Gli Umbri che unirono l’Italia

Donne e uomini, popolani e nobili, religiosi e laici. Centocinquanta anni fa combatterono insieme per sottrarre l'Umbria all'egemonia papale e far parte del nascente Regno d'Italia. Simbolo ancora evidente del passato dominio del Papa-Re è la Rocca Paolina che i perugini assalirono il 13 dicembre del 1848. Ma già da tempo il fermento rivoluzionario era forte nelle terre pontificie. Gubbio era un centro di riferimento per la Carboneria in Umbria sin dai primi decenni del secolo.
A Città di Castello, nonostante il forte controllo papalino, venivano smerciati coccarde e nastri tricolori. ostentarli significava il carcere, ma ci fu anche chi, come il perugino Romualdo Ettorri, non si sottomise alla minaccia preferendo la condanna. Nei primi anni trenta dell'ottocento iniziava a farsi largo Francesco Guardabassi, futuro capo dell'opposizione liberale perugina. Fu lui, l'8 maggio del 1833, a mettersi a capo della rivolta contro i gendarmi pontifici che volevano perquisire la farmacia di Bernardino Tei, convinti che fosse un ritrovo di rivoluzionari. Quando i fratelli Bandiera, venuti a conoscenza dei moti rivoluzionari in corso, decisero di sbarcare in Calabria, anche un perugino si unì alla spedizione: Domenico Lupatelli, che morì fucilato a Cosenza il 25 luglio 1844. Allo scoppio della prima guerra d'indipendenza, il fermento umbro era così forte, che solo da Foligno partirono in più di 100.
E anche quando Pio IX decise di non appoggiare più la guerra contro gli austriaci, furono molti i folignati che disobbedirono alla volontà papale e rimasero al fronte. Il più famoso è Luigi Chianciani di Spoleto che tornerà dall'esilio solo dopo l'unificazione dell'Italia. Da lì a pochi anni i moti rivoluzionari portarono alla nascita della Repubblica Romana. Un'esperienza alla quale parteciparono ancora una volta molti umbri. Il 9 febbraio del 1849 un decreto dichiarò il Papa decaduto e la nascita della Repubblica. Atto che portava la firma di due umbri: Giovanni Pennacchi e Ariodante Fabretti. Ma la vita della Repubblica fu breve. Il Papa chiese aiuto ai francesi che, il 24 aprile 1849, sbarcarono a Civitavecchia.
S'inserisce qui la storia di una giovane diciassettenne di Città di Castello, desiderosa di portare il suo contributo alla causa repubblicana. Colomba Antonietti era una bella e giovane popolana che, tagliati i capelli e indossata la divisa, morì tra le braccia del marito in difesa della Repubblica Romana che crollò pochi giorni dopo. Nel 1859, con lo scoppio della seconda guerra d'indipendenza, 350 umbri partirono in aiuto dell'esercito piemontese. Il 14 giugno una delegazione di perugini guidata ancora da Guardabassi dichiarò l'indipendenza della città dallo Stato Pontificio, formando un governo provvisorio. La controffensiva papalina non si fece attendere: il 20 giugno le truppe del Papa invasero la città saccheggiandola e distruggendola. Episodio che fece scalpore in tutto il mondo, tanto da trovare spazio anche tra le pagine del New York Times. Ma la liberazione era vicina. Alla spedizione di Garibaldi partecipò anche l'orvietano Pietro Stagnetti che nell'elenco dei mille compare al numero 956. Con i successi dei garibaldini arrivò anche la libertà umbra. Era il 14 settembre 1860 quando, con i combattimenti di Porta Santa Margherita, i piemontesi liberarono la città. E ancora una volta un perugino fu tra i protagonisti della battaglia: il generale Giovanni Ruggia. Con il plebiscito del 9 novembre, 97.040 umbri contro 380 dichiararono di voler aderire al nuovo Stato. Con il decreto del commissario Napoleone Gioacchino Pepoli, il 15 dicembre la provincia dell'Umbria, formata dai territori delle antiche delegazioni pontificie di Perugia, Spoleto, Rieti e orvieto, divenne una realtà.
Gianluca Ruggirello
Giulia Serenelli
da QuattroColonne
Lunedì 21 Febbraio 2011

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