"La scuola fra festa e silenzio", questo il tema del convegno indetto dal Centro internazionale Montessori di Perugia e da altre associazioni che si richiamano all'insegnamento della grande educatrice del secolo scorso.
E nella chiave della pedagogia "aperta" è stato intercettato il filo che lega le due concezioni educative di Aldo Capitini e di Maria Montessori.
A testimoniarlo, gli interventi di Nicola Rossi, direttore dell'Ufficio scolastico regionale, che ha ricordato come ammontino a ben 1278 gli alunni inseriti nel progetto didattico Montessori, a Perugia, Gubbio e Terni.
Pietro De Santis, vicepresidente dell'Opera Nazionale Montessori, ha vantato Perugia come "culla montessoriana" e ha presentato documenti inediti nei rapporti tra Capitini e Maria Montessori.
Con una lettera risalente al maggio del 1960, il padre delle nonviolenza ringraziava Maria Jervolino per aver inviato materiali e formatori a Cagliari, in occasione di un corso dedicato al metodo montessoriano.
Luciano Mazzetti, presidente del Centro internazionale, ha ricordato la concessione della cittadinanza onoraria da parte del comune di Perugia (1950), e ha letto passi di una lettera di Gandhi a Maria.
Ha quindi svolto un appassionato intervento intorno all'educazione alla pace e alla necessità di fare i conti con le emozioni e i sentimenti dei bambini.
Perché il bambino è "costruttore" del se stesso "uomo di domani". Mario Martini, presidente del comitato scientifico della Fondazione centro studi "Aldo Capitini", ha parlato della sterminata bibliografia (oltre 800 titoli in 40 anni) e dei primi due volumi editi dell'epistolario con Walter Binni e Danilo Dolci.
Il docente di filosofia morale ha poi letto una poesia di Dolci che dipingeva Capitini come "miope, ma profeta".
Lo studioso ha infine ricordato come, in "Educazione aperta", il filosofo perugino parli specificamente del metodo Montessori.
È poi intervenuto il pedagogista Massimo Pomi, autore, tra l'altro, del pregevole volume
"Al servizio dell'impossibile.
Un profilo pedagogico di Aldo Capitini"
, edito da La Nuova Italia. Il dirigente poggibonsese ha ricordato come Capitini avesse un senso profetico del tempo che prelude ad una realtà liberata dai limiti imposti dalla sua insufficienza.
Educazione, dunque, come
"movimento coesteso dell'esistenza."
Educare nel cercare il punto di rottura e d'avvio, il "varco all'altrimenti". Essere, dunque, "per l'altro" come base per ogni radicale relazione pedagogica. Aldo e Maria: due destini, due geni della pedagogia.
"Dopo la nuova educazione - ha scritto Montessori - saranno impossibili rivoluzioni violente."
"Il silenzio ha un valore superiore a quello di educare a toni discreti"
, dice Capitini. Dunque un silenzio significativo e penetrante. Una festa che significa intercettare nuove forme dello stare al mondo con gli altri, del comunicare e condividere idee e prospettive di senso.
Rilanciando il metodo del dialogo.
Sandro Allegrini
dal Corriere dell'Umbria Venerdì 31 Ottobre 2008

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