É una sorta di "madre di tutte le indagini", per dirla con una frase mutuata e resa celebre da Saddam Hussein.
Cinque pagine dattiloscritte che una "gola profonda", che si firma "Vecchi Cosimo", inviò alla procura della repubblica.
Nulla rispetto ale 7.500 pagine di atti che costituiscono, oggi, il lavoro certosino degli inquirenti.
Tuttavia il "motore primo" della macchina investigativa, la stella polare del lavoro degli inquirenti.
Quell'anonimo, in qualche modo, è stato lo spunto e il canovaccio sul quale si è mossa l'inchiesta diventata nota come "Appaltopoli" e che ha visto coinvolte 54 persone (di cui 34 finite per periodi più o meno lungi in carcere o agli arresti domiciliari).
Qualche settimana fa il pm Manuela Comodi ha inviato il 415bis, cioè la comunicazione della conclusione delle indagini.
Ma il nome della "gola profonda" non è emerso. Resta avvolto nel buio e nel mistero. A leggere quelle cinque pagine - che pubblichiamo in esclusiva - si intuisce che dietro lo scritto c'è una persona che conosce bene, e approfonditamente, i meccanismi della vicenda.
L'impressione è che si tratti di un imprenditore che, avendo partecipato in precedenza alla spartizione dei pani e dei pesci, finito fuori gioco, per qualche circostanza, abbia voluto prendersi una terribile (per i suoi ex sodali) rivincita.
L'aspetto particolare è che nel mirino della "gola profonda" sembra esserci sempre la Regione dell'Umbria, mentre le indagini della procura e della squadra mobile e dello Sco, hanno messo in luce un sistema che ha riguardato soprattutto la Provincia di Perugia.
Perché? Forse perché, una volta messi sotto intercettazione telefonica alcuni personaggi, le risultanze dei colloqui tra il funzionario X e l'imprenditore y, risultavano così forti e pregnanti che hanno fatto prendere un certo tipo di strada agli investigatori (comunque sono in piedi altri filoni di indagine, non ancora conclusi).Non è escluso che la situazione, rispetto al quadro fornito dalla "gola profonda", sia cambiata da quando la Regione ha assegnato una cifra cospicua (50 milioni di euro) alla Provincia di Perugia per la gestione delle strade di competenza dell'ente.
É comunque lo stesso "Vecchi Cosimo" (che così si firma, prima il cognome, poi il nome: è un soggetto che ha svolto il servizio militare dove è d'obbligo seguire questo modo di presentarsi?) a parlare di "cupola" nella gestione degli appalti.
Il gruppo sarebbe formato dal gotha dell'imprenditoria perugina e si avvarrebbe di contatti e di amicizie non solo nel mondo delle amministrazioni e in quello politico, ma anche in altre istituzioni che, in qualche modo, sarebbero prone o comunque solerti ad effettuare quanto richiesto dagli "amici".
Dall'inchiesta del pm Comodi non è venuto alla luce tutto quello che Vecchi Cosimo denuncia e spiega, anche con esempi illuminanti.
Alcuni ruoli attribuiti a certi personaggi dall'anonimo, sono stati messi in capo - dall'inchiesta penale - ad altri soggetti (per questo nell'esposto anonimo abbiamo espunto i nomi degli imprenditori chiamati in causa).
Tuttavia non c'è dubbio che, nella sostanza, la "gola profonda" abbia fornito uno spaccato preciso ed esauriente di quello che, poi, le indagini hanno portato a scoprire.
L'anonimo parla per esempio di "ville e villette" che i politici locali possiedono in mezza Umbria e che sarebbero state costruite dalle aziende vincitrici degli appalti (a mo' di tangente, senza circolazione di denaro: ovviamente il reato resta perché la corruzione si consuma sia con i soldi sia con "altre utilità").
Questo coinvolgimento di politici - a quanto risulta allo stato - non è stato accertato, non almeno sotto il profilo descritto dall'anonimo.
Una coda delle indagine riguarderebbe, tuttavia, i lavori fatti a favore di un funzionario di un ente pubblico; episodio comunque tutto da provare.
L'accusa invece sembra convinta di poter dimostrare in giudizio la circolazione del denaro raccolto tra gli imprenditori che vincevano le gare e che, tramite un "portavoce" (o ufficiale pagatore) venivano versati ai funzionari che, per la procura, si sarebbero fatti corrompere.
Al momento pare che nessuno dei coinvolti abbia chiesto di essere sentito dal pm. L'impressione è che, per tutti i coinvolti, si finisca per andare verso la richiesta di rinvio a giudizio.
Per Vecchi Cosimo, chiunque esso sia, si prepara la vendetta che, si sa, è un piatto che si mangia freddo.
Nel caso specifico, considerati i tempi lumaca della giustizia, molto freddo

Elio Clero Bertoldi
Corriere dell'Umbria Domenica 22 Febbraio 2009

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