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martedì 21 settembre 2010

Una bisca a Corciano per il gioco del poker texano

Nei locali di una associazione sportiva dilettantistica di Corciano il nucleo mobile del comando compagnia della guardia di finanza ha effettuato una irruzione che ha portato alla scoperta di una bisca clandestina, dove si giocava d'azzardo. In particolare i giocatori erano impegnati in una partita di poker texano (Texas Hold'em).
I giocatori stavano utilizzando fiches. Cinque carte sul tavolo, due in mano. Ad organizzare il torneo sarebbero quattro persone, tutte identificate, tra i 30 e i 34 anni. Secondo quanto emerso dagli accertamenti - l'indagine viene coordinata dal sostituto procuratore Antonella Duchini - al torneo partecipavano un buon numero di giocatori ognuno dei quali aveva versato una quota di ingresso (detta "buy, in gergo) di 120 euro. Il monte premi sarebbe stato di 6.300 euro , da dividersi tra il primo classificato (che avrebbe intascato 2.700 euro) giù giù fino al settimo in graduatoria. Gli investigatori della finanza avrebbero accertato che gli organizzatori non avrebbero avuto alcuna autorizzazione per organizzare simili torneo, che sono consentiti - per legge - soltanto a soggetti titolari di concessione per l'esercizio e la raccolta di uno o più giochi, previa autorizzazione dell'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.
Secondo la guardi di finanza i privati non hanno la possibilità di organizzare il poker sportivo se si prevedono il versamento di una posta di ingresso e la corresponsione ai vincitori di una ricompensa. Anche se quest'ultima fosse di natura non pecuniaria. L'irruzione dei finanzieri si è conclusa con il sequestro dei locali e di cinque "tavoli verdi", delle fiches, di cinque mazzi di carte da gioco e dello stesso montepremi (di 6.300 euro). Le indiscrezioni dicono che i vincitori del torneo avrebbero dovuto partecipare ad un importante torneo internazionale di poker Texas Hold'em in programma Nuova Gorica, in Slovenia entro la fine di questo mese.
Il Texas Hold'em, conosciuto in Italia anche come poker texano, è la specialità del gioco del poker più giocata nei casinò degli Stati Uniti. Da qualche anno, complice anche la grande diffusione che ha avuto su internet, è diventato molto popolare anche in Italia, dove ha rapidamente oscurato la popolarità delle specialità di poker in precedenza più diffuse - il poker tradizionale e la "Telesina". Benché in teoria possano sedersi allo stesso tavolo fino a ventidue giocatori, solitamente a un tavolo da gioco siedono da due a dieci giocatori. Si gioca con un mazzo da cinquantadue carte francesi (escludendo i jolly). A differenza di quanto previsto nel poker tradizionale, i giocatori ricevono solamente due carte a testa, che assieme alle cinque carte comuni (community cards) scoperte dal mazziere durante le varie fasi di gioco, formeranno il punto di ogni giocatore. Lo scopo del gioco è riuscire tenere per sé tutte le fiche. Man mano che i giocatori finiscono le fiche vengono eliminati dal tavolo uno ad uno, o talvolta, contemporaneamente.
Ecbert
Corriere dell'Umbria Martedì 21 Settembre 2010

lunedì 28 giugno 2010

Vandali in azione di notte nel Piazzale Anna Frank di Perugia



Atti di vandalismo nella notte nel "Piazzale Anna Frank" di Perugia, è stata infatti deturpata l'insegna della piazza cancellando il nome di Anna Frank e inserendo quello di Eva Braun, prima amante poi moglie e fedele donna del Führer Nazista Adolf Hitler.

lunedì 11 maggio 2009

Assalto fallito a Collestrada

Notte ad altissima tensione al Centro commerciale di Collestrada, dove una banda di malviventi aveva progettato un colpo a dir poco spettacolare ai danni del negozio della catena Mediaworld presente all'interno della struttura.
Il colpo, però, è sfumato perché i malviventi non avevano fatto i conti con una serie di imprevisti e con il tempestivo intervento degli uomini della Vigilanza Umbra e dei carabinieri.
Di certo non è mancata l'audacia a un gruppo di ladri che intorno alle 2 ha assaltato il centro commerciale all'altezza dell'ingresso più vicino al negozio di elettrodomestici, computer e hi-fi.
Con un'auto, con tutta probabilità di provenienza rubata, hanno sfondato una porta i sicurezza laterale, percorso le gallerie interne all'edificio e, una volta raggiunta l'area antistante Mediaworld hanno preso la rincorsa per abbattere anche tutte le strutture di ingresso del negozio.
Nel frattempo, però, l'allarme era scattato su tutti i fronti, sia dalla sala di controllo interna al centro commerciale, dove operano 24 ore su 24 delle guardie giurate, sia dalla centrale operativa della Vigilanza Umbra, alla quale sono collegati i sistemi di sorveglianza del negozio Mediaworld.
Immediatamente, dopo aver avvertito i carabinieri, la Vigilanza Umbra ha inviato sul posto una propria pattuglia che si trovava nella zona di Ponte San Giovanni.
L'arrivo delle forze dell'ordine e dei metronotte, ma anche il fatto non previsto dell'autovettura che si è incastrata fra i tornelli e la saracinesca del negozio di elettrodomestici e computer, ha determinato le condizioni affinché i malviventi prendessero la decisione di desistere dal proprio piano.
Non è un caso che sia le guardie giurate arrivate sul posto che quelle impegnate all'interno del centro di controllo video abbiano visto scappare alcuni individui a piedi nelle campagne circostanti.
Non è escluso, fra l'altro, che in un luogo vicino - forse anche il vicino snodo viario costituito da E45 e "Centrale umbra" - fosse pronto a recuperarli un complice a bordo di un altro mezzo.
Controlli accurati e minuziosi sono stati attivati già nel corso della notte e non è escluso che il sopralluogo effettuato dai carabinieri all'interno del centro commerciale non abbia consentito loro di raccogliere già qualche elemento utile alle indagini.
Uno degli elementi che vengono vagliati con attenzione è senza dubbio la provenienza dell'auto di grossa cilindrata utilizzata per tentare il colpo.
Senza dimenticare eventuali tracce lasciate dai ladri sia nella vettura che nel parcheggio antistante la porta divelta, ma anche nell'area interna al centro in cui si sono svolti i fatti.
Una volta conclusi gli accertamenti e i prelievi da parte degli inquirenti, nel centro commerciale e nel punto vendita Mediaworld sono entrate in azione squadre di operai per riparare i danni e rendere nuovamente agibile la struttura.
Ieri, infatti, era giorno di apertura al Centro commerciale Collestrada, la cui funzionalità è stata immediatamente ripristinata, al punto tale che i clienti hanno potuto compiere senza problemi di alcun genere i propri acquisti.
L'unica "testimonianza" rimasta del tentato furto è un telone nero che protegge la porta di sicurezza divelta
Mauro Barzagna
Corriere dell'Umbria Lunedì 11 Maggio 2009

domenica 1 febbraio 2009

T-red, verrà l'ora del rimborso?

Giustizia è fatta. O almeno, si sta facendo.
Il commento dei perugini sull'inchiesta che si è abbattuta sui T-red è praticamente unanime.
I semafori installati a Perugia, stando all'accusa mossa dalla magistratura di Verona, potevano essere manipolati e modificati (dal tempo di durata del giallo al direzionamento dell'occhio elettronico) senza colpo ferire.
"Una truffa che era già sotto gli occhi di tutti - spiega Lamberto Morlupi - e che palesa la vergognosa gestione della città e della mobilità in generale.
Questa storia delle multe era davvero assurda, centinaia e centinaia di perugini si sono dovuti assumere l'onere di risanare il buco del bilancio comunale a colpi di balzelli.
Speriamo che ora qualcosa cambi, anche se ho poca fiducia in chi conduce le indagini."
Francesco Mattioni è una delle 35mila vittime dei semafori, fotografato qualche mese fa in via Martiri dei lager.
"Sono davvero contento per quello che sta succedendo.
Il sistema dei T-red non è altro che un modo per far cassa a scapito degli automobilisti.
Oltre ad aver pagato la multa mi sono ritrovato anche con sei punti in meno sulla patente: il risanamento del bilancio cittadino non può passare per un così forte danneggiamento dell'utenza."
Stando alle accuse dal pm veronese Valeria Ardito pare che molti semafori fossero stati regolati in modo tale da presentare una luce gialla di durata inferiore ai quattro secondi, così da impedire l'arresto dei veicoli in condizioni di sicurezza.
"Questa anomalia era evidente a tutti - sottolinea Tiziana Grillo - e pur non avendo mai preso multe ora spero che le vittime di questo sistema perverso possano venire risarcite."
Paolo Garaofanini è stato più volte "beccato" dal T-red, e ora attende fiducioso l'esito del ricorso.
"Immagino che se si dovessero ritenere nulle tutte le multe fatte dai semafori, il buco nelle casse del Comune diventerebbe così grande da far spavento - spiega sorridendo - tuttavia è giusto risarcire chi è vittima di una frode, sempre."
Dello stesso parere anche Mattia Giacometti, giovanissimo e fresco di patente:
"Non ho mai beccato una multa, ma lo sanno tutti che i T-red sono un meccanismo per far cassa.
Spero che tutta questa storia possa risarcire gli automobilisti."
Giorgio è un commerciante del mercato coperto, e spiega che
"il problema riguarda tutta la mobilità cittadina.
Gli errori che sono stati fatti sono troppi, è tempo che le cose tornino al loro posto.
I parcheggi non si trovano e sono carissimi, il minimetrò è sempre vuoto, il centro storico è stato dimenticato da tutti: la bufera che si è abbattuta sui semafori riuscirà a cambiare questo stato di cose?"
Mentre il Comune si costituisce parte civile, si fanno sempre più dirette le accuse dei cittadini nei confronti del Palazzo:
"Un sistema per rallentare la velocità e garantire la sicurezza di chi viaggia in auto era ed è tuttora necessario - spiega Jacopo Rossi - ma sono rimasto profondamente deluso dalla gestione delle problematiche emerse nel tempo."
Rolando Garofanini, la multa del T-red, ce l'ha ancora nell'auto:
"L'ho presa nel mese di luglio - racconta mostrando la ricevuta - e l'ho regolarmente pagata.
Ora però spero di essere risarcito: se davvero i semafori non erano omologati non è giusto che a rimetterci siano i cittadini onesti."
Anche Antonio Miloni, barista del centro storico, ha preso (e pagato) la multa.
E ora attende lo sviluppo delle indagini per capire cosa fare.
Così come sta facendo Susanna Giacometti e i tanti altri perugini che sperano di "rifarsi" su quel benedetto giallo troppo, troppo breve.
Ma non sono soltanto gli automobilisti a sperare.
Silvana Minciarelli, ad esempio, non rinnova la patente da ormai diversi anni,
"ma spero ugualmente che questa indagine renda giustizia alle vittime dei T-red.
Non si possono risanare i buchi di bilancio passando sopra ai diritti elementari dei cittadini.
É giusto che chi ha sbagliato paghi e che chi è "
cascato
" nelle maglie di questo sistema truffaldino venga risarcito."
Il sogno di tutti, dunque, si chiama ora "rimborso".
Una parola che ricorre negli sfoghi e nei racconti di tutti, multati o meno.
"a fronte di tutto il polverone che si è alzato intorno a questa storia io spero solo che venga fatta giustizia - si sfoga Franco Del Frate - e mi auguro soprattutto che finalmente in questa città le cose possano cambiare"
Federica Grandis
Corriere dell'Umbria Sabato 31 Gennaio 2009

venerdì 30 gennaio 2009

T-red: semafori intelligenti o semafori truccati?

Li chiamavano semafori "intelligenti", ma l'ipotesi investigativa è che i T-red fossero in realtà truccati per aumentare il numero di multe ai danni degli automobilisti.
É per questo motivo che nei guai sono finiti non solo il progettista dei T-red, Stefano Arrighetti amministratore unico della Kria di Desio (Milano), accusato di frode nelle pubbliche forniture, ma anche l'ex comandante dei vigili urbani di Perugia, Claudio Venturini.
Nell'inchiesta condotta dai carabinieri in tutta Italia sono 109 gli indagati, tra i quali 63 comandanti di polizia municipale, 39 amministratori pubblici e 7 amministratori di società private.
Interessati sono invece 80 comuni del Centro-nord, dove sono state comminate decine di migliaia di contravvenzioni.
La notizia ha provocato un terremoto a Perugia e le reazioni non si sono fatte attendere: automobilisti e forze politiche della minoranza sono sul piede di guerra.
Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Venerdì 30 Gennaio 2009

mercoledì 14 gennaio 2009

Come Papa Benedetto XVI diventa cittadino di Corciano

Sono in pochi a saperlo, ma indirettamente Papa Ratzinger è cittadino di Corciano. Non ci credete? Eppure è così. Questo in virtù del decennale gemellaggio con la cittadina tedesca di Pentling, che nel 1987 ha nominato il papa suo abitante onorario.
Nato il 16 aprile 1927 a Marktl sull'Inn, papa Ratzinger si è trasferito nel 1967 a Pentling, sua residenza principale fino alla salita al soglio pontificio.
È stato proprio papa Ratzinger a benedire la campana del paese e a benedire nel 1984, 1997 e 2002 i tre veicoli per il pronto intervento dei vigili del fuoco volontari di Pentling.
Papa Benedetto XVI ha quindi intrattenuto con il borgo gemello di Corciano rapporti strettissimi che proseguono tuttora e che lo vogliono nel piccolo angolo di Baviera molto spesso, quando i suoi impegni lo consentono.

Il Comune di Pentling, per mano del suo borgomastro, ha indirizzato al papa appena eletto un telegramma conservato negli uffici comunali che recita
"Vostra Santità, Papa Benedetto Xvi, tutto il Comune di Pentling è colmo di gran gioia per la Sua missione a dirigere la Chiesa di Dio in terra.
Invochiamo per Lei la benedizione di Dio, salute e forza. È un grande onore per Pentling poter continuare ad essere un pezzo di patria e le inviamo i nostri più calorosi saluti."
Un rapporto quindi molto stretto che riempie d'orgoglio la città gemella in Italia ed indirettamente anche Corciano che può contare tra i suoi concittadini anche un personaggio così illustre
Annalisa Bacelli
Corriere dell'Umbria Mercoledì 14 Gennaio 2009

venerdì 2 gennaio 2009

L'amore per Facebook dei politici umbri

"Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto è necessario un computer."
Sante parole quelle del caro, vecchio Arthur Bloch. Perché ai tempi di Facebook, il social network più popolare della storia dell'informatica, niente è più chiaro, nemmeno nella quieta Umbria.
Giorgio Gaber lo cantava già anni fa: cosa significa ormai essere di destra o di sinistra? Ben lo sanno i politici nostrani, che malgrado alcuni tentativi di mostrare un'appartenenza solida e inattaccabile alla propria ideologia, rivelano spesso "debolezze" politicamente scorrette.
Facebook insegna. Succede dunque così che accedendo al profilo di Massimo Monni, presidente del gruppo di Forza Italia al consiglio comunale di Perugia, si scopra una "compromettente" (in senso politico, si intende) amicizia con Catiuscia Marini, europarlamentare del Pd, a sua volta fan dei molto più "politically correct" Massimo d'Alema e di Coop Italia (ebbene sì, si può essere fan anche di un supermercato…potenza del network).
A mostrare la sua forte appartenenza politica è anche Giacomo Leonelli, coordinatore comunale del Partito democratico perugino, iscritto al gruppo dei sostenitori di Barack Obama e di Walter Veltroni.
A ben guardare, però, il giovane Leonelli qualche debolezza la rivela: tra le mille foto che lo mostrano al mare, al lago, in marcia, alla manifestazione o a braccetto con Walter, infatti, si scova ben presto l'appartenenza al gruppo
"Fashion Democrats Umbri: la sinistra umbra & glamour"
, il cui motto è "più eleganza per tutti".
Velleità estetiche concesse al giorno d'oggi anche a chi una volta indossava l'eschimo. O, al massimo, la kefia. Ad infilarsi dovunque, senza guardare né destra né sinistra (che Facebook sia la dimostrazione della correttezza del mestiere?) sono i giornalisti, presenti in massa sul social network anche in Umbria.
e così capita che sbirciando tra i profili dei colleghi del Cuore verde (anche chi scrive è ovviamente vittima del "sistema Facebook", trascinata nella spirale virtuale dal compagno di scrivania…) si leggano ricette della torta al testo intramezzate da commenti sull'ultima mossa dell'avvocato di Amanda Knox.
Passando per un invito a frequentare il
"corso di lingua e cultura perugina"
o a iscriversi al gruppo "Facebook Umbria", che ad oggi registra oltre 3mila membri e sta organizzando la prima festa regionale di tutti gli iscritti umbri al network.
Anche qualche direttore di testata, proprio negli ultimi giorni, si è iscritto al fenomeno del momento.
E i suoi amici, manco a dirlo, spaziano in tutto l'arco parlamentare. Che Facebook diventi un nuovo modo per trovare notizie e cercare scoop? Forse ci siamo già. Certo la verifica delle fonti diventa fondamentale. Quanto è credibile la dritta data da chi è membro attivo di un gruppo che si chiama di "Se mi vedete bere, toglietemi il cellulare"?
Eppure anche questa community , cliccare per credere, registra un gran numero di appartenenti, sia tra i politici sia tra i giornalisti umbri.
Perché quando si tratta di buon vino, si sa, non c'è appartenenza che tenga, soprattutto ai tempi di Facebook.
Sì, Giorgio Gaber aveva davvero ragione

Federica Grandis
Corriere dell'Umbria Venerdì 2 Gennaio 2009

sabato 13 dicembre 2008

Caso Narducci. al via con ludienza preliminare davanti al gup Paolo Micheli

"é una accusa irreale e priva di ogni fondamento.
Comunque dopo sette lunghi anni, devastanti per me e per la mia famiglia, siamo approdati in aula.
Il tempo è galantuomo e porterà la verità.
Spero solo di non invecchiare nell'attesa, anche per restituire onore e dignità a mio padre che ha 88 anni..."
Il dottor Pierluca Narducci, fratello minore del gastroenterologo Francesco, morto al Trasimeno l'8 ottobre del 1985, ha rilasciato questa dichiarazione, uscendo dall'aula dell'udienza preliminare, celebrata davanti al gup Paolo Micheli.
Lui, insieme al padre Ugo, all'ex questore di Perugia Francesco Trio, all'avvocato Alfredo Brizioli, al funzionario dei vigili del fuoco Adolfo Pennetti Pennella e al funzionario dirigente dell'Anticrimine Luigi De Feo, deve rispondere delle ipotesi di reato più pesanti e gravi: associazione per delinquere finalizzata al depistaggio delle indagini (gli ultimi due come semplici partecipi) finalizzata ad evitare che si scoprisse che il gastroenterologo era rimasto vittima di un omicidio e che si potesse collegare il suo decesso alla vicenda dei delitti seriali attribuiti al cosiddetto "Mostro di Firenze".
Il pm Mignini sostiene infatti che il gastroenterologo fosse stato ucciso quello stesso pomeriggio dell'8 ottobre, ma che per evitare che si scoprisse il delitto e si potessero fare collegamenti con le vicende fiorentine dei delitti seriali, sarebbe stata organizzata la sostituzione del cadavere, facendo ritrovare cinque giorni dopo, il corpo di un soggetto (non identificato) in località Arginone di Sant'Arcangelo, fatto riconoscere poi come quello del Narducci.
Tra le ventidue posizioni in ballo c'è anche un imputato molto malato ed un altro che ha chiesto, tramnite il proprio legale, un rito alternativo.
Se ne riparlerà il prossimo 20 gennaio.
L'udienza di ieri è servita alla costituzioni delle parti civili.
La costituzione più significativa comunque è quella della vedova del gastroenterologo in quanto la donna sosterrà l'accusa contro il suocero e il cognato: Ugo e Pierluca.
Tra gli indagati compaiono anche la madre, la sorella, una cognata e la stessa suocera del gastroenterologo protagonista, suo malgrado, di questo giallo giudiziario.
Alcuni difensori degli imputati principali avevano eccepito la costituzione di parte civile, ma il gup Micheli, l'ha ammessa.
La costituzione non è una sorpresa, ovviamente: fin dall'inizio Francesca Spagnoli aveva intrapreso una strada del tutto diversa rispetto a quella percorsa dai congiunti del marito.
La donna - che vive a Milano - aveva anche scritto a quattro mani un libro con il giornalista Diego Cugia dal titolo che aveva sollevato un vespaio di polemiche: "Un amore all'inferno".
La costituzione formale in giudizio, di ieri mattina, non è altro che un punto di arrivo prevedibile della vicenda.
Tra le decisioni assunte ieri anche l'affidamento di una trascrizione delle telefonate intercettate durante la lunghissima inchiesta dalla procura.
Agli atti è entrata anche la perizia di parte, depositata dal difensore di uno degli imputati, che si è ammalato gravemente nelle more del processo.
Si tratta di un imputato che, nel corso degli interrogatori del pubblico ministero Giuliano Mignini, non avrebbe risposto alle domande, opponendo come giustificazione, una frase: "Ho paura".
Un altro degli indagati è indagato per non aver voluto fornire i nome di
"alcuni personaggi fiorentini che lui, con il suo barchino, portava a caccia sulle acque del lago."
Una parte degli indagati (Spezi, Zaccaria, Ruocco) deve rispondere del depistaggio che sarebbe stato fatto a Firenze per indirizzare le indagini a favore della "pista sarda" e per screditare l'attività investigativa della procura di Perugia e del Gides di Firenze, diretto dal poliziotto Michele Giuttari

Elio Clero Bertoldi
dal Corriere dell'Umbria Sabato 13 Dicembre 2008

sabato 15 novembre 2008

La truffa dei "tarocchi"

Il pm e' durato più di un'ora a testa l'interrogatorio dei due arrestati per la truffa dei "tarocchi". Marco Melis di 23 anni (difeso dall'avvocato Gianni Dionigi) e Marcia Pontes di 45 anni (assistita dagli avvocati Daniela Paccoi e Guido Maria Rondoni) pare abbiano risposto a tutte le domande loro poste dal gip Nicla Flavia Restivo (il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini che aveva chiesto le misure cautelari, non era presente).
Al termine degli interrogatori i difensori hanno presentato istanza di remissione in libertà e, in subordine, di arresti domiciliari.
Il giudice si è riservato. I due arrestati debbono rispondere di associazione per delinquere (per essersi associati fra loro e con altri soggetti allo stato non identificati) al fine di commettere delitti di truffa.
Le condotte censurate dalla procura sono l'aver indotto in errore i clienti del centro servizi Star Service, o comunque utenti telefonici, mediante raggiri che sarebbero consistiti nell'affermare che, per poter abbattere i costi delle telefonate già effettuate ai numeri del centro servizi in questione o comunque riferibili a bollette Telecom o di altro operatore, avrebbero dovuto chiamare reiteratamente altro numero che veniva loro indicato ed avente prefisso 899; nell'affermare che, mediante reiterare chiamate ai numeri del centro servizi pronunciando parole quali "chiave" o altre analoghe si sarebbero risolte le problematiche da cui l'interlocutore chiamante era afflitto.
Il tutto in modo da far sì che Melis e Pontes (il primo con il ruolo di promotore, costituente e organizzatore), mediante la composizione di tali numeri determinassero l'insorgere di elevatissimi debiti verso le compagnie telefoniche e facessero lievitare la percentuale di spettanze al centro servizi, sul valore di 12,50 euro a ogni singola telefonata.
La procura indica anche le due vittime della truffa, una delle quali E.v. aveva un debito di qualcosa come 8.056,87 euro e R.r. un debito di poco inferiore. In pratica le due donne - le telefonate risalgono al settembre del 2006 - erano state contattate dal Centro.
L'interlocutore del centro servizi le avrebbe avvertite, quasi con una voce amica, di un debito nei confronti dei gestori telefonici:
"Guardi che lei ha accumulato un debito rilevante.
Se lo vuole abbattere è sufficiente che chiami uno dei nostri numeri e pronunci la parola "chiave". Così risolverà i suoi problemi."
In realtà in questa maniera l'utente i debiti li aggravava. Sia per il costo della singola telefonata, sia perché con vari escamotages il collegamento veniva prolungato al massimo.
L'indagine, sulla scorta delle denunce presentate dalle due donne, è stata portata avanti dagli uomini della Polpost, guidati dal funzionario Filippo Bartolozzi.
Ovviamente ci si trova all'inizio dell'attività. Gli inquirenti ritengono che il giro sia molto più vasto. I due arrestati sono un giovane di poco più di venti anni, ma pare particolarmente svelto, intelligente e incappato in altre inchieste e una signora di origine brasiliana, sposata e madre di due figli
Elio Clero Bertoldi
dal Corriere dell'Umbria Sabato 15 Novembre 2008

venerdì 14 novembre 2008

Maxi truffa dei cartomanti

Spacciavano l'899 come numero gratuito, dicevano che era una tariffa "flat", invece si intascavano 15 euro a chiamata.
E, indossata la veste da maghi e astrologhi via cornetta, inducevano gli sventurati clienti a comporre il numero più e più volte nel giro di pochi minuti, fingendo anche casuali cadute di linea.
Alla fine del mese, arrivavano maxibollette che vanno dai 5 ai 15mila euro. Nelle improvvide telefonate allettavano gli utenti anche con alcune parole "magiche" da pronunciare per risolvere tutti i problemi esistenziali.
Il termine "fine" ad esempio serviva a far cessare un tradimento, "sblocco" contribuiva a superare momenti complicati e "sigillo" a non far cessare una storia d'amore.
É stato proprio un agente della polizia postale, che si è finto un utente con problemi di soldi, a telefonare e a chiedere un consulto di cartomanzia.
Così ha scoperto i trucchi rituali e il raggiro che stava dietro all'attività. L'altro ieri il blitz. É stato arrestato il proprietario del call center di Bastia Umbra, che imbastiva la truffa telefonica - un giovane di 23 anni - così come una delle operatrici più attive, una brasiliana di 43 anni.
Sono "ricercati" gli altri dipendenti-telefonisti, per il quali pesa lo stesso capo d'accusa, associazione per delinquere finalizzata alla truffa.
Non è escluso che siano umbri, e precisamente bastioli. È stato il 'gruppo Vas' (Value Added Service) della Postale di Perugia ad individuare l'organizzazione per delinquere.
L'attività del gruppo, con la quale sono stati raggirati moltissimi cittadini consisteva in due tipi di truffe.
Nel primo caso, quello succitato, i truffatori contattavano utenti dal call center e li convincevano a ricorrere a maghi ed astrologi per porre rimedio ai propri disagi: per effettuare "riti magici" dicevano loro di comporre ripetutamente numerazioni 899 a tariffazione zero, con la certezza di non pagare alcunché, quando in realtà la tariffa c'era e come.
Nel secondo caso, gli operatori del call center fingendosi operatori di Telecom Italia telefonavano a vari cittadini invitandoli a chiamare codici 899, per azzerare un loro precedente debito contratto proprio per aver chiamato in passato numeri simili.
In questo senso proprio Telecom Italia aveva sporto in passato varie denunce contro il centro servizi.
La polizia delle comunicazioni di Perugia - diretta dal comandante Bartolozzi, a livello centrale - ha operato in sinergia con la Security Operation di Telecom Italia e, tramite una linea telefonica specifica, ha messo in campo un monitoraggio accurato e continuativo sulle numerazioni del centro servizi di Bastia, fino a fare infiltrare un agente Proprio mercoledì, sempre a Bastia Umbra, è stato arrestato dalla squadra mobile di Perugia il latitante Antonio De Franco, 42 anni, originario di Cirò Marina, ricercato nell'ambito di un'indagine della magistratura di Firenze legata all'uso di numeri telefonici a tariffazione maggiorata come gli 899.
É accusato di truffa informatica, ma nulla c'entra con il caso di cui si è occupata la "polpost".
L'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del latitante era stata infatti emessa nel giugno scorso.
Da allora De Franco aveva fatto però perdere le sue tracce. È stato però rintracciato dalla polizia che stava già svolgendo accertamenti su di lui in relazione a un presunto giro di usura.
Alessandro Antonini
dal Corriere dell'Umbria Venerdì 14 Novembre 2008

giovedì 13 novembre 2008

Vinta la causa contro la Germania per i risarcimenti alle vittime delle stragi naziste

Una recente sentenza della Corte di Cassazione stabilisce che la Germania dovrà pagare 800 mila euro di risarcimento per i familiari di due vittime della strage nazista di Civitella, un paesino in provincia di Arezzo, dove i tedeschi uccisero 203 persone il 29 giugno 1944.
É evidente che si tratta di una decisione storica, perché è la prima volta che una sentenza definitiva impone alla Germania di pagare un risarcimento.
Abbiamo approfondito la questione con l'avvocato Roberto Alboni di Arezzo al quale abbiamo chiesto anche se la decisione della Suprema Corte può avere effetti giuridici anche nel caso dei Quaranta Martiri di Gubbio e di molti altri casi che si sono verificati in Umbria tra il 1943 e il 1944..
Avvocato, come intende agire giunti a questo punto?
"Abbiamo un credito da riscuotere, faremo dei pignoramenti, come è normale che avvenga in questi casi."
D'accordo, ma di fronte non avete un debitore privato, ma uno Stato, per di più estero.
"Non ha importanza, la prassi è questa e non intendiamo fermarci. Si tratta sempre di un debitore che sfugge al creditore. Ma al di là di questo, la cosa che a tutto noi è dispiaciuta è soprattutto la mancanza di rispetto verso lo stato italiano e i suoi giudici.
La Germania deve assumersi la responsabilità morale nei confronti di chi ha subito crimini atroci come quello di Civitella."
Su quali beni intendete rivalervi?
"Li abbiamo individuati, la Germania ha diverse proprietà in Europa, ma al momento non posso rivalervi quali."
Lo Stato tedesco si appella, però, al trattato firmato nel 1961 tra Italia e Germania sulla base del quale la questione delle riparazioni era stata risolta con un indennizzo di 40 milioni di marchi.
"Si tratta di un accordo così come quello del 1947 che nulla hanno a che vedere con il nostro caso."
E per quale motivo?
"Perchè regolano posizioni diverse. Il trattato del 1947 si occupa delle cause pendenti fino a quella data e non è stato firmato nemmeno dalla Germania."
E da chi allora?
"Dalle Forze alleate. Quanto all'accordo del 1961 regola altre questioni (ad esempio il caso degli ebrei), parla dei crimini posti in essere per motivi di razza e religione, ma nulla dice sulle stragi che hanno colpito la gente comune, povere persone, civili inermi.
Ed è qui che la Cassazione è intervenuta."
Quando è iniziato il lungo iter che ha portato a questa storica sentenza?
"Nel 2005 con la causa seguita in primo grado dal Tribunale militare di La Spezia a cui è seguito il secondo grado davanti alla Corte di Appello militare di Roma.
E infine la Cassazione con la prima sezione penale, dove ho trovato giudici veramente eccellenti, perché altrimenti non si arriva a pronunciare sentenze di questo calibro, sentenze che non è sbagliato definire coraggiose."
Già, ma ora la Germania vuole portare la questione di fronte alla Corte internazionale di Giustizia dell'Aia...
"Qui si discutono le controversie tra Stati che lamentano violazioni dei patti internazionali. Ma in attesa che la Cassazione depositi i motivi della sentenza, credo di poter dire che siamo in un campo diverso.
La regola dell'immunità degli Stati e della loro sovranità può essere superata quando siamo di fronte a crimini contro l'umanità.
In ogni caso mi auguro che Italia e Germania trovino un accordo per risolvere queste situazioni."
Anche se l'Italia potrebbe non essere molto interessata. Nel senso che il nostro Stato rischia quanto la Germania, con la possibile apertura di tante controverise di rivalsa da parte di cittadini stranieri...
"e' una ricostruzione plausibile."
Al momento oltre alla causa intentata da lei per due famiglie di Civitella di Arezzo, ci sono altre controversie in Italia dello stesso tenore?
"So che altri avvocati hanno intentato cause per i deportati, i cosidetti schiavi di Hitler.
Sarebbero una cinquantina e sono tutte ancora al primo grado di giudizio."
Ritiene che la sentenza sul massacro di Civitella sia "esportabile" anche ad altri casi italiani. Guardando all'Umbria pensiamo, ad esempio alla strage dei 40 Martiri di Gubbio e a molti altri episodi autentica barbarie compiuti dai nazisti.
"Penso di sì, in tutte le vicende dove ci sono stati crimini di questo calibro, a mio giudizio la sentenza della Cassazione è entensibile.
Il punto di volta è questo, va dimostrata la natura dell'eccidio che deve essere considerato contro l'umanità, perché in questo caso viene meno l'immunità dello Stato.
E, ovvio, la causa può essere portata avanti solo dai parenti delle vittime intentando un processo ex novo o costituendosi parte civile, qualora altri abbiano già iniziato la causa.
In Italia si parla di più di 200 stragi naziste, molte come quella di Civitella con violenza perpetrata su bambini, donne e anziani."
Ma lei perché si è imbarcato in questa avventura, iniziando una causa "lunga e dolorosa"?
"Vede, c'era mio nonno tra le 203 persone uccise a Civitella.
Nel 2004 la sentenza delle sezioni unite della Cassazione dà ragione al signor Ferrini, deportato in Germania ai tempi della Seconda guerra mondiale.
Ferrini, originario di Arezzo, dopo aver perso in primo e secondo grado, non si dà per vinto e alla fine la Cassazione ha riconosciuto la bontà dei suoi princìpi.
Da qui è iniziata la mia battaglia. Ho detto a mia mamma e ai miei zii che c'erano gli estremi per portare avanti una causa contro la Germania."
E alla fine ha vinto...
"sì, ma ora attendiamo il risarcimento."
In Umbria sono tantissime le stragi naziste dove i familiari delle vittime, sull'esempio di quanto accaduto ad Arezzo, potrebbero decidere di intraprendere un'azione legale e ottenere il risarcimento.
Oltre ai fatti riportati nel grafico in pagina si ricordano gli episodi di Scheggia dove morirono 7 civili tra il 23 e il 27 marzo 1944, di Pietralunga (12 fucilazioni di gente inerme tra il 7 maggio e giugno del ‘44), di Perugia (8 morti), Orvieto (5 persone barbaramente uccise), Poggiodomo (7), Marsciano e Norcia (3), Borgo Cerreto (4) per i fatti del 29 marzo 1944.
Tutte persone strappate alla loro tranquilla vita familiare e ammazzate senza pietà, a volte infierendo pure sui loro corpi.
Luca Mercadini
dal Corriere dell'Umbria Giovedì 13 Novembre 2008

martedì 11 novembre 2008

Il Tar dell’Umbria accoglie il ricorso di un Architetto

Se in ballo c'è un lavoro stabile, non si va a guardare il capello. E così se si è architetto, pur con una laurea in tasca, non si rifiuta di certo un posto da geometra.
O meglio, non si rinuncia a concorrervi. Eppure per un giovane di Perugia l'essere architetto anziché geometra, l'essere laureato anziché diplomato, ha finito con l'essere un handicap.
Sfatato però dal Tribunale amministrativo regionale di Perugia, presieduto da Pier Giorgio Lignani, che ha accolto il suo ricorso per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia del provvedimento che ha comportato la sua esclusione dal concorso pubblico bandito dal Comune di Perugia.
Il giovane, laureato in architettura ed abilitato al relativo esercizio professionale, aveva presentato domanda di partecipazione al concorso per due posti di istruttore tecnico progettuale manutentivo presso il Comune perugino.
L'interessato però è stato escluso dal concorso (salva l'ammissione con riserva alle prove scritte) con la motivazione che è appunto architetto mentre il bando richiedeva tassativamente il titolo di geometra e la relativa abilitazione professionale.
É seguito il ricorso avanti al Tar, con il quale l'interessato (rappresentato dall'avvocato Mario Rampini) ha evidenziato che il titolo di architetto e la relativa abilitazione sono superiori e assorbenti rispetto a quelli di geometra, e che pertanto la sua esclusione dal concorso era illegittima.
Da parte sua iIl Comune ha eccepito la tardività del ricorso, in quanto l'impugnazione si sarebbe dovuta proporre direttamente contro il bando, dal momento che questo non era "equivoco", nel senso che la volontà dell'ente pubblico era quella di riservare il concorso ai geometri.
E nel merito il Comune ha sostenuto che le due figure professionali (architetto e geometra) non sono interamente equivalenti, e che perciò la scelta di ammettere al concorso solo i geometri aveva una base razionale.
Il Tar ha però osservato che da tempo è consolidato in giurisprudenza il concetto che il titolo di architetto è superiore ed assorbente rispetto a quello di geometra, e ciò è stato affermato anche con specifico riferimento ai concorsi pubblici.
Il Tar ha così ritenuto fondata la posizione del giovane laureato, ma anche che la sua posizione non è stata pregiudicata dal fatto che egli abbia omesso di impugnare direttamente il bando di concorso.
Infatti, la circostanza che il bando richiedesse unicamente il titolo di geometra senza far cenno ad eventuali equipollenze, non escludeva il potere-dovere dell'amministrazione di ammettere comunque il candidato in possesso del titolo superiore.
Non è stata ritenuta fondata la tesi difensiva del Comune, che aveva richiamato la massima giurisprudenziale secondo la quale il principio dell'assorbimento del titolo inferiore da parte di quello superiore non si applica con riferimento all'iscrizione in albi professionali.
E il Tar non ha ritenuta fondata neppure la tesi secondo cui il Comune avrebbe ragione ed interesse di evitare l'assunzione di un architetto in un posto da geometra, perché altrimenti sarebbe esposto ad un'azione per il riconoscimento dell'esercizio di mansioni superiori.
Dunque ricorso accolto e posizione da rivedere per il Comune di Perugia, salvo appello in Consiglio di Stato che tuttavia appare improbabile.
Giovanni Bosi
dal Corriere dell'Umbria Martedì 11 Novembre 2008

giovedì 6 novembre 2008

Sgomberato il deposito della Zeus

É un fiume in piena Marco Baldoni, imprenditore perugino titolare della Zeus Srl, azienda leader nel commercio di gadget, oggettistica e fuochi d'artificio con quattro sedi e oltre quaranta dipendenti.
Da ieri, infatti, le forze dell'ordine stanno eseguendo l'ordinanza di sgombero del deposito di materiale pirotecnico, ubicato in via Nervi a Ellera.
Baldoni, che tra pochi giorni sarà operato al cuore, non ha assistito all'esecuzione del provvedimento, ma ha deciso di battersi per la sua azienda e soprattutto per i suoi dipendenti contro quello che ritiene un paradosso.
Una concessione edilizia concessa e poi revocata a seguito di istanza presentata da terzi, in questo caso un confinante.
"In tempi di difficoltà e ristrettezze economiche - dice Baldoni- la Zeus rappresentava sul territorio una fonte di guadagno per tante famiglie, senza contare l'indotto che crea.
Questo sequestro è frutto di una grande ingiustizia, una arbitrarietà che deve far riflettere tutti.
Non viviamo in uno stato di diritto, ma in un posto in cui è tutto messo in discussione. Soprattutto le concessioni di un Comune non nuovo a tali pratiche."
Baldoni ricapitola la vicenda che, sottolinea, mette in pericolo la sua attività imprenditoriale e con essa il lavoro dei suoi dipendenti.
"Tutto è cominciato - racconta - nel 2002, quando ho acquistato quest'area, ora polo commerciale, allora distesa di campi.
Qui è nata la grande struttura di rivendita di oggettistica. É stata la Zeus a evidenziare la vocazione commerciale della zona. Contestualmente, per lavorare a termini di legge, abbiamo chiesto un'area da adibire a deposito di materiale esplosivo.
Dal comune ci è stato detto che tale struttura non era prevista dal piano regolatore, ma dovevamo presentare istanza al sindaco che ci ha concesso la licenza per il posto dove il deposito si trova.
Nel 2006 il nostro confinante, Martini & Rossi, ha depositato ricorso al presidente della Repubblica contro tale concessione.
Tutta l'istanza è stata trasferita al Tar che ha dato al Comune due possibilità: farci abbattere il deposito, costruito con legale permesso, o riconvocare una conferenza dei servizi per stabilire lo spostamento.
Il Comune non ha perseguito nessuna delle sue opzioni: ha deciso di sequestrare tutto ciò che contenuto nel deposito, con l'ordine di abbattimento congelato.
Prima ancora ci avevano detto di trovare un deposito alternativo. Abbiamo sentito cave, altri concorrenti, ma in vista del Natale tutti hanno i magazzini colmi. Però ad un nostro concorrente è stata alzata la soglia di tolleranza e proprio lui ospiterà i 5mila chili di materiale pirotecnico che ci hanno portato via.
Questo provvedimento rappresenta un duro colpo per tutta l'azienda. I dipendenti stessi sono disperati, minacciano azioni clamorose. Come si può calpestare e ledere un diritto acquisito? Su quel deposito ho investito denaro, ci ho pagato le tasse."
E proprio gli addetti alle vendite della Zeus srl annunciano che nei prossimi giorni prenderanno la parola.
Vivono la chiusura del deposito come una profonda ingiustizia e temono per il loro posto di lavoro. Tra essi anche stranieri, che alla Zeus hanno trovato un impiego stabile.
"Sarà difficile - dicono - che l'azienda regga al colpo. Il titolare ha fatto tanti investimenti, ci preparavamo alle vendite di Natale con fiducia. Andremo a protestare sotto il Comune coi nostri figli."
Il sequestro, intanto, prosegue a pieno regime, entro domani sarà portato a termine.
Annalisa Bacelli
dal Corriere dell'Umbria Giovedì 6 Novembre 2008

La protesta contro i T-Red continua

T-red prima, Photo R&v ora: i nomi dei semafori cambiano, ma le multe (salate) restano. Ed è la Federconsumatori, ora, a schierarsi al fianco delle vittime mietute dai temutissimi semafori nei mesi scorsi.
"L'indagine della procura della Repubblica di Milano per l'accertamento delle responsabilità di società produttrici che hanno venduto o affittato ai Comuni le apparecchiature per la regolazione dei semafori - ricorda l'associazione in una nota a firma del suo presidente Alessandro Petruzzi - ha portato all'arresto di amministratori di tali società e chiama in causa ora la responsabilità diretta dei pubblici ufficiali, dei dirigenti e dei comandanti dei Vigili Urbani."
Nel Comune di Perugia e in quello di Torgiano, nel corso del 2007, la Federconsumatori Umbria aveva già riscontrato la possibilità di irregolarità nel funzionamento dei dispositivi semaforici e aveva documentato in più occasioni tale situazione alle stesse amministrazioni comunali, motivando con foto e certificati le centinaia di ricorsi presentati ai giudici di pace e al prefetto di Perugia.
"Qualcosa di ben più grave è successo ora - chiarisce ancora Federconsumatori - poiché le irregolarità sono state riscontrate, anche sul piano penale, dal giudice Robledo, fin dalla messa in gara della fornitura dei dispositivi disponendo l'arresto dei responsabili, con le accuse di "associazione per delinquere con turbativa d'asta e manipolazioni di appalti""
.
"Gli atti incriminati - scrive nella nota Petruzzi - hanno consentito un sistema di appalti truccati e la creazione di un cartello, con la complicità degli amministratori.
Oggi, negli sviluppi dell'azione giudiziaria si pone la necessità di rendere giustizia alle decine di migliaia di automobilisti che in buona fede hanno pagato le multe e che sono stati ancor più penalizzati con la perdita dei punti sulla patente di guida.
I proventi delle circa quarantamila multe - sottolinea ancora Federconsumatori - sono stati incassati e ripartiti tra i soggetti dell'indagine e le amministrazioni comunali che hanno ignorato gli avvertimenti e i dubbi che erano stati avanzati a più riprese."
Ed ecco la richiesta dell'associazione: i comuni di Perugia e di Torgiano restituiscano subito agli automobilisti i soldi raccolti con le multe.
É per questo che Federconsumatori ha preparato ( e spedito già a molti associati) un modulo, presente anche sul sito www.federconsumatoriumbria.it, che consente agli automobilisti di inoltrare al Comune di Perugia la richiesta di rimborso.
La sfida, ora, è ufficialmente aperta.
dal Corriere dell'Umbria Giovedì 6 Novembre 2008

Condannata per sfruttamento della prostituzione la proprietaria dell'Hotel Barone

Condanne a cinque, quattro e tre anni. Colpevoli. Sono colpevoli di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione i vertici del club-hotel "Il Barone", mecca del sesso a pagamento al chiuso di camere d'albergo, con tanto di festini e ballerine dell'Est Europa e del Sud America pronte a concedersi agli avventori.
Naturalmente sotto pagamento. Bacino d'utenza non solo quello perugino - della "Perugia bene" - ma allargato: umbro ed extraregionale.
Accolte quasi in toto le richieste del pubblico ministero Sergio Sottani. A Lorena Assunta Fino, ritenuta la "testa" dell'organizzazione nonché reputata responsabile delle accuse mosse, la maggiore pena: un lustro di galera.
La richiesta di Sottani ai attestava a 6,5 anni. Quattro anni per i due figli e tre per uno dei dipendenti (che si avvarrà dell'indulto). Si conclude il primo grado di giudizio per uno dei giri di prostituzione "intramoenia" della città, con oltre 20mila soci (tra cui le prostitute e avventori provenienti da fuori regione, ndr) e una selezione della "merce" attraverso un sistema informativo in rete collegato direttamente nei paesi e nelle "agenzie" di mezzo mondo.
La fine del processo, con l'accoglimento della tesi della pubblica accusa. I sei imputati erano difesi da un collegio di penalisti formato da Nino Marazzita, Luca Gentili, Paolo Rossi, Simone Budelli.
L'operazione era partita da una segnalazione del comando provinciale di Modena che aveva trovato un giro di prostituzione che portava in varie città d'Italia tra le quali Perugia (l'albergo di via Tuderte e un trans domiciliato a Ponte San Giovanni).
Da lì era partita una indagine, con tanto di intercettazioni telefoniche, che aveva portato a scoprire lo sfruttamento della prostituzione nel "Barone".[...]
Alessandro Antonini
dal Corriere dell'Umbria Giovedì 6 Novembre 2008

600mila gratta e vinci fasulli sequestrati dalla guardia di finanza

Gratta gratta. E non vinci niente. O meglio: nessun premio in denaro, al massimo prodotti dal valore (presunto) di 40 euro per ottenere i quali occorre arrivare in fondo ad una trafila lunga sei mesi, con tanto di richieste in carta bollata.
Una vera e propria truffa. Concorsi a premi illegittimi, ossia non più autorizzati o destinatari di provvedimenti di cessazione da parte dell'azienda autonoma dei monopoli.
Eppure venivano spacciati per i gratta e vinci milionari dove mette i soldi direttamente - e veramente - lo Stato.
Sono 600mila i tagliandi che la guardia di finanza ha sequestrato in tutta la provincia di Perugia, per un valore di 700mila euro.
I controlli sono scattati per verificare la corretta applicazione della normativa nazionale che disciplina questi concorsi a premio.
Le operazioni, partite sulla base di una serie di sopralluoghi presso bar e tabaccherie di Norcia, Cascia, Foligno e Città di Castello, avevano inizialmente portato al sequestro di 75mila esemplari.
A seguito di ciò la compagnia di Foligno ha passato al setaccio i distributori della zona, "sigillando" ben 520mila tagliandi irregolari.
Sei persone sono state segnalate autorità giudiziaria per vari reati di tipo penale. Oltre alla frode commerciale e la violazione delle norme in materia (che comportano la reclusione fino a 3 anni) e sanzioni amministrative fino a cinquemila euro.
I grossisti che mettevano in commercio i Gratta e Vinci irregolari si dotavano di veri e propri rappresentanti che "piazzavano" a stock le cartoline nei vari esercizi commerciali.
Spesso appunto i premi che avrebbero dovuto essere venduti con i tagliandi non esistevano nemmeno. E comunque l'importo massimo era talmente esiguo da scoraggiare lo stesso vincitore. I particolari dell'operazione sono stati illustrati ieri mattina in una conferenza stampa al comando provinciale della guardia di finanza.
Presenti il comandante regionale, generale Fabrizio Cuneo, quello provinciale, Fabrizio Martinelli, il comandante della compagnia di Foligno, Antonio Frascaro, e il responsabile della sezione di Perugia dei monopoli di Stato, Donato Lecci.
Il generale Cuneo ha sottolineato questa mattina l'importanza dell'attività che le fiamme gialle svolgono a tutela del consumatore.
"Spesso - ha affermato - tra i più esposti ai rischi di frode."
A ricordare che
"gli unici prodotti sicuri sono quelli distribuiti dai Monopoli di Stato"
è stato il responsabile della sezione di Perugia.
"Per ogni lotteria - ha detto Lecci - c'è un regolamento che viene pubblicato sulla gazzetta ufficiale e sul sito dei monopoli.
I veri gratta e vinci non sono collegati all'acquisto di altri prodotti ma vengono venduti a sé. Ogni biglietto riporta la scritta "gratta e vinci" e nel retro, viene riportato il regolamento, il tipo di premi e le modalità di riscossione."
Lecci ha anche puntato l'accento sui minori incassi che lo Stato sopporta a seguito della commercializzazione di concorsi fuori legge.
Nell'ambito della stessa operazione ne sono stati contati 213 nel perimetro della provincia perugina.
Presenti alla conferenza stampa anche i presidenti delle associazioni dei consumatori, in particolare Sandro Petruzzi della Federconsumatori, Damiano Marinelli della Lega consumatori e Giuliano Mancinelli dell'Acu.
É stata messa in evidenza la sinergia con la gdf proprio in tutela dei consumatori Mancinelli ha tratteggiato una proposta per curare e tutelare dalle "patologie" da gioco le vittime che sempre di più si moltiplicano nel capoluogo e nella regione.
Petruzzi ha messo sottolineato il proliferare di finte finanziarie che prestano denari chiedendo interessi a volte superiori al 120%.
Di un caso in particolare, reso pubblico proprio su queste colonne, stanno lavorando le fiamme gialle.
Dietro e tutte queste truffe e raggiri ai danni dei cittadini si nascondono spesso circuiti criminali "macro", organizzati, che gettano gli ami nel mercato umbro per poi penetrare con traffici e illeciti di altro genere, massivi, tipici delle mafie.
Anche per questo - hanno chiuso i vertici della gdf - sono fenomeni da non sottolavutare, da prevenire e perseguire.
Alessandro Antonini
dal Corriere dell'Umbria Giovedì 6 Novembre 2008

sabato 1 novembre 2008

L'inchiesta sugli appalti verso la seconda fase

Manca poco più di un mese alla scadenza dei termini di custodia cautelare in carcere per Massimo Lupini e Maria Antonietta Barbieri, gli unici due inquisiti dell'inchiesta sugli appalti alla Provincia di Perugia ancora detenuti.
Le indagini coordinate dal pm Manuela Comodi dovrebbero riprendere a ritmo sostenuto nei prossimi giorni, tanto più che proprio in queste settimane il magistrato perugino potrebbe essere più libero dalle incombenze dovute al processo per l'omicidio di Meredith Kercher, nel quale è impegnato assieme al collega Mignini.
Sono stati rimessi in libertà gli imprenditori Paolo Piselli, Dino Bico e Gino Mariotti. In carcere restano appunto Maria Antonietta Barbieri e Massimo Lupini. Nel capo di imputazione, nel quale si ipotizza il reato di associazione per delinquere, si afferma che, in questa associazione, non ci sono promotori e capi, ma che l'organizzazione sarebbe di tipo "orizzontale".
E questo sebbene si citino i nomi e i ruoli della Barbieri, di Patumi, di Maraziti e di Lupini. La Cassazione, come è noto, ha ritenuto valide le intercettazioni "remote" messe in atto dalla polizia giudiziaria.
La prima sezione della corte, presieduta dal giudice Perrua ha respinto i ricorsi della difesa, per la quale le stesse intercettazioni, per avere valore ai fini dell'inchiesta, avrebbero dovuto essere effettuate con apparecchiature in procura e non nella sede della polizia giudiziaria, come invece è avvenuto.
É stato invece accolto il ricorso presentato da Gepi Innamorati sui lavori dell'Anguillara per quanto riguarda uno degli indagati, il dirigente della Provincia Lucio Gervasi, rimesso da tempo ai domiciliari.
Gervasi ha ripreso da settimane servizio alla Provincia di Perugia. Il suo incarico di direttore area ambiente e territorio era stato già ricoperto ed affidato ad un altro funzionario, dopo l'arresto.
Quindi Gervasi avrà un incarico diverso e, probabilmente, in un altro settore dell'amministrazione provinciale
da AGI Sabato 1° Novembre 2008

mercoledì 29 ottobre 2008

Appaltopoli, i dubbi sulle intercettazioni

Sono da considerare valide o meno le intercettazioni "remote" fatte dalla polizia giudiziaria sulla questione appaltopoli, che tra l'altro costituiscono la parte più consistente degli atti dell'inchiesta? La questione è in queste ore al vaglio dei magistrati della prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Perrua, il cui responso potrebbe avere effetti determinanti per l'intera indagine che ha creato un vero terremoto nell'economia e nella politica umbre.
Infatti i legali della difesa avevano impugnato il provvedimento del tribunale del riesame puntando sulla questione della validità delle intercettazioni.
Secondo la difesa infatti le stesse, per avere valore ai fini dell'inchiesta, devono essere effettuate con apparecchiature in Procura e non nella sede della polizia giudiziaria, come sarebbe invece avvenuto.
L'altro punto su cui i legali insistono è che l'indagine era partita da una denuncia anonima. Due elementi insomma che potrebbero dare una svolta ad "appaltopoli". Se infatti la Cassazione dovesse riconoscere la non validità delle intercettazioni, allora chiaramente gli effetti sarebbero eclatanti per gli imputati, specie per quelli ancora in carcere e agli arresti domiciliari.
Cambierebbe l'intero taglio processuale, dato il ruolo determinante avuto dalle intercettazioni nel corso dell'inchiesta.
Un'indagine che ha prodotto uno scossone consistente all'intero tessuto umbro e per la quale ancora due persone si trovano in carcere, mentre ad altri imputati sono stati concessi i domiciliari.
Gli ultimi ad essere tornati a casa sono stati Carlo Carini, Adriano Maraziti, Fabio Patumi, dopo 122 giorni trascorsi in carcere.
Per loro il tribunale del riesame ha accolto infatti, parzialmente, le tesi dei difensori concedendo ai due funzionari di scontare a casa la misura della privazione della libertà.
Sono dunque ancora due gli imputati che si trovano in cella per "Appaltopoli": la funzionaria della Provincia di Perugia Maria Antonietta Barbieri e l' imprenditore Massimo Lupini (indicato come il collettore delle "mazzette").
Già da oggi comunque si dovrebbe venire a conoscenza del giudizio della suprema corte, che darà il responso agli avvocati della difesa.
L'indagine denominata appaltopoli e coordinato dal pubblico ministero Manuela Comodi tra l'altro, non è ancora completata, e gli investigatori della Mobile e dello Sco stanno proseguendo sui filoni del Nodo di Perugia, della rupe di Massa Martana e, per quanto concerne la posizione di Maraziti, su alcuni aspetti che riguardano le concessioni edilizie per la ristrutturazione della sua villa di Lacugnana.
dal Corriere dell'Umbria Mercoledì 29 Ottobre 2008

mercoledì 8 ottobre 2008

Il dopo Appaltopoli a Perugia

L'ingegner Lucio Gervasi, 56 anni, romano ma residente a Collazzone, già direttore Area Ambiente e territorio della Provincia di Perugia, potrà tornare al lavoro.
Lo ha deciso, lunedì mattina, la giunta provinciale di Perugia. L'ingegner Gervasi, però, non potrà tornare al suo incarico di direttore Area ambiente e territorio che, dopo il terremoto scatenato dall'inchiesta "Appalti taroccati", è stato affidato alle cure e alla responsabilità di un altro funzionario.
Gervasi lavorerà in staff in un ufficio in cui non avrà portafoglio (cioé capacità di spesa) e non avrà dipendenti.
Il funzionario era stato arrestato il giorno del blitz della squadra mobile - blitz scattato il 12 giugno e coordinato dal pubblico ministero Manuela Comodi - ed aveva ottenuto, tra i primi, il beneficio degli arresti domiciliari.
Arresti che sono durati fino allo scorso 12 settembre, giorno in cui sono scaduti i termini della custodia preventiva.
Prima di lui era rientrato al lavoro Riccardo Pompili, all'epoca dirigente del Servizio bilancio. Gli altri tre funzionari della Provincia, coinvolti nell'inchiesta, si trovano ancora ristretti in carcere e sono Maria Antonietta Barbieri, fino ad allora responsabile dell'Ufficio contratti e appalti; Adriano Maraziti, che era il direttore Area viabilità e Fabio Patumi, già responsabile del Servizio Affari generali.
Per tutti, compresi i funzionari che sono rientrati al lavoro, le accuse restano in piedi. L'inchiesta, nel frattempo, continua ad andare avanti. La scorsa settimana gli uomini della squadra mobile sono andati in Comune ad acquisire altri atti ed in particolare quelli relativi al cosiddetto Nodo di Perugia e ad alcuni documenti riguardanti la villa che l'ingegner Maraziti ha acquistato e sta ristrutturando nella zona di Lacugnana.
Intanto ieri il gip Claudia Matteini ha accolto l'istanza dei difensori di Tecnostrade (Luciano Ghirga e Valeriano Tascini), revocando la misura stabilita dal tribunale del riesame.
In pratica ha rinominato il commissario (lo stesso scelto a giugno per dare continuità al suo lavoro) per i rapporti tra l'azienda e il settore pubblico, mentre per i lavori nel settore privato la palla torna direttamente al consiglio di amministrazione della società.

dal Corriere dell'Umbria Mercoledì 8 Ottobre 2008

venerdì 3 ottobre 2008

L’Umbria è di una bellezza che toglie il fiato ed io ci sono stato benissimo

L’Umbria è di una bellezza che toglie il fiato ed io ci sono stato benissimo”; “C’inorgoglisce che lei lo abbia scoperto, grazie per le sue belle parole”: è lo scambio di battute intercorso fra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e la presidente della Regione, Maria Rita Lorenzetti, ieri sera a Palazzo Chigi prima dell’incontro dei presidenti di Regione con il Governo sul tema del federalismo.
Secondo quanto si è appreso, al suo arrivo il premier ha salutato i vari presidente di Regione, e quando è arrivato il suo turno, la Lorenzetti lo ha ringraziato “per le belle parole spese per l’Umbria” nel corso della recente permanenza del presidente del consiglio in una beuty farm del Tuderte. “Sono stato benissimo - ha replicato Berlusconi - e l’Umbria è una terra di una bellezza che toglie il fiato”. Quando poi lo stesso premier ha fatto cenno a “come sono ben conservati i piccoli borghi umbri”, la presidente ha colto l’occasione per far notare che “il Governo ha bloccato la recente legge regionale che mira a tutelare proprio i centri storici”.
È subito intervenuto il ministro Raffaele Fitto per precisare che “è stata avviata la procedura di revoca di questa contestazione”.
“Tornerà ancora da noi, presidente?”, ha chiesto la Lorenzetti; “Per la campagna elettorale”, ha risposto il premier; “E allora si aspetti la solita, leale battaglia”, ha ribattuto la presidente umbra. “La presidente Lorenzetti nomini Berlusconi testimonial dell’Umbria - ha invece proposto con ironia Maurizio Ronconi (Udc) - Visto il fallimento delle politiche turistiche adottate sino ad oggi dalla giunta regionale, la stagnazione del flusso turistico della nostra regione e ancor più le inutili ma costose iniziative della Agenzia di promozione turistica, poter far riferimento su un testimonial prestigioso e notissimo come il Presidente del Consiglio, potrebbe rappresentare la svolta definitiva per la nostra Umbria”.
Luciano Rossi, deputato PdL, ha commentato:
“Anche Forza Italia dell’Umbria, di cui sono coordinatore, ed il sottoscritto dicono grazie al presidente del Consiglio prima di tutto per la sua sincera ammirazione per la nostra regione, e poi per la promessa di tornare in campagna elettorale a sostenere la battaglia, per la quale tutto il centrodestra si sta impegnando a fondo, di un cambio alla guida dell’Umbria”
Aldo Tracchegiani, capogruppo della Destra nel consiglio regionale dell’Umbria, si è chiesto: “Il siparietto di ieri sera tra Berlusconi e la presidente della Regione Umbria, Lorenzetti? Evidentemente cominciano le prove per il ’Veltrusconì. Già oggi l’opposizione è sempre più morbida e dopo questo scambio ’affettuosò, l’ordine dal centro sarà il ’volemose benè?”