Il Congresso Nazionale di Bioetica a Perugia sul Tema del Gender
I massimi esperti italiani a confronto per la prima volta sul tema dell'identità di genere: un punto di partenza per un'analisi interdisciplinare ma con delle incontrovertibili verità biologiche. 

La biologia prevale sulle influenze culturali. É il concetto principale emerso dal X Congresso Nazionale della Società italiana per la Bioetica e i Comitati Etici (sibce), organizzato dal Centro regionale di bioetica Fileremo a Perugia gli scorsi 25 e 26 Novembre.
La questione dell'identità di genere è stata affrontata dal punto di vista sociale, medico, bioetico e giuridico alla luce delle più recenti scoperte scientifiche apportate dalla genetica e dalla neurobiologia applicate alla differenza sessuale. A convenire sull'assunto centrale del convegno – al quale hanno presenziato oltre 120 persone provenienti da tutta Italia – sono stati i massimi esperti nazionali sul tema, ciascuno con un apporto sulla propria disciplina specifica. É così che S.R.E. Mons. Ignacio Carrasco De Paula, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha inquadrato la questione dell'identità di genere dal punto di vista filosofico. Il prof. Massimo Gandolfini, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Istituto Ospedaliero di Brescia, Professore in Neurochirurgia, ha approfondito l'aspetto genetico e neurobiologico della differenza sessuale, sottolineando come la differenza sessuale tra maschio e femmina sia stata rinvenuta fin nel dna, quindi determinata già in fase embrionale. Gandolfini ha espresso la differenza fra fisiologia e patologia della diversità sessuale, dimensioni che la teoria del gender (secondo la quale la differenza sessuale non si fonda su una realtà biologica ma è determinata solamente dal tipo di educazione che la persona riceve) tende a mescolare.
Dal punto di vista giuridico sono stati affrontati "l'identità di genere tra natura e diritto, rilievo dei fattori genetici"(dott. Mattia Gentile) e "rilevanza e funzione del sesso dell'individuo nei rapporti giuridici"(avv. Michele Costantino) e in generale è emerso che giuridicamente il tema non è ancora molto esplorato, per quanto si stia tentando di individuare delle basi. In questo la biologia sostiene il diritto, nel senso che le categorie uomo/donna fanno al momento da riferimento. Anche il moderatore della sessione bio-giuridica, il prof. Adriano Bompiani, ha asserito che la teoria del gender porta alla dinamica della decostruzione dell'unitarietà della persona, valorizzando un io-desiderante astratto che vorrebbe autodeterminare il suo sesso in maniera sganciata dalla verità biologica.
Infine il prof. Filippo Boscia, presidente della Sibce, ha concluso il Congresso ricordando che la bioetica si connette alla dignità della persona umana, ne è al servizio e che il congresso ha voluto iniziare in Italia il dibattito interdisciplinare su quell'area grigia che è il concetto di identità di genere, che lascia spazio ad ambiguità concettuali.
Il prof. Boscia ha inoltre sottolineato i rischi della frantumazione dell'essere umano se si mettono in discussione i generi sessuali dati per natura.
"Si arriverebbe ad un relativismo etico, ovvero sono quello voglio essere."
Certamente resta un'influenza del contesto culturale sulla formazione dell'identità e della consapevolezza del genere sessuale, ma è stato enunciato con chiarezza che l'identità sessuale si fissa nel cervello fin dalla fase embrionale.

Lunedì 28 Novembre 2011

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