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mercoledì 19 marzo 2014

Studentesse in vendita sul web

Lo fanno per assoluta necessità: di frequente sono i conti in famiglia che non tornano a spingere una donna, o una giovane ragazza, a intraprendere la “carriera” della prostituta.
Loro, figlie irreprensibili o madri insospettabili, per sbarcare il lunario decidono di mettere in vendita ciò che di più personale la natura ha dato loro: il corpo.

Cambiano nome, si inventano una nuova identità per non rendersi riconoscibili, spesso fanno una vera e propria doppia vita per cercare di preservare affetti, figli, compagni e genitori.
Di giorno inforcano gli occhiali e si mettono i libri sotto braccio, di notte indossano la giarrettiera e scoprono centimetri di pelle per attrarre i potenziali clienti.
Il canale preferito da questa nuova schiera di lucciole, schiave più della crisi che del racket, è internet: nel cyberspazio si incontrano domanda e offerta, ancor prima che i corpi.

Giovani ragazze si pubblicizzano anche a Perugia e comunque un po' in tutta l'Umbria, mettono in bella mostra le loro grazie, lasciano il loro numero di telefono “per un rapido contatto”, come è scritto negli annunci. Se nella vita di tutti i giorni, quella che non è illuminata dalle luci rosse, capita che siano studentesse, lo scrivono in modo altrettanto esplicito.

Chissà, forse per stimolare i sordidi appetiti sessuali di clienti che magari vogliono ripulirsi la coscienza sperando, in un certo modo, di fare “beneficenza” a ragazze in difficoltà, che senza nemmeno accorgersene entrano in un mondo più grande di loro.
E certamente più sporco. Sono queste le nuove frontiere del sesso a pagamento, quelle che uniscono il potenzialità telematico della “rete”, Internet e via chattando, con il fascino eterno che un simile mestiere continua ad esercitare sulla clientela.

La Nazione Mercoledì 19 Marzo 2014

giovedì 31 gennaio 2013

Nove medaglie d'onore a deportati nei campi nazisti

Hanno vissuto una delle pagine più brutte della storia dell'umanità, che ha lasciato in loro segni indelebili nel corpo e nella mente. E probabilmente anche nell'anima. Ma ieri sono stati i protagonisti, in positivo, della cerimonia di consegna in prefettura, davanti ai loro familiari e a numerose autorità. Nove medaglie d'onore sono state consegnate ad altrettanti deportati della provincia nei campi nazisti durante l'ultimo conflitto mondiale. A conferire le decorazioni - concesse dal presidente della Repubblica il prefetto Vincenzo Cardellicchio insieme all'assessore regionale, Stefano Vinti, al vicepresidente della Provincia, Aviano Rossi, e ai sindaci dei Comuni di provenienza degli insigniti (Assisi, Città di Castello, Foligno, Panicale, Perugia, Spoleto).
"Dal settembre del 1943 al maggio del 1945, - ha detto il prefetto - centinaia di migliaia di nostri connazionali sono stati sottoposti a violenze e umiliazioni, a durissime condizioni di segregazione, al lavoro coatto in condizioni di tragica, disumana drammaticità. Tanto strazio non può essere dimenticato né sottaciuto. L'indispensabile antidoto è la memoria dell'orrore della guerra, termine che usiamo con un'allarmante disinvoltura e che tracima sangue, lacrime e disperazione."
Quindi, nel ricordare le sofferenze subite dagli internati, Cardellicchio ha aggiunto che
"queste medaglie sono un piccolo segno della nostra profonda riconoscenza e un risarcimento morale per le terribili prove patite, e anche se è sempre più difficile rintracciare testimoni di quella disumanità, abbiamo il privilegio di avere qui con noi il signor Egidio Severi del 1923 internato in Germania. Inoltre, a sottolineare la precarietà della nostra attuale qualità di vita, la civile convivenza tra gli uomini e la pace tra le Nazioni, oggi a ricevere la medaglia c'è anche la figlia di un internato, Maria Elisabetta Petri, sorella di quell'Emanuele Sovrintendente della Polizia di Stato assassinato durante l'arresto di alcuni brigatisti."
A ricevere il prestigioso riconoscimento sono stati: Maria Grazia Bellucci (Città di Castello), Bruno Fagiolari (Perugia), Terzo Laureti (Fo ligno), Giuseppe Monaldi (Città di Castello), Giovanni Panzolini (Assisi), Marino Petri (Perugia), Livio Posti (Panicale), Egidio Severi (Perugia), Elio Tordenti (Spoleto).
Corriere dell'Umbria Giovedì 31 Gennaio 2013

domenica 9 settembre 2012

70 mila stranieri in Umbria

Gli immigrati in Umbria sono 70 mila sono il 10% della popolazione residente.
Nel corso del 2011 gli immigrati stranieri nella regione Umbra hanno oltrepassatole 70 mila unità e rappresentano il 10 per cento della popolazione residente. Molti di questi hanno difficoltà di adattamento al sistema socio economico italiano, sono poco inseriti, pericolosi e penalizzati socialmente, spesso lontani dalla quotidianità della popolazione senza rispetto né della legge né delle regole di convivenza civile, basti pensare ai fatti di cronaca di Perugia e del territorio limitrofo. L'Anolf regionale - Associazione oltre le frontiere, riunitasi nei giorni scorsi presso la sede Cisl Umbria, ha tracciato un'analisi chiara, ben definita e soprattutto propositiva della situazione degli stranieri in Umbria.
"All'origine di questi fenomeni -ha sottolineato il presidente regionale Anolf Amahdar Abdelilah, detto Abdul - c'è anche la provvisorietà di permanenza e la mancanza di radici. Il modello di vita resta slegato dall' autopercezione dell'identità sociale. […] la situazione degli stranieri in Umbria incide anche sui corsi di vita individuali, scoraggiando gli investimenti che sarebbero necessari per conseguire forme più avanzate d'integrazione nella società ricevente."
Per questo diviene di primaria importanza l'apprendimento della lingua italiana a un livello più raffinato,
"requisito basilare per l'accesso a molte occupazioni qualificate."
Il presidente dell'Anolf critica il mercato del lavoro italiano.
"Questo -ha spiegato- non offre posti di lavoro qualificati agli immigrati (anche di seconda generazione). Da questo, il rientro in patria di molti immigrati ad alto tasso di istruzione e formazione."
Problemi analoghi possono avere pesanti ripercussioni anche verso la formazione professionale: se prevale il pessimismo verso la disponibilità all'apertura della società ricevente, l'immigrato concentrerà su un improbabile ritorno le proprie speranze di miglioramento.
"Quando l'immigrato -ha precisato Abdul- si accorgerà che un ritorno vincente è irrealizzabile, sarà forse troppo tardi per riconvertire gli sforzi."
Tra gli obiettivi generali dell'Anolf, quindi, quello di agire attraverso, azioni integrate finalizzate alla rimozione dell'emarginazione e dell'esclusione sociale per gli stranieri adulti e minori che sono a rischio. Intervenire sul livello politico diviene la priorità, portando avanti la battaglia per il voto amministrativo, creando un organismo comunale e/o provinciale degli immigrati che abbia un ruolo attivo e non solo simbolico (diritto di voto).
L'Ariolf punta anche su una rinnovata visibilità del ruolo degli immigrati, che non dovrà limitarsi -come il più delle volte accade- alle cronache nere. L'Anolf rinnova il proprio impegno nel continuare le battaglie per la concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul suolo italiano, senza trascurare la prima generazione, e di accompagnare gli immigrati che intendono far ritorno in patria a causa della crisi economica. Riguardo al sociale, l'Anolf intende impegnarsi per recuperare gli spazi delle città (centro storico di Perugia), creare momenti conviviali (fra immigrati e autoctoni) e attivare spazi e occasioni di scambio culturale al fine di incrementare la consapevolezza dei destinatari in merito al sistema di vita italiana. Per approfondire questi temi, l'Associazione oltre le frontiere si riunirà il prossimo 17 luglio alle ore 17,30 pressa la Cisl Umbria.

Venerdì 7 Settembre 2012

giovedì 26 aprile 2012

Sguardi in Ascolto

Sguardi in Ascolto sabato 28 aprile a Perugia

Incontro di apertura del progetto "Sguardi in Ascolto" organizzato dall'associazione Somali in Umbria, in collaborazione con la Consulta per le Comunità Straniere del Comune di Perugia
Sabato 28 Aprile 2012, ore 16,00 - Via Imbriani 2 - Perugia
Incontro tra giovani italiani e stranieri per costruire video documentari:
La vita del giovane straniero sarà raccontata dai giovani italiani partecipanti attraverso brevi documentari video
Il progetto è realizzato con il contributo dell'Assessorato alla cultura e Politiche sociali - ufficio Informagiovani e Politiche Giovanili nell'ambito del bando Forme Creative 2011-12


Informazioni: Hasan Mahamed - email: mchasan20@yahoo.com - cell.3467363524

Comune di Perugia Giovedì 26 Aprile 2012

sabato 28 gennaio 2012

L’Umbria con gli occhi a mandorla

Un popolo di quasi circa 2000 unità, piccolo dunque, ma di attivismo non comune sul fronte imprenditoriale, con interessi prevalenti nei settori del commercio, del manifatturiero e della ristorazione. Ecco i cinesi in Umbria, terra da cui sono fortemente attratti anche per motivi di studio grazie al ruolo giocato dall'Università per stranieri di Perugia, dove ogni anno, in base a un mirato progetto intergovernativo, approdano a centinaia.

I cinesi regolari In Italia, tra gli aumenti rilevanti degli iscritti nelle liste dei residenti si registra nel 2010 proprio quello dei cinesi (+11,5%, il numero assoluto sfiora le 210mila unità: Dossier Caritas Migrantes 2011). Quanto all'Umbria, le stime parlano di circa 2mila cinesi (1,9% del totale), di cui presenti soprattutto 1.600 in provincia di Perugia, con la comunità più numerosa concentrata e in particolare nel capoluogo, dove vanno considerati anche gli studenti soggiornanti (si stima che i regolari in totale siano circa 800) . L'altra comunità più numerosa nel Perugino è nell'Alto Tevere (circa 200); circa una cinquantina i cinesi residenti a Foligno.

A Terni sono circa 250. In totale, sono comunque il gruppo asiatico più numeroso. I settori di occupazione a livello nazionale, la comunità cinese appare come una delle più attive, con un tasso di imprenditorialità alto: un cinese su cinque è imprenditore. Per il 2009, il Dossier Caritas Migrantes rilevava un tasso di imprenditorialità pari al 15% dei residenti, di molto superiore al risultato degli altri gruppi stranieri. Anche nel 2010 il 56,9% dei titolari d'impresa stranieri in Italia era riconducibile a soli 4 paesi di provenienza, con la Cina al terzo posto (14,7%), preceduta solo da Marocco (16,4%) e Romania (15,3%).

Vale la pena richiamare un altro fenomeno fotografato a livello nazionale e che, come si vedrà, tende a riprodursi a livello umbro. I cinesi sono uno dei gruppi nazionali per cui si registra una forte concentrazione solo in alcuni settori di attività, quelli dove non servono ingenti capitali per l'avviamento e caratterizzati da basso livello di tecnologia: commercio (i cinesi sono al secondo posto) e manifatturiero, dove la presenza cinese è addirittura al 62,8% (specie nel tessile e nell'abbigliamento).

L'Umbria, come accennato, non fa eccezione a questo trend, in base ai dati della Camera di commercio di Perugia (registro imprese). Anche se la maggioranza dei cinesi sono lavoratori subordinati (e lavorano per cinesi), è confermata la vocazione imprenditoriale: se, nel III trimestre 2005 , le unità locali di imprenditori cinesi erano 157, nel 2011 (stesso periodo) sono diventate 372. Un incremento del 136%, dato sorprendente rilevante in quanto registrato in un periodo di piena crisi. Chissà se il trend proseguirà nell'anno del Dragone, il 2012 per il calendario lunare cinese.

Quali sono i settori in cui i cinesi dell'Umbria sono maggiormente concentrati? In testa (III trimestre 2011) c'è il commercio all'ingrosso e al dettaglio: 167. Seguono le attività manifatturiere: 111. Poi le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione per cui sono prevalentemente famosi nell'immaginario collettivo: 68.

Fra gli imprenditori prevale la classe di età compresa tra i 30 e i 49 anni (sono 290), segue quella 18-29 (54). La forma giuridica nettamente prevalente è quella dell'impresa individuale (265). Seguono società di persone (76) e di capitale (31). La maggioranza delle imprese è in provincia di Perugia: 292 unità (117 nel 2005), 80 a Terni (40 nel 2005). Gli imprenditori cinesi sono soprattutto uomini (93197), ma sono ben rappresentate anche le donne (64175). L'Università Ogni anno arrivano a centinaia per studiare l'italiano all'Università per stranieri in modo, poi, da iscriversi ad altri atenei d'Italia o proseguire con i corsi di laurea offerti dallo stesso ateneo perugino. E così da anni. É stato il progetto "Marco Polo", basato su un accordo intergovernativo e presentato ufficialmente a Pechino nel 2004 dalla Crui, nell'ambito della visita di Stato del Presidente della Repubblica Italiana nella Repubblica Popolare Cinese, a determinare crescenti flussi anche verso il capoluogo umbro (tra l'altro, per il decollo del progetto svolse un ruolo di coordinamento nella Crui lo stesso rettore della Stranieri Stefania Giannini). Tanto che oggi i cinesi rappresentano il gruppo più numeroso alla Stranieri (prima di loro c'erano gli americani e prima ancora i giapponesi). Al "Marco Polo" da un po' si è aggiunto peraltro il progetto "Turandot", riservato a chi vuole accedere a conservatori e Belle Arti. Il primo marzo arriveranno quindi a Perugia 650 studenti che frequenteranno i corsi di lingua fino ad agosto. Di questi, una percentuale di poco inferiore al 10% si fermerà a Perugia per frequentare un corso di laurea della Stranieri.

"L'ingresso in Italia di questi studenti è subordinato alla preiscrizione a un corso di laurea italiano (pagato per intero in anticipo) e al fatto di aver trovato un alloggio"
, ricorda Lidia Costamagna, delegata alle relazioni internazionali dell'Università per stranieri e coordinatrice del "Marco Polo" . Chi sono i cinesi iscritti alla Stranieri?
"Figli unici che vengono dalle grandi metropoli - spiega la professoressa Costamagna -, i genitori investono molto nella loro formazione affinché possano aspirare a una buona posizione lavorativa in patria, anche se poi, magari, c'è chi si sposa e resta qui."

Per avere un'idea di quanti cinesi siano transitati a Perugia ogni anno per motivi di studio, ecco i dati dell'Ufficio Relazioni Internazionali della Stranieri: gli studenti Marco Polo e Turandot nel 2008/2009 erano 532 su un totale di 991 studenti cinesi iscritti ai corsi di lingua e cultura italiana; nel 2009/2010, 630 su un totale di 1.068; nel 2010/2011, 581 su un totale di 896; nel 2011/2012, in base al progetto Marco Polo e Turandot se ne prevedono 650. Gli iscritti ai corsi di laurea della Stranieri sono in media 100 studenti cinesi ogni anno.

Alessandra Borghi
Corriere dell'Umbria Venerdì 27 Gennaio 2012

mercoledì 7 dicembre 2011

Perugia e Terni nella classifica Qualità della vita de Il Sole 24 Ore

L'annuncio della manovra "Salva Italia", messa a punto dal governo, ha fatto passare la notizia un po' in sordina rispetto agli scorsi anni, ma ieri "Il Sole 24 Ore" ha pubblicato la tradizionale classifica sulla "Qualità della vita" delle province italiane. Centosette i capoluoghi e i territori presi in esame in base a trentasei differenti indicatori ripartiti in 6 settori: tenore di vita; affari e lavoro; servizi e ambiente; popolazione; ordine pubblico; e tempo libero.

La pagella finale, quella che traccia la media di tutte le posizioni ottenute dalle singole province nelle varie classifiche, vede sia Perugia che Terni in sensibile miglioramento rispetto al 2010. - La classifica generale. In particolare, Perugia con la sua provincia, in un solo anno, è riuscita a risalire 18 posizioni e ora raggiunge il 31.mo posto. Un buon balzo in avanti anche per Terni che, con uno scatto di 10 posizioni, si colloca 46.ma L'avanzata delle due umbre soddisfa ancora di più se si fa un confronto con i territori vicini visto che quasi tutte le altre province limitrofe (Ancona, Pesaro-Urbino, Macerata, Rieti, Viterbo, Siena e Grosseto) sono in discesa.

Si salva solo Arezzo che, con un +17 posizioni e il 28.mo posto, ricalca l'andamento di Perugia. - Tenore di vita & lavoro. Entrando nei dettagli si scopre, quindi, che per quanto riguarda il tenore di vita, Terni soffre più di Perugia alcuni aspetti della crisi. A Terni, infatti, la percezione da parte dei cittadini dell'incremento dei prezzi nell'ultimo anno (indice 13,0) risulta molto più alta di Perugia (indice 10,2). Ma a Perugia (indice del 41,2) è più forte la percezione della gravità attribuita al problema al lavoro (a Terni indice del 36,1). Per quanto riguarda il Pil pro-capite, Perugia (59,mo posto e 24.360 euro) batte ancora una volta Terni (66.mo posto, 22.674 euro).

Ma la situazione si inverte nei depositi per abitante: evidentemente i ternani sono più risparmiatori dei perugini visto che la provincia di Terni è 61.ma e Perugia 72.ma. Terni precede anche nell'importo medio delle pensioni (41.mo posto con 756,94 euro mensili di media contro il 66.mo posto di Perugia con 653,45 euro). I perugini, tuttavia, sono più consumatori con un 48.mo posto nella spesa pro capite per veicoli, elettrodomestici e mobili pari a 1.196,27 euro contro il 60.mo posto di Terni (1.146,68 euro). - Servizi, ambiente, popolazione. L'indice di percezione da parte dei residenti per quanto riguarda i problemi relativi a servizi, assistenza, ambiente e inquinamento, poi, non premia Terni (indice 9,6 contro il 2,8 di Perugia). E sempre a Terni è molto più bassa (indice 5,6) che a Perugia (indice 9,7) la percezione di un qualche miglioramento della qualità della vita rispetto agli anni precedenti. - Ordine pubblico. Sul fronte dell'ordine pubblico, i residenti della provincia di Perugia (indice 13,9) sono nettamente più preoccupati di quelli di Terni (indice 7,4), visto che denotano una maggiore percezione della gravità attribuita ai problemi di criminalità. - Tempo libero. Nel settore del tempo libero, le rilevazioni denotano, poi, una delusione maggiore di Perugia (indice 22,4) rispetto a Terni (15,4) in fatto di insoddisfazione per le strutture e l'offerta di attività. La fotografia completa dell'Italia è disponibile anche via internet: basta cliccare l'indirizzo il sole24ore.com/qualitavita

Sergio Casagrande

Corriere dell'Umbria Martedì 6 Dicembre 2011

martedì 12 aprile 2011

Cinquecento ufo avvistati in Umbria

No, nessun ufo a Narni Scalo. Il filmato che ne documentava la presenza sopra l'ufficio postale e mostrato di recente anche in una trasmissione televisiva è un falso. Questo il parere, già pubblicato sul Corriere, di Massimo Francesco Valloscuro, responsabile regionale del Centro Italiano Studi Ufologici. Un appassionato della materia, coltivata a partire dai 15 anni e poi evoluta in letture, studi, contatti con associazioni, fino all'adesione al Cisu (60 soci in Italia e 300 collaboratori), di cui è diventato un "pilastro". Non a caso l'ultimo convegno nazionale dell'associazione, che in Umbria esiste dal 1985, molto quotata anche a livello internazionale, si è svolto lo scorso novembre a Terni. Ma quanti avvistamenti si sono avuti a livello locale?
"Siamo in linea con la media nazionale, tenendo conto che la regione è piccola e non arriva al milione di abitanti"
, dice Valloscuro. L'attività di catalogazione che contraddistingue l'associazione, oltre a quelle di studio e divulgazione dei dati raccolti (molto ricco il sito www.cisu.org, così come www.ufo.it, sempre curato da membri dell'associazione), ha portato a un archivio di circa 500 segnalazioni in territorio regionale. Ci sono state pure annate "d'oro". Il "record" di avvistamenti si registra in particolare negli anni 1977, 1978, 2009 e 2010. C'è una ragione precisa?
"Non direi - risponde Valloscuro -. Bisogna solo tener conto che a volte i media danno più risalto a certe vicende e anche per questo le testimonianze in certi periodi appaiono più numerose. L'avvento di Internet ha agito in questa stessa direzione, anche se ha dato adito al proliferare di molti falsi, per quanto a volte molto ben studiati."
L'attendibilità di una testimonianza, secondo il metodo seguito dal Cisu, passa attraverso una serie di valutazioni. A parte i sistemi tecnologici che nell'era del digitale rendono più agevole "smascherare" quelli che sono solo fotomontaggi (come nel caso di Narni Scalo), si tiene conto di elementi quali la presenza di più testimoni, l'esistenza di riscontri radar o ottici, la possibilità che uno stesso oggetto sia stato ripreso o visto da soggetti collocati in posti diversi. Poi si fa attenzione a escludere ciò che è riconducibile a fenomeni naturali o all'attività umana (ad esempio il passaggio di aerei).
Con un'avvertenza generale per chi non lo ricordasse: ufo è la sigla inglese di oggetto volante non identificato, non di "alieni". Veniamo quindi ad alcuni casi nostrani giudicati "attendibili" dal Cisu.

Terni Il 31 luglio 2001, verso le 21,40, un oggetto volante molto luminoso è stato visto attraversare il cielo della città da una casa del centro. A metà corsa, l'oggetto ha aumentato ancor più la luminosità, poi è tornato a quella iniziale ed è scomparso in direzione Nord-Nord-Est. Il tutto è durato circa un minuto. Colle Bertone di Polino (Terni) Il 16 agosto 2001, alle 22,15, un testimone ha notato una specie di grande e fulgida stella fissa, che si è mossa verso nord per poi arrestarsi. L'osservatore ha chiamato due famigliari perché assistessero. L'ufo è stato seguito per ben cinque minuti, in cui ha effettuato altre "fermate" ed è stato inquadrato con un binocolo, che ha evidenziato una luce ovale di colore "stellare" e, al suo interno, una piccola luminosità giallognola e un'altra, più grande della prima e più definita, rossa.
Orvieto
Il 13 marzo, sulla strada statale 71, una donna, alla fine di una cena con colleghi di lavoro, si trattiene in macchina, nel parcheggio del ristorante a fumare una sigaretta con una collega. Sono le 23 circa e dal punto in cui si trovano si gode un'ampia visuale sulle campagne circostanti. D'improvviso in cielo appare una sagoma rotonda che fa movimenti repentini a zig-zag (da Sud-Ovest verso Nord-Est). Mentre si avvicina, segue una rotta lineare e lenta: è una forma tondeggiante con 5 luci fisse sotto. La testimone ha temuto che le andasse addosso, di qui la decisione di "scappare". Dopo il passaggio dell'oggetto, l'autoradio si sarebbe spenta da sola. L'avvistamento è durato circa due minuti. Città di Castello Il 17 luglio 2010, una signora, in vacanza a Città di Castello, mentre passeggia in città, verso le undici, alzando gli occhi al cielo vede un oggetto ovale delle dimensioni apparenti di una grande Luna. L'oggetto, fermo, sembra lampeggiare. Dopo una ventina di minuti si muove, aumentando le dimensioni. Prima di vederlo sparire dietro un tetto, la donna lo ha immortalato col cellulare. Qualcosa di "intergalattico" ha fatto capolino nell'alta valle del Tevere? In questi casi, anche se non era Et, i punti interrogativi secondo il Cisu restano
Alessandra Borghi
Corriere dell'Umbria Lunedì 11 Aprile 2011

giovedì 17 marzo 2011

Gli Umbri che unirono l’Italia

Donne e uomini, popolani e nobili, religiosi e laici. Centocinquanta anni fa combatterono insieme per sottrarre l'Umbria all'egemonia papale e far parte del nascente Regno d'Italia. Simbolo ancora evidente del passato dominio del Papa-Re è la Rocca Paolina che i perugini assalirono il 13 dicembre del 1848. Ma già da tempo il fermento rivoluzionario era forte nelle terre pontificie. Gubbio era un centro di riferimento per la Carboneria in Umbria sin dai primi decenni del secolo.
A Città di Castello, nonostante il forte controllo papalino, venivano smerciati coccarde e nastri tricolori. ostentarli significava il carcere, ma ci fu anche chi, come il perugino Romualdo Ettorri, non si sottomise alla minaccia preferendo la condanna. Nei primi anni trenta dell'ottocento iniziava a farsi largo Francesco Guardabassi, futuro capo dell'opposizione liberale perugina. Fu lui, l'8 maggio del 1833, a mettersi a capo della rivolta contro i gendarmi pontifici che volevano perquisire la farmacia di Bernardino Tei, convinti che fosse un ritrovo di rivoluzionari. Quando i fratelli Bandiera, venuti a conoscenza dei moti rivoluzionari in corso, decisero di sbarcare in Calabria, anche un perugino si unì alla spedizione: Domenico Lupatelli, che morì fucilato a Cosenza il 25 luglio 1844. Allo scoppio della prima guerra d'indipendenza, il fermento umbro era così forte, che solo da Foligno partirono in più di 100.
E anche quando Pio IX decise di non appoggiare più la guerra contro gli austriaci, furono molti i folignati che disobbedirono alla volontà papale e rimasero al fronte. Il più famoso è Luigi Chianciani di Spoleto che tornerà dall'esilio solo dopo l'unificazione dell'Italia. Da lì a pochi anni i moti rivoluzionari portarono alla nascita della Repubblica Romana. Un'esperienza alla quale parteciparono ancora una volta molti umbri. Il 9 febbraio del 1849 un decreto dichiarò il Papa decaduto e la nascita della Repubblica. Atto che portava la firma di due umbri: Giovanni Pennacchi e Ariodante Fabretti. Ma la vita della Repubblica fu breve. Il Papa chiese aiuto ai francesi che, il 24 aprile 1849, sbarcarono a Civitavecchia.
S'inserisce qui la storia di una giovane diciassettenne di Città di Castello, desiderosa di portare il suo contributo alla causa repubblicana. Colomba Antonietti era una bella e giovane popolana che, tagliati i capelli e indossata la divisa, morì tra le braccia del marito in difesa della Repubblica Romana che crollò pochi giorni dopo. Nel 1859, con lo scoppio della seconda guerra d'indipendenza, 350 umbri partirono in aiuto dell'esercito piemontese. Il 14 giugno una delegazione di perugini guidata ancora da Guardabassi dichiarò l'indipendenza della città dallo Stato Pontificio, formando un governo provvisorio. La controffensiva papalina non si fece attendere: il 20 giugno le truppe del Papa invasero la città saccheggiandola e distruggendola. Episodio che fece scalpore in tutto il mondo, tanto da trovare spazio anche tra le pagine del New York Times. Ma la liberazione era vicina. Alla spedizione di Garibaldi partecipò anche l'orvietano Pietro Stagnetti che nell'elenco dei mille compare al numero 956. Con i successi dei garibaldini arrivò anche la libertà umbra. Era il 14 settembre 1860 quando, con i combattimenti di Porta Santa Margherita, i piemontesi liberarono la città. E ancora una volta un perugino fu tra i protagonisti della battaglia: il generale Giovanni Ruggia. Con il plebiscito del 9 novembre, 97.040 umbri contro 380 dichiararono di voler aderire al nuovo Stato. Con il decreto del commissario Napoleone Gioacchino Pepoli, il 15 dicembre la provincia dell'Umbria, formata dai territori delle antiche delegazioni pontificie di Perugia, Spoleto, Rieti e orvieto, divenne una realtà.
Gianluca Ruggirello
Giulia Serenelli
da QuattroColonne
Lunedì 21 Febbraio 2011

giovedì 3 marzo 2011

Umbria terra di santi e giocatori

Novanta milioni di euro tondi tondi. É la cifra spesa complessivamente in Umbria nello scorso mese di gennaio per lotterie, scommesse, gratta e vinci e giochi vari. Considerato che la popolazione è di circa 900mila unità, ogni umbro (compresi lattanti e vegliardi) ha consumato in media 100 euro nel primo mese dell'anno per tentare la sorte. In Italia hanno fatto di peggio solo Basilicata (dove sono stati spesi 46 milioni di euro: in media 78 euro a cittadino), Molise (33 milioni con una media pro capite di 103 euro) e Valle d'Aosta (13 milioni, in media 101 euro a testa).
In testa alla classifica delle regioni c'è largamente la Lombardia (dove sono stati spesi 1106 milioni con un costo a testa di 111 euro); seguono il Lazio (667 milioni, 117 a cittadino: la media più alta in Italia), la Campania (648 milioni, 111 euro pro capite). In termini percentuali, la regione dove si gioca e si scommette di meno è la Calabria: ogni calabrese, infatti, in gennaio ha tirato fuori poco più di 72 euro; seguono la Sicilia (con 74 euro a testa) e la Sardegna (spesa pro capite di 79 euro).
Complessivamente lo Stato ha incassato nel primo mese dell'anno quasi 5,9 miliardi di euro: +13,5% rispetto al gennaio 2010 che chiuse a 5,2 miliardi. In tutto l'Erario ha potuto contare su un introito di circa 816 milioni di euro, con una crescita del 2,25% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Complessivamente da giochi e scommesse, lo Stato ha guadagnato nel 2010 (fra prelievo e pagamento una tantum delle concessioni) qualcosa come 9,9 miliardi di euro, con una spesa complessiva per gli italiani che ha superato i 60 miliardi di euro. Insomma, se ognuno di noi avesse rinunciato a qualsiasi tipo di "tentazione" e avesse versato le somme spese direttamente nelle casse dell'Erario, avremmo potuto evitare un paio di manovre economiche.
Tornando all'Umbria, è interessante scandagliare come sono stati ripartiti quei 90 milioni di euro che in gennaio sono stati utilizzati per sfidare la fortuna. Apparecchi provvisori Con questa dizione si intendono sostanzialmente le slot machine che si trovano comunemente nei bar e nei luoghi di ritrovo. Gli umbri hanno "investito" in questo settore 55 milioni , ben più della metà di quelli spesi in totale. Le slot prevedono una giocata minima di 50 centesimi e massima di 2 euro; la vincita massima è di 200 euro. Bingo e scommesse ippiche Sono tipi di puntate che non piacciono particolarmente ai cittadini di questa regione. L'incasso, infatti, per la "tombola meccanizzata" si è fermato a un milione di euro. Medesima cifra è stata spesa per scommettere sui cavalli. Giochi a base sportiva Si tratta di giocate legate, appunto, ad avvenimenti di tipo sportivo: dal classico Totocalcio (che ha perso però molto del suo appeal che nei decenni scorsi ne faceva il sogno degli italiani: il famoso "13") al Totogol. E ancora scommesse a quota fissa sugli incontri di calcio, basket o altri sport, Big Match, Big Race e "Il 9", legato al Totocalcio che consiste nel pronosticare il risultato delle prime nove partite in schedina mediante i segni 1, X e 2. Per tutto questo, gli umbri nel mese di gennaio hanno speso complessivamente 5 milioni di euro. Lotterie Ben più consistente (14 milioni di euro, la seconda voce in assoluto) è la quota di denaro investita nell'acquisto di biglietti delle lotterie. In questa categoria rientrano non solo i tradizionali appuntamenti come la Lotteria Italia (il più famoso), ma soprattutto le cosiddette lotterie istantanee, i diffusissimi gratta e vinci che, declinati in molteplici forme, hanno in comune la caratteristica di far incassare immediatamente la vincita al giocatore. Lotto Il "contributo" dell'Umbria si ferma a 7 milioni di euro in un mese. Dopo la Lombardia che capeggia la speciale graduatoria con 89 milioni di euro spesi, segue ovviamente la Campania dove ne sono stati spesi 66. E i campani sono anche i cittadini che più hanno giocato al bingo: ben 27 milioni di euro, 5 in più di quelli spesi in Lombardia e in Sicilia. Giochi numerici a totalizzatore nazionale Secondo la definizione dei Monopoli di Stato, rientrano in questa categoria
"i giochi di sorte basati sulla scelta di numeri da parte dei consumatori all'atto della giocata, ovvero sull'attribuzione alla giocata medesima di numeri determinati casualmente, per i quali una quota predeterminata delle poste di gioco è conferita ad un unico montepremi, avente una base di raccolta di ampiezza non inferiore a quella nazionale, e che prevedono, altresì, la ripartizione in parti uguali del montepremi tra le giocate vincenti appartenenti alla medesima categoria di premi."
Al di là delle dizioni tecniche, si fa semplicemente riferimento a Superenalotto, Win for Life e Superstar. L'Umbria in gennaio ha contribuito con 3 milioni di euro. Giochi di abilità a distanza In inglese si utilizza il termine skill games , che comprende un insieme di giochi caratterizzati dalla maggiore prevalenza dell'abilità rispetto alla fortuna. Gli skill games possono essere praticati solo su siti on line gestiti da soggetti concessionari dei Monopoli e permettono in tutta legalità di giocare con denaro vero. Le vincite sono esentasse. Il più famoso e praticato è sicuramente il Poker Texas Hold'em che ha conosciuto un autentico boom da quando è arrivato in tv: addirittura c'è un canale satellitare dove si trasmettono in continuazione partite e tornei giocati in tutto il mondo. In Umbria sono stati spesi 4 milioni di euro; in Campania (la regione più attiva su questo fronte) addirittura 103. Conclusioni Agli umbri, dunque, piace giocare e scommettere, un po' di più della media nazionale che assegna ad ogni italiano una spesa in gennaio di circa 97 euro. Nella classifica generale per regioni, l'Umbria è al settimo posto, preceduta solo da Lazio, Lombardia, Campania, Abruzzo, Emilia Romagna e, di poco, Valle d'Aosta. Un risultato di cui andar fieri? Chissà, certo indice di una propensione al rischio che mal si concilia però con una certa qual parsimonia che contraddistingue gli abitanti di questa terra
Nicola Savino
Corriere dell'Umbria Martedì 1° Marzo 2011

domenica 19 dicembre 2010

Allarme sulle nuove povertà

Candidare l'Umbria a terra d'incontro per studiare nuove regole contro la crisi per aiutare anche e soprattutto chi è difficoltà, siano essi sbandati, disagiati o persone con forti problemi, soprattutto immigrati. Come il caso dello straniero ucciso dal freddo nella notte tra sabato e domenica scorsi. Questo il messaggio partito ieri da Perugia, proprio quando la città si è svegliata con la notizia del senzatetto trovato morto in un sottoscala del quartiere di Fontivegge. La speranza è che sul tema si possa aprire presto un confronto e una riflessione a tutti i livelli.
"Uniti contro la fame: esperienze di cooperazione allo sviluppo in Umbria"
è stato il tema del convegno che ieri a palazzo dei Priori ha concluso le celebrazioni regionali per la Giornata mondiale dell'alimentazione 2010. Per la nona edizione dell'appuntamento annuale creato dall'Onu si è posto l'accento sugli sforzi compiuti contro la fame a livello nazionale ed internazionale, ma anche dagli enti locali e privati. All'appello hanno risposto a Perugia l'Arcidiocesi, la Provincia, il Comune, l'Università degli studi, l'Agenzia per l'energia e l'ambiente, le associazioni Amici del Malawi Onlus, Bahài di Promozione Sociale "Gianni Bellerio" e Tamat Ong. Protagonisti dell'incontro sono stati anche gli studenti di tre classi delle scuole superiori della provincia: la 3ªa dell'Istituto d'Istruzione superiore "Leonardo da Vinci"di Umbertide, la 3ª e 4ªc dell'Istituto Ipsia "Cavour-Marconi", corso chimico-biologico,di Perugia. Don Paolo Giulietti, in rappresentanza dell'arcivescovo di Perugia che non ha potuto partecipare, ha proposto la novella evangelica della moltiplicazione dei pani come metodo di condivisione di risorse e conoscenze. Il consigliere comunale Antonino Chifari, moderatore del dibattito, ha quindi candidato l'Umbria a terra d'incontro per lo studio di nuove regole contro la crisi globale. Francesco Pennacchi, preside della facoltà di Agraria, ha tenuto una relazione su
"Sostenibilità ambientale e fame nel mondo."
Cesare Migliozzi, presidente dell'Aea di Perugia ha parlato invece di
"Cambiamenti climatici e nuovo sviluppo."
Maurizio Ciarfuglia di Bahài ha illustrato le
"Esperienze di Cooperazione locale e internazionale."
Franco Vecchiocattivi, vice presidente degli Amici del Malawi, ha trattato le
"Condizioni sociali, economia e problemi di alimentazione nei paesi più poveri del mondo: l'esperienza del Malawi."
Patrizia Spada, presidente di Tamat, ha introdotto con
"EuroAfrica: la sicurezza alimentare dai progetti in Africa alle scuole di Perugia"
il contributo appassionato e competente degli studenti umbri, dati e immagini accompagnati da chitarra dal vivo. Del caso del senzatetto ucciso dal freddo a Perugia, comunque, non si mai parlato direttamente nel corso del convegno. Solo ieri sera, l'uomo trovato deceduto domenica mattina è stato identificato dai carabinieri attraverso le impronte digitali. A morire sopra un giaciglio, fatto di un materasso bagnato e cartoni, è stato un marocchino, classe 1950, noto per reati concernenti la legge sull'immigrazione, mentre risulta estraneo all'ambiente della droga e dello spaccio. L'uomo era senza fissa dimora. Fin qui l'esito delle indagini dei militari. Pare, inoltre, che l'uomo, oltre Perugia, abbia frequentato anche Città di Castello. Tanto che esponenti di un'associazione locale si sarebbero fatti vivi per contribuire al riconoscimento del loro connazionale, che, però, da tempo conduceva una vita alla giornata. É probabile che l'uomo fosse fisicamente provato, e ciò spiegherebbe perché non ha resistito a una notte di gelo intenso, se l'autopsia confermerà (forse oggi stesso) che è questa la causa del decesso.

domenica 5 dicembre 2010

Scuola di Lingue Estere dell'Esercito: promozione di otto ufficiali in congedo

Domenica 12 dicembre alle ore 10.30 con una solenne cerimonia , presso il complesso monumentale di Santa Giuliana sede della Scuola di Lingue Estere dell'Esercito , alla presenza del Presidente Regionale Gen.D. Augusto Staccioli, del Gen. Celeste Rossi Comandante del Comando Militare Esercito Umbria del Col. Carlo Corbinelli Comandante Provinciale dei Carabinieri , del Col. Bruno Giovannelli Comandante del Centro Documentale Esercito di Perugia, saranno promossi al grado superiore otto ufficiali in congedo della provincia di Perugia facenti parte delle forze di completamento (riserva ) dell' Esercito Italiano.
Programma
  • Ore 10.30:Santa Messa nella Chiesa di Santa Giuliana ( Slee ) in memoria di tutti i Caduti officiata dal Cappellano Militare Mons.Giuseppe Rotondi;
  • Ore 11.15: assemblea nell'aula magna della Slee:
    - Saluto del Delegato Regionale Gen. D. Augusto Staccioli
    - Breve relazione, con proiezione ed illustrazione di filmati relativi alle attività svolte;
    - Bozza di programma per l'anno 2011;
  • Ore 12.00: Cerimonia di consegna dei distintivi di grado agli ufficiali neo promossi;
  • Ore 12.45: Pranzo di Coesione

Domenica 5 Dicembre 2010

martedì 2 novembre 2010

La malattia del gioco avanza: un esercito di baby giocatori

Venti euro in tasca, un bar e una macchinetta. Sono sempre di più i malati del gioco (diventato compulsivo) nel Perugino. Giocano anche i ragazzini non ancora i minorenni, giocano soprattutto gli operai il più delle volte extracomunitari. Il dato umbro, a questo proposito, è eloquente. Con picchi su Perugia.
Piccoli. Sarebbero circa 16mila infatti, i baby-giocatori in Umbria, tra i 15 e i 19 anni, che hanno giocato d'azzardo almeno una volta, con una percentuale del 58 per cento tra gli uomini e del 33 tra le donne. Sono dati preoccupanti quelli emersi da una ricerca effettuata nel 2009 dall'Istituto di fisiologia clinica del Cnr, che mette in luce una situazione allarmante tra i minori sempre più attratti dal gioco d'azzardo. Oltre alle dipendenze da droga e da alcool bisogna fare i conti anche con quelle da gioco, che assumono sempre di più connotati preoccupanti e non risparmiano neanche i più giovani. Sopra la media Sempre secondo lo studio sarebbe del 63 per cento la media dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni che nella nostra regione hanno provato slot machine e videopoker, contro una media nazionale del 46 per cento.
Numeri allarmanti che dovrebbero far riflettere sul fenomeno, considerato una malattia cronica come tutte le altre dipendenze e per questo necessita di un intervento terapeutico strutturato. Ma in Umbria, sempre secondo la ricerca, esiste solo un'unica struttura che ha avviato un percorso riabilitativo ad hoc per il gioco compulsivo. Disintossicarsi Si tratta del Dipartimento dipendenze della Asl 3 Foligno-Spoleto. Struttura che ha visto in terapia solo 30 giovani a fronte dei circa 30mila dipendenti da gioco d'azzardo, scommesse e videopoker, e candidata ad essere capofila di una serie di servizi analoghi sull'intero territorio regionale. Servizi che ancora nelle altre città umbre non hanno visto la luce nonostante la gravità del problema. E proprio di questo e delle nuove dipendenze si parlerà durante la Settimana del benessere, organizzata dall'Ordine degli psicologi dell'Umbria, che si terrà dal 20 al 27 novembre. Inquietanti le testimonianze. Frequentatore Un assiduo frequentatore di videopoker, benestante che ha dilapidato la sua eredità scommettendo sui cavalli per molti anni, parla del perché passa il suo tempo a giocare.
"Lo faccio per noia - spiega - non c'è una motivazione particolare. Per il lavoro che faccio ho molto tempo libero, per cui entro in un bar gioco le mie 20 euro per il gusto di farlo. In una settimana non saprei dire quanto spendo, forse meno di 50."
Esercente Sabrina Diotallevi titolare del Caffè Arco racconta che sono soprattutto giovani operai stranieri ad essere attratti dal gioco:
"Sono soprattutto uomini che giocano, per la maggior parte stranieri. Vengono qui dopo l'orario di lavoro e fanno le loro puntatine per 10\15 minuti. Iniziano con una puntata molto bassa - sottolinea - poi però finiscono per spendere anche 100 euro. E se vincono cifre alte le rigiocano perdendo. Durante una giornata vengono meno di 5 persone, che si ritrovano anche a fare la fila per aspettare il proprio turno".
Ma il fenomeno dipendenze da gioco si intreccia anche con un altro più grave, l'usura sui minori. Alberto Bellocchi , presidente della Fondazione Umbria contro l'usura e procuratore della Repubblica al Tribunale dei minori di Perugia, ha sollevato il velo su un fenomeno ancora in gran parte sommerso.
"Le somme per cui i ragazzi s'indebitano per il videopoker e le scommesse vanno dai 300 ai 600 euro - afferma - ma possono portare i giovanissimi scommettitori a diventare oggetto di ricatto, anche da parte di adulti, frequentatori di locali dove si gioca ai videopoker o si scommette. All'inizio i prestiti riguardano cifre basse, ma con un tasso di interesse giornaliero anche del 10 per cento. Vale a dire del 3.500 per cento su base annua". Il ricatto "Quando le giocate diventano frequenti e s'inizia a perdere c'è sempre qualcuno disposto a prestare i soldi - continua Bellocchi - il ricatto per i minorenni può essere quello di sdebitarsi spacciando la droga per conto dei creditori"
Rosaria Parrilla
Corriere di Viterbo Martedì 2 Novembre 2010

giovedì 26 agosto 2010

Bische addio, c’è il videopoker

Prima fu la zecchinetta, così chiamata (a Perugia "zecchinetto") perché portata, pare dai Lanzichenecchi. Poi la Concincina, nome legato ad una zona del Vietnam.
"La portarono gli alleati entrando in città" - racconta il signor Franco, che precisa: "Per l‘esattezza fu un interprete di Bologna al seguito degli inglesi che lanciò questo gioco che ebbe immediatamente presa..."
Il gioco d‘azzardo a Perugia sembra entrare nel Dna della sua gente. Qualcuno sostiene che erano i soldati delle milizie dei capitani di ventura - numerosissimi e coraggiosissimi stando alle cronache - che nei periodi in cui non si battevano per questo o per quel signorotto, per quel comune o per quella tirannia o signoria che dir si voglia, dilapidavano i guadagni della condotta (e dei saccheggi) ai dadi e alle carte. Oggi Perugia non è più la terra dei biscazzieri. Pare sia rimasta solo una casa da gioco in città, in zona stazione. Pochi avventori, serate magre e tristi.
"Oggi il gioco si è spostato nei bar. Le macchinette dei videopoker, ma anche i computer, hanno "succhiato" gli avventori delle bische clandestine"
- assicura un investigatore. Eppure ci fu un tempo - che per la verità pochi rimpiangono - in cui il capoluogo umbro, e in misura minore anche Foligno, Spoleto, Gubbio, Bevagna, Trevi, Magione - avevano le loro case da gioco.
"Era appena finita la guerra. Per passare il tempo - racconta il sor Mario - c‘erano solo il cinematografo e il ballo. Nel 1958 chiusero anche le case di tolleranza. E allora...."
Allora si accorreva nelle bische. Vocianti e fumose, almeno fino a quando il gioco non si faceva duro, pesante e tutti rimanevano in silenzio a vedere chi avrebbe vinto, chi avrebbe perso. Magari rovinandosi completamente. Puntando la vita, sua e della sua famiglia, sulle carte. Gli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e gli inizi degli anni Novanta furono - per Perugia - quelli del boom del gioco d‘azzardo. Le case da gioco, chiuse con le irruzioni della polizia e dei carabinieri, da una parte, riaprivano, nel volgere di pochi giorni, da un‘altra parte. Sotto forma di club, di associazioni culturali, di circoli ricreativi. Concincina, chemin de fer, baccarat, poker i giochi più frequenti. E bestia, l‘unico gioco che sia sopravvissuto e che ha il suo momento di gloria, nelle abitazioni private dei perugini, sotto le feste natalizie. I più maturi ricordano una bisca in via Bonazzi, poi in corso Vannucci, quindi la mitica "Sportiva" di via Mazzini. Qui negli anni Sessanta alcuni dirigenti del Perugia giocavano anche per racimolare i soldi per pagare i calciatori. E anche calciatori e allenatori (alcuni molto famosi in città) sedevano intorno al tavolo verde. Grande rumore nel capoluogo fece l‘irruzione - l‘8 dicembre del 1970 "per buona ricordanza", come si dice - in una sala di gioco al secondo piano del palazzo di fronte al municipio, in corso Vannucci: più di trenta giocatori sorpresi a puntare, con i mazzi di carte sul tavolo e i soldi ammucchiati in mezzo. Finirono tutti sotto processo: gli organizzatori (puniti più severamente) e i partecipanti. Venti anni più tardi, grosso modo, ancora più clamoroso il blitz della polizia nel "tempio" dell’alta borghesia perugina: l‘Accademia dei Filedoni. La squadra mobile (allora diretta da Alberto Speroni) sorprese ai tavoli un gran numero di persone, aristocratici e imprenditori, uomini e donne. Uno di loro, per cercare di non farsi prendere ebbe la prontezza di saltare nel giardino e nascondersi dietro una siepe di bosso. Non gli servì: fu scoperto. Le case di gioco scoperte migravano da un quartiere all’altro: chiusa quella di piazza Danti, ecco che una bisca sorgeva all‘Elce, poi in via dei Filosofi, poi a San Sisto, a Madonna Alta, in via Settevalli. A gestirle, quasi sempre, i soliti soggetti: il signor M. (che portava un enorme anello al dito), il signor A., il signor Q., i signori F. e P., amici da tra loro. Oltre ai giocatori in sala si muovevano i "finanziatori". Cioè signori che avevano possibilità di danaro o che comunque erano garantiti e che prestavano i soldi a strozzo al giocatore che in quel momento, preso dalla febbre del gioco, pur perdendo sperava di rifarsi nella mano successiva (la febbre del gioco: ricordate "il giocatore" di Dostojevski?). Ricorda un poliziotto:
"Le bische erano sempre chiuse da porte blindate e c‘erano, di guardia, nerboruti guardiaspalle dei tenutari. Una volta per fare irruzione in un locale da gioco, che si trovava in via della Pallotta, vicino al ristorante "Il gatto nero", staccammo l‘erogazione dell‘energia elettrica. I giocatori, per capire cosa fosse successo, uscirono, con le carte in mano e lasciando i soldi sul tavolo e noi potemmo eseguire l‘irruzione..."
Un‘altra volta, per entrare in un "circolo" di via Settevalli, i poliziotti salirono su un tetto e si calarono attraverso le finestre.
"Ogni volta che facevamo una irruzione i giocatori cercavano di fare gli gnorri - racconta un poliziotto - ricordo che più volte sorprendemmo il folignate F., che ripeteva sempre: "e‘ la prima volta che entro in una bisca e ho la sfortuna che voi mi ci beccate". Sempre la stessa frase..." Per far scattare le denunce era necessario cogliere i biscazzieri con le mani nel sacco: i mazzi di carte sul tavolo, i soldi sparsi delle puntate, i foglietti con le giocate. Per questo porte e finestre blindate erano una necessità: guadagnare pochi istanti permetteva di evitare la denuncia. Quando le forze dell‘ordine entravano trovavano infatti i giocatori impegnati in una innocua partita a briscola e tressette.... Un giocatore ricorda che un imprenditore, della zona dell‘eugubino-gualdese, nel volgere di pochi mesi, si rovinò completamente. "Aveva ereditato un capitale di due miliardi, agli inizi degli anni Ottanta e in un anno e mezzo lo dilapidò completamente. Finendo sul lastrico..."
Gli esposti, alla base dei blitz di polizia e carabinieri, arrivavano dalle mogli e dai figli dei giocatori più accaniti. Che speravano invano che il congiunto si ravvedesse. Non mancarono, negli anni, episodi di giocatori (anche professionisti stimati) che rovinati dal gioco, arrivarono al suicidio. Una visione romantica del gioco d‘azzardo, che ora non c‘è più. Almeno in quei termini
Elio Clero Bertoldi
Corriere dell'Umbria Giovedì 26 Agosto 2010

lunedì 26 ottobre 2009

Manca una moschea in Umbria

In Italia, secondo la più recente delle ricerche (svolta da quindici ricercatori dell'Università di Padova e aggiornata al 15 luglio scorso) ci sono 749 luoghi di preghiera: da locali semplici e spogli fino alle moschee vere e proprie.
In Umbria ne vengono catalogati 18 (più di quanti ce ne siano in Friuli Venezia Giulia: 16). Le regioni ai primi posti di questa graduatoria sono la Lombardia (123), il Veneto (110) e l'Emilia Romagna (104). Moschee vere e proprie nella nostra regione non ce ne sono. Il luogo di culto più adeguato sembra essere quello di via Settevalli, immediata periferia del capoluogo umbro. Il più famoso, invece, è stata la cosiddetta moschea di Ponte Felcino, in cui dirigeva la preghiera Korchi El Mostapha, recentemente condannato a sei anni di reclusione (i suoi complici Driss Safika e Mohamed El Jari hanno avuto 4 e 3 anni e mezzo di reclusione) per terrorismo internazionale in quanto avrebbero "addestrato" all'uso delle armi (esplosivi e veleni chimici) i suoi fedeli. Accuse che i tre imputati respingono annunciando già il ricorso in sede di appello. Dalle indagini svolte dalla digos risulta che nella moschea di Ponte Felcino, un paio di locali a piano terra adibiti appunto a luogo di preghiera dei fedeli dell'Islam), si fosse cominciata una sorta di colletta per raccogliere fondi e costruire a Perugia una vera e propria moschea. Una esigenza che viene avvertita fortemente dai fedeli islamici.
In Italia di moschee vere e proprie - quelle con cupola e minareto, tanto per essere chiari, ce ne sono soltanto due. Il numero più basso di tutta Europa. I luoghidi preghiera sono costituiti da ex capannoni industriali, garage, magazzini, appartamenti, seminterrati, quando non addirittura scantinati. Secondo molti osservatori sarebbe utile, oltre che sintomo di tolleranza, che nelle città e nelle regioni, almeno in quelle dove la presenza di islamici è più alta, potessero sorgere delle moschee. Dove potrebbero operare veri imam o non imam "fai da te", che sono molto spesso estremisti e incitano se non al terrorismo quanto meno alla non tolleranza contro l'Occidente. D'altronde molti islamici avvertono, profondamente e sinceramente, questa assenza di un luogo di culto e di preghiera orientato verso La Mecca
Elio Clero Bertoldi
Corriere dell'Umbria Lunedì 26 Ottobre 2009

mercoledì 21 ottobre 2009

La Fontana Maggiore si Illumina di Rosa


La Fontana Maggiore si Illumina di Rosa


Fontana Maggiore in Piazza IV Novembre in versione Rosa
foto di G. Belfiore

Campagna Nazionale Nastro Rosa Per la Prevenzione del Tumore al Seno
"Non perdere tempo, la migliore difesa è l'attacco"
, con questo slogan parte oggi la campagna nazionale Nastro Rosa per la prevenzione del tumore al seno che si volgerà per tutto il mese di ottobre. La campagna è stata presentata questa mattina durante una conferenza stampa svoltasi alla Sala della Vaccara quale hanno partecipato per il Comune l'assessore Andrea Cernicchi (Servizi sociali), per l'Afas (Azienda Farmacie partecipata del Comune) il direttore generale Egiziano Polenzani, e per la Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) il commissario della regione Umbria, il professor Antonio Rulli.

La campagna, che ha il patrocinio del Comune di Perugia, vedrà da domani la Fontana Maggiore illuminata di rosa, per ricordare alle donne di avere cura della propria salute e sottoporsi a una visita preventiva presso il centro senologico o l'ospedale; visita che potrà essere prenotata in una delle 12 farmacie Afas (10 a Perugia e 2 nei comuni limitrofi) presenti nel territorio. Sempre con il medesimo intento, sarà illuminata di rosa anche la nuova Facoltà di Medicina.
"Chiediamo alle donne un ulteriore atto di amore: prendersi cura della propria salute per dare contemporaneamente un apporto alla società stessa"
, ha detto l'assessore Cernicchi ricordando l'importante spirito di collaborazione e di coordinamento tra soggetti diversi – enti, volontariato e farmacie – finalizzato a progetti etici.

La prossima campagna, ha anticipato, sarà per un uso consapevole degli alcolici. Perugia è una città partecipata grazie al volontariato, ha detto ancora l'assessore, che è
"proporzionale a quanto siamo in grado di sostenere le persone che hanno soddisfazione nel dare."
Alimentazione, autodiagnosi e stop al fumo sono i tre capisaldi attorno ai quali si articola la campagna di prevenzione. Se da un lato si assiste a un forte aumento di tumori al seno (+ 40.000 nuovi casi in Italia), ha detto il professor Rulli, dagli anni '90 assistiamo a una progressiva riduzione dei casi di mortalità. Un tumore diagnosticato intorno a un centimetro, ha aggiunto, ha possibilità di guarigione completa. Rulli, nell'anticipare che a breve il centro senologico sarà dotato di strumenti diagnostici all'avanguardia, ha ricordato che in Umbria la situazione è molto buona, con una percentuale di donne che rispondono allo screening del 55- 70% contro il 50% della media nazionale.

Il 30 ottobre, a conclusione del mese della prevenzione, si terrà a Perugia una conferenza scientifica sull'argomento con la presenza del professor Grignani. L'Azienda Farmacie del Comune di Perugia nel rispetto degli obblighi statutari, organizza e promuove campagne di prevenzione e di promozione della salute.
"L'Afas fa da anni quello il nuovo decreto ministeriale prevede saranno i nuovi compiti delle farmacie"
, ha sostenuto Polenzani, ricordando l'ampia diffusione che consente l'avere un'affluenza di 4.000 cittadini al giorno. Nel marzo 2009, in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (lilt), Commissariato Regione Umbria, ha inaugurato una grande stagione di prevenzione contro i tumori.
La Campagna denominata
"Farmacie Afas, un anno dedicato alla prevenzione oncologica"
è articolata su tre iniziative, due delle quali si sono già svolte durante la scorsa primavera (in marzo la Settimana nazionale per la prevenzione oncologica: l'importanza di una sana alimentazione; in maggio la Giornata mondiale senza tabacco).
Il mese di Ottobre è invece dedicato alla Campagna nazionale Nastro Rosa per la prevenzione del tumore al seno. Strumenti della Campagna sono la Newsletters n°19 (supporto cartaceo di informazione, distribuito nelle sedi Afas, nel sito www.afas.it e attraverso il giornale del Comune "Perugia Notizie"); un pieghevole a soffietto con la dieta a "cinque colori" e depliant informativi sulla prevenzione del tumore al seno forniti da LILT. La Campagna ha avuto, da parte del Ministero della Salute e delle Politiche Sociali, la concessione del logo "Guadagnare Salute".

Luciana Frau
Comune di Perugia Mercoledì 21 Ottobre 2009

venerdì 2 ottobre 2009

Sanatoria badanti, un fallimento

[...] la regolarizzazione delle badanti straniere si sta rivelando una mini-sanatoria. O, meglio ancora, un flop. Il ministero dell'Interno aveva lanciato la campagna stimando l'arrivo di 700mila domande. Peccato che, dati alla mano, a poche ore dalla chiusura a Roma siano pervenute soltanto 247mila richieste di regolarizzazione.
E L'Umbria non fa eccezione: alle 13 di ieri al Viminale erano arrivate 2.057 domande da Perugia e 624 da Terni. E, se è vero che fino alla mezzanotte di stasera è ancora possibile inoltrare la richiesta di regolarizzazione, è altrettanto vero che difficilmente si arriverà alle cifre previste da Maroni. I dati del Viminale arrivano contemporaneamente a quelli forniti dall'Inps sul rapporto tra collaboratori domestici e residenti: nella classifica delle regioni con il numero più alto di colf l'Umbria è al terzo posto, preceduta solo da Lazio e Campania. Eppure, in un Cuore Verde tanto ricco di collaboratori familiari, Perugia è al trentesimo posto nella classifica ministeriale delle domande pervenute per la regolarizzazione delle badanti. E Terni è addirittura quasi fanalino di coda, al settantasettesimo posto. Ciò significa che sono molte, moltissime le badanti straniere che rimarranno nel sommerso. Invisibili, ovvero senza un regolare contratto di lavoro. Con la differenza, rispetto a quello che è avvenuto sino ad oggi, che l'immigrazione clandestina è diventata un reato.
E tutte le persone non regolarizzate, dunque, saranno perseguibili per legge. Criminali a piede libero. Mentre alcune associazioni stanno iniziando a chiedere un prolungamento del provvedimento, nella speranza che il numero delle regolarizzazioni possa aumentare, in parecchi puntano il dito sui requisiti richiesti per essere in regola: l'idoneità dell'alloggio del lavoratore, il limite di reddito (20mila euro) richiesto al datore di lavoro, il minimo di 20 ore settimanali dovute da contratto. Ma in molti, sindacati inclusi, ipotizzano che la scarsa adesione sia da attribuire soprattutto ai 500 euro che i datori di lavoro devono pagare: per alcune famiglie la cifra è eccessiva, specie se sommata agli altri 390 euro previsti per i contributi e alla crisi economica in atto. Sono le colf ucraine ad aver fatto il maggior numero di domande (40mila in tutto il Paese), seguono quelle marocchine (circa 36mila) e quelle moldave ( 28 mila richieste). Gli ultimi dati dell'Irs, l'istituto per la ricerca sociale, fotografano in tutta Italia la presenza di 700 mila badanti straniere.
Una colf su quattro non ha il permesso di soggiorno, il 57% lavora in nero e il 24% non riceve i contributi. E, salvo improbabili stravolgimenti, non ci saranno grandi stravolgimenti. Il quadro è lo stesso a Perugia, Terni, Foligno e Spoleto: tante richieste di informazione, poche, anzi pochissime, pratiche inoltrate. [...]
Federica Grandis
Corriere dell'Umbria Mercoledì 30 Settembre 2009