Ebbene, sfogliando il volume dell’Istat che descrive il nostro paese (Noi Italia, 2012) e consultando la banca dati degli indicatori territoriali, si vede che molti degli indicatori ambientali sono accettabili. Ad esempio, nel 2010 l'Umbria si posiziona a metà strada fra le regioni italiane per chilometri coperti da trasporto pubblico urbano su unità di superficie.

Tuttavia, se guardiamo i dati relativi alla quantità dei servizi di trasporto pubblico (i posti-chilometro), si vede che siamo abbondantemente sotto la media nazionale (2,1 per mille abitanti contro i 4,6 nazionali). E se Perugia risulta 19esima fra i capoluoghi di provincia per numero di passeggeri trasportati ogni mille abitanti (pari a 146,5), più critica la situazione di Terni che si posiziona solamente al 72esimo posto (con 39,9 passeggeri trasportati ogni mille abitanti).

Occorre inoltre prestare attenzione anche alla evoluzione nel tempo dei fenomeni considerati, in molti casi in totale controtendenza con quella nazionale. Dal 2000 al 2010 la disponibilità di verde urbano (il patrimonio di aree verdi o di interesse storico-culturale gestito da enti pubblici) è diminuita, da 194 metri quadrati per abitante a 184,5, mentre su base nazionale si registra un aumento. Sebbene il dato umbro sia ancora sensibilmente più elevato della media del Centro Italia, la perdita di aree verdi nei contesti urbani deve fare riflettere: in un momento in cui in Italia (e nel resto d'Europa) si lavora per migliorare la vivibilità dei centri abitati, nella nostra regione si erode il patrimonio ambientale.

Del resto, negli anni 2005 e 2006 l'Umbria è stata fra le regioni che hanno rilasciato il maggior numero di permessi di costruire. Nel 2005 si è autorizzata la costruzione di 14 abitazioni ogni mille famiglie, con un incremento della superficie abitabile pari a 1,085 metri quadrati per famiglia. Il dato è di gran lunga superiore a quello nazionale dello stesso anno e analogo a quello del 2006. Sebbene negli anni recenti il fenomeno si sia ridimensionato, gli effetti di queste scelte si percepiscono ancora oggi con il degrado di parte delle aree urbane. Un'altra informazione su cui riflettere è relativa ai dati sull'inquinamento atmosferico rilasciati dall' Arpa, che denotano alcune criticità. In linea con questo, la percentuale di famiglie umbre che dichiarano problemi in relazione alla qualità dell'aria, pur essendo più bassa della media del Centro Italia, è salita da 19,1 del 2010 a 22,0 del 2011, di nuovo in controtendenza con il dato italiano. Insomma: ben vengano gli elogi e le iniziative, ma c'è ancora molto da fare.

Elena Stanghellini (professore ordinario di Statistica)
Corriere dell'Umbria Venerdì 2 Novembre 2012

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