La signora Dina è completamente zuppa di sudore. Accaldatissima, visibilmente stanca. Ma la voglia di sfogarsi non le manca. Perchè, malgrado la sua età non più giovanissima, ha proprio voglia di raccontare l’ennesima faticata per arrivare in farmacia.
Il problema di Dina Zuccaccia è lo stesso segnalato da più di cento residenti di Ferro di Cavallo: la soppressione di una serie di autobus e, soprattutto, di alcune fermate, a seguito dell’introduzione del nuovo piano della mobilità. “Una trovata davvero geniale - spiega la grintosissima signora - grazie alla quale adesso, per raggiungere la fermata del bus, devo farmi a piedi quasi un chilometro al giorno.
Per arrivare dal mio medico prima prendevo il 10, ora devo cambiare tre mezzi. L’altro giorno, a causa di un urgenza, ho dovuto addirittura prendere il taxi. Bel servizio per noi cittadini!”.
Il disagio, espresso dai residenti anche in una lettera inviata agli amministratori comunali e ai vertici dell’Apm, è in effetti palpabile: in via Firenze non ci sono più fermate e la strada da fare per raggiungere gli autobus è davvero tanta. Specie per chi è anziano, per i bambini, per chi ha difficoltà a spostarsi.
Liliana Binella è titolare di un supermercato della zona e racconta di “un susseguirsi di lamentele e malumori dei clienti. Con questo caldo le signore arrivano stremate e arrabbiate. Che poi, mi sa dire il vero motivo di questa soppressione? Il minimetrò, dicono. Un’opera bellissima e forse anche utile a qualcuno, per carità, ma a noi proprio non serve. Quello che ci serviva, semplicemente, era la linea 10 del bus e una fermata accessibile”. Ferro di Cavallo è un quartiere non semplice: girando tra le vie della zona le situazioni critiche che emergono sono parecchie. Come quelle legate alla microcriminalità, come sottolinea una signora al bar “quei piccoli furti che animano le notti di chi vive nel quartiere.
Per non parlare della prostituzione, una realtà che è sotto gli occhi di tutti e che di certo non contribuisce a migliorare l’immagine della zona”.
La barista della caffetteria di via Firenze, Verusca Mattioli, parla di “disagi con i quali conviviamo tutti i giorni. Negli ultimi tempi a farla da padrone nelle conversazioni, comunque, è proprio la storia del nuovo Pum: sono tantissime le persone che stanno vivendo un disagio, troppi i clienti scontenti”. Anche Stefano Ragni, parrucchiere, incontra ogni giorno decine di signore. “Tutte arrabbiatissime, tutte sul piede di guerra. Per la questione della sicurezza a Ferro di Cavallo, certo, ma anche per i loro quotidiani problemi di spostamento. Ho saputo di questa lettera di protesta che è stata fatta nei giorni scorsi - aggiunge - speriamo possa servire”.
La pensilina della vecchia fermata del 10, in via Firenze, è ancora lì. Un pò arrugginita, senza più gli orari, sbirciata dagli occhi nostalgici di Ida Strettomagro, la cui edicola si trova proprio accanto alla fermata. “Con l’entrata in vigore del Pum non ho venduto più nemmeno un biglietto.
Ma in compenso accumulo le proteste di abitanti e commercianti della zona: non è ammissibile fare tutta questa strada per prendere i mezzi. La nuova mobilità doveva incentivare il trasporto pubblico, ma a me pare che aiuti solo chi vende auto: ormai, qui, l’unico mezzo utile per girare è rimasta la macchina”.
Federica Grandis dal Corriere dell'Umbria

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