondito l'aspetto genetico e neurobiologico della differenza sessuale, sottolineando come la differenza sessuale tra maschio e femmina sia stata rinvenuta fin nel dna, quindi determinata già in fase embrionale. Gandolfini ha espresso la differenza fra fisiologia e patologia della diversità sessuale, dimensioni che la teoria del gender (secondo la quale la differenza sessuale non si fonda su una realtà biologica ma è determinata solamente dal tipo di educazione che la persona riceve) tende a mescolare.
Dal punto di vista giuridico sono stati affrontati "l'identità di genere tra natura e diritto, rilievo dei fattori genetici"(dott. Mattia Gentile) e "rilevanza e funzione del sesso dell'individuo nei rapporti giuridici"(avv. Michele Costantino) e in generale è emerso che giuridicamente il tema non è ancora molto esplorato, per quanto si stia tentando di individuare delle basi. In questo la biologia sostiene il diritto, nel senso che le categorie uomo/donna fanno al momento da riferimento. Anche il moderatore della sessione bio-giuridica, il prof. Adriano Bompiani, ha asserito che la teoria del gender porta alla dinamica della decostruzione dell'unitarietà della persona, valorizzando un io-desiderante astratto che vorrebbe autodeterminare il suo sesso in maniera sganciata dalla verità biologica.
Infine il prof. Filippo Boscia, presidente della Sibce, ha concluso il Congresso ricordando che la bioetica si connette alla dignità della persona umana, ne è al servizio e che il congresso ha voluto iniziare in Italia il dibattito interdisciplinare su quell'area grigia che è il concetto di identità di genere, che lascia spazio ad ambiguità concettuali.
Il prof. Boscia ha inoltre sottolineato i rischi della frantumazione dell'essere umano se si mettono in discussione i generi sessuali dati per natura.
"Si arriverebbe ad un relativismo etico, ovvero sono quello voglio essere."
Certamente resta un'influenza del contesto culturale sulla formazione dell'identità e della consapevolezza del genere sessuale, ma è stato enunciato con chiarezza che l'identità sessuale si fissa nel cervello fin dalla fase embrionale.

Lunedì 28 Novembre 2011

venerdì 7 gennaio 2011

Risorse idriche ridotte del 65 per cento

E ora, come fare? Montedoglio a mezzo servizio mette la regione con le spalle al muro.
"Ancora non ci rendiamo conto, ma la portata dell'incidente ci mette in condizioni di emergenza sul fronte delle risorse idriche"
, si commentava tra i dirigenti e i funzionari della Regione e dell'ente irriguo Umbro-Toscano, gestore dell'invaso che raccoglie l'acqua dell'Alto Tevere. Con il bacino sotto sequestro e il canale sfioratore fuori uso in seguito al crollo avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 dicembre scorso, la capacità dell'invaso ora è più che dimezzata rispetto alla capacità per cui l'impianto era stato costruito e progettato.
"Ci sarebbe quasi da mettersi le mani nei capelli - ha detto ieri l'assessore regionale all'Ambiente Silvano Rometti - La paura per le popolazioni è stata tanta, ora sarà importante rimettere l'invaso in condizioni normali, altrimenti nei prossimi mesi estivi, se si dovessero registrare condizioni climatiche particolarmente avverse, l'Umbria rischia di andare incontro a periodi di forte siccità senza le adeguate contromisure idriche che l'invaso di Montedoglio poteva ottimamente garantire. Dai 150 milioni di metri cubi di capienza, ora non si supereranno i 50 metri cubi: ben due terzi in meno, che - spiega Rometti - per l'agricoltura, il lago Trasimeno, e il fabbisogno di approvvigionamento idrico di famiglie e imprese umbre costituiscono una riduzione considerevole. Ancora non tutti se ne rendono conto, ma se non ci attiviamo presto per riportare l'approvvigionamento ai livelli precedenti, la siccità creerà problemi molto gravi."
L'allarme dell'assessore Rometti arriva a pochi giorni dal summit che lunedì prossimo dovrà "partorire" i primi provvedimenti per affrontare il dopo-incidente a Montedoglio, sul quale sono in corso le indagini della Procura della Repubblica di Arezzo, competente per territorio. Se ne parlerà in un apposto vertice, convocato a Perugia, tra la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, l'assessore all'Ambiente Silvano Rometti e i dirigenti dell'Autorità di bacino del fiume Tevere e l'ente irriguo Umbro-Toscano. Di certo, le popolazioni dell'Alto Tevere sono ancora sotto choc. La paura del crollo della diga ha fatto balenare nella mente di molti il ricordo delle povere famiglie del Vajont, quando un enorme massa d'acqua si riversò nella vallata sottostante l'invaso, sommergendo in un mare di fango migliaia di persone. Ora, si tratterà di far luce sulle origini dell'incidente occorso alla diga di Montedoglio, per la quale è stata aperto un fascicolo per disastro colposo, ancora contro ignoti. La diga, essenziale per il rifornimento idrico della Valle Umbra e della contigua provincia aretina, è diventata vitale anche per il collegamento tramite conduttura al lago Trasimeno. Un'opera quest'ultima considerata "strategica", varata su impulso del ministero delle Politiche agricole e forestali, inaugurata a fine novembre con l'auspicio di risolvere una volta per tutte l'emergenza acqua del lago Trasimeno e del resto dell'Umbria. Il guasto al canale sfioratore rischia ora di incidere sul progetto di recupero del quarto lago italiano, attrazione turistica di interesse internazionale e fonte di approvvigionamento per le colture delle aree agricole circostanti. La salute del lago, insomma, dipende da Montedoglio e per questo, nei prossimi giorni, la Regione Umbria, insieme a quella Toscana, cercheranno un'intesa per ridare al sistema idrico regionale le potenzialità per cui era stato progettato. Insieme a Montedoglio

giovedì 2 dicembre 2010

Il lago Trasimeno è tutt’altro che guarito

Progressiva eutrofizzazione, modificazioni nella flora e nella fauna, assottigliamento e impoverimento della fascia del canneto. Sono fenomeni in atto da anni al Trasimeno, e le loro cause sono da attribuirsi da un lato alle oscillazioni del livello idrico, dall'altro a un aumento di carichi inquinanti sia di origine naturale sia di origine antropica, intendendo con ciò l'immissione di sostanze derivanti da attività agricole, zootecniche e industriali, come pure l'avanzamento delle colture agrarie e lo sfruttamento intensivo del territorio. Questi in estrema sintesi i risultati del progetto Osservatorio Trasimeno dell'Agenzia regionale per l'ambiente illustrati ieri nella prima delle due giornate del convegno
"Conoscenze, valutazioni, proposte per il futuro del Trasimeno"
, organizzato dalla stessa Arpa, con la collaborazione del ministero per l'Ambiente, dell'Autorità di bacino del Tevere e della Regione, per fare il punto sullo stato delle conoscenze ambientali sul grande lago umbro. I contributi conoscitivi portati da esperti dell'Arpa (Linda Cingolani ha illustrato il quadro generale, altri si sono occupati di questioni specifiche) e della Regione, confermati dal telerilevamento da satellite effettuato da Mariano Bresciani, dell'Irea Cnr di Milano, sono arrivati dopo gli interventi introduttivi, tra gli altri, del sindaco ospite, Sergio Batino, e del direttore generale dell'Arpa, Svedo Piccioni. Il convegno è proseguito poi con altre due sessioni di interventi di ricercatori, docenti universitari ed esperti sulla gestione ambientale e sulle problematiche del territorio. Tra l'altro, Alessandro Ludovisi, dell'Università degli studi di Perugia, ha segnalato come sul Trasimeno e su altri ecosistemi lacustri incidano in modo significativo i mutamenti climatici in atto a livello globale, mentre dirigenti ed esperti della Regione hanno affrontato le problematiche della depurazione e della tutela delle acque del lago dall'inquinamento. In particolare Maurizio Grandolini (Direzione agricoltura della Regione), chiudendo i lavori della prima giornata del convegno, ha rilevato che intorno al Trasimeno la concentrazione di allevamenti suinicoli è fortissima (66mila capi su un totale regionale di 200mila) e che esiste un problema ambientale di gestione dei reflui. I limiti già fissati per l'uso agronomico dei reflui zootecnici saranno rivisti con l'applicazione del nuovo Piano di tutela delle acque, che prevede tra l'altro una verifica della sostenibilità ambientale e la fissazione di un numero massimo di capi suinicoli installabili in alcuni Comuni, tra i quali Castiglione del Lago e Magione, previa stipula di protocolli d'intesa con gli enti e le organizzazioni di categorie interessate. Oggi il convegno proseguirà con altri contributi e si concluderà in tarda mattinata con una tavola rotonda a cui parteciperanno tra gli altri il presidente della conferenza dei sindaci, Massimo Alunni Proietti, l'assessore provinciale con delega alla Difesa idraulica, Domenico Caprini, e l'assessore regionale alle Politiche agricole, Fernanda Cecchini
Sergio Spaccapelo
Corriere dell'Umbria Giovedì 2 Dicembre 2010

domenica 28 novembre 2010

Tempo di riforme per le Comunità montane

Come cambiano le Comunità montane? Secondo una bozza elaborata dai direttori generali, si andrà a ridefinire le disposizioni delle leggi regionali 18/2002 e 23/2007, con l'assegnazione di competenze operative e gestionali (lavori e servizi) in materia di sistemazione idraulico-forestale. Il nascituro soggetto giuridico avrà la configurazione di una Agenzia forestale regionale: un organismo tecnico-operativo costituito per finalità di interesse pubblico e condiviso dai diversi enti operanti sul territorio regionale.
La scelta di "convertire" le Comunità montane umbre in un'unica agenzia risponde a un principio di ottimizzazione ed efficienza nella gestione e organizzazione delle risorse. Si vuole dare vita infatti - nei progetti di riforma amministrativa - a una struttura semplificata dotata anche di collegio dei revisori dei conti.
La futura agenzia forestale, in quanto ente pubblico non economico potrà ricevere affidamenti diretti. Tra i compiti che saranno affidati all'Agenzia la gestione e la valorizzazione del patrimonio agro-forestale trasferito dalla Regione ai Comuni e degli ulteriori beni agro-forestali di loro proprietà; tutela tecnica ed economica dei boschi e dei beni silvopastorali dei Comuni e degli enti pubblici; interventi di miglioramento e valorizzazione dei boschi esistenti ed attività connesse; esercizio delle funzioni dei consorzi di bonifica ove gli stessi non sono istituiti e operanti; interventi di prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi ed altre avversità del bosco; interventi di difesa del suolo; sistemazioni idraulico-forestali ed idraulico-agrarie; attività vivaistica finalizzata alla conservazione della biodiversità.
L'Agenzia, su espressa delega e previo accordo, potrà svolgere anche le seguenti funzioni: salvaguardia dell'equilibrio biologico; tutela del patrimonio tartuficolo; valorizzazione delle biomasse agricole e forestali; gestione faunistica; razionalizzazione delle risorse idriche superficiali e sotterranee; sistemazione e miglioramento delle aree verdi da destinare ad uso pubblico; supporto tecnico ed operativo in materia di protezione civile; sperimentazione e progetti dimostrativi; ogni qualsiasi attività per l'ottimale gestione degli ambiti silvo-pastorali e montani e del verde pubblico.
Tra le funzioni che l'Agenzia assorbirà anche le funzioni a finalità pubblica attualmente svolte dall'Agenzia Umbraflor. Non vi saranno invece funzioni trasferite dal Parco tecnologico agroalimentare dell'Umbria 3° e da Arusia
Corriere dell'Umbria Venerdì 26 Novembre 2010

mercoledì 12 maggio 2010

Mugnano, Fontignano, Montepetriolo, San Martino dei Colli e Poggio delle Corti: la gente del posto illustrerà il proprio paese ai visitatori

Un nuovo modo per promuovere e valorizzare il territorio. Un tour che si rivolge ai turisti e a tutti i perugini che vogliono approfondire la loro conoscenza su Perugia e scoprire itinerari insoliti rispetto a quelli conosciuti. Questo è l'obiettivo dell'associazione di promozione sociale "Lingua in Corso"(che si occupa anche di organizzare corsi di lingua e cultura italiana presso la sede di Corso Cavour), che a partire da domenica 23 maggio ha messo in programma cinque appuntamenti per ammirare le bellezze artistiche ed enogastronomiche di Mugnano, Fontignano, Montepetriolo, San Martino dei Colli e Poggio delle Corti. Da maggio a ottobre, dunque, cinque tappe fra i borghi delle campagne perugine, organizzate grazie al patrocinio del comune di Perugia e alla collaborazione con le pro loco dei paesi coinvolti.
"a ogni tappa - ha spiegato Eleonora Bracci, una delle responsabili dell'associazione - non sarà presente una persona esterna posta alla guida dei turisti, ma saranno gli stessi abitanti del luogo ad accogliere e accompagnare i visitatori nel tour."
Un modo per mettere in risalto le singole peculiarità di ciascun borgo selezionato e per
"dare luce - ha dichiarato Eleonora Scassini, altra esponente di Lingua in corso - a luoghi che purtroppo ancora non rientrano all'interno degli itinerari classici che interessano il territorio."
Il programma di "Perugia Fuoriporta" consiste nella visita ai piccoli borghi di San Martino dei Colli e Poggio delle Corti, dei Muri dipinti di Mugnano, della tomba del Perugino di Fontignano e del borgo di Montepetriolo. In ogni singola zona i turisti potranno degustare le specialità del posto, dove sono previsti piccoli assaggi e un pranzo (presso Mugnano) a base di piatti tipici locali.
"Il programma dell'associazione rientra in un modo diverso di fare impresa, grazie al quale è possibile porre sotto i riflettori e far rivivere alcune delle aree ancora poco conosciute non solo dai turisti, ma anche dai cittadini stessi."
Con queste parole, l'assessore Giuseppe Lomurno ha tenuto a sottolineare l'impegno messo in campo da parte dell'amministrazione comunale,
"sempre attenta - ha aggiunto lo stesso Lomurno - a promuovere progetti che intendono dare risalto alla storia, alla cultura e al patrimonio artistico-architettonico del territorio."
La prima edizione di ""Perugia Fuoriporta
" ha ricevuto anche l'attenzione da parte di diverse strutture ricettive (soprattutto alberghi e agriturismi) che pubblicizzeranno l'iniziativa anche al di fuori del comune di Perugia. Le altre date previste per il 2010 sono il 13 giugno, il 5 settembre, il 26 settembre e il 10 ottobre. Il costo è di 35 euro a persona e le prenotazioni (per e-mail, linguaincorso@linguaincorso.com, o per telefono, 075/5732272) devono essere effettuate entro il mercoledì che precede la data prevista per la visita guidata
Antonio Torrelli
Corriere dell'Umbria Mercoledì 12 Maggio 2010